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San Severino, all’alba torna il tradizionale pellegrinaggio a Santa Sperandia: percorso e raccomandazioni

Si rinnova anche quest'anno uno degli appuntamenti più suggestivi e sentiti dalla devozione popolare settempedana. Domenica 16 agosto la comunità si ritroverà alle prime luci dell'alba per il consueto pellegrinaggio a Santa Sperandia, un cammino tra fede, natura e tradizione. Il percorso e gli orari del cammino Il programma prevede il ritrovo dei fedeli alle ore 5:45 presso la chiesetta di Sant’Apollinare a Monte, con partenza fissata per le ore 6:00. L'itinerario si snoderà lungo le strade comunali attraversando le località di Straccialena e Montacuto, per poi fare tappa alla Roccaccia, alle suggestive Grotte di Santa Sperandia e in località Civitella. Il cammino, scandito da brevi soste, si concluderà alle ore 8:00 alla Croce del Monte Acuto, dove Don Noè e Padre Luciano Genga celebreranno la Santa Messa conclusiva. Consigli utili per i partecipanti e modifiche al traffico Trattandosi di un tragitto che presenta una difficoltà medio-alta, gli organizzatori racc...

Giovedì Santo. Messa crismale nella chiesa abbaziale di Fiastra, l'omelia del vescovo di Macerata Mons. Marconi

Dal Vangelo secondo Luca: «
In quel tempo, Gesù venne a Nazaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere.

Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
 "Lo Spirito del Signore è sopra di me; 
per questo mi ha consacrato con l'unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, 
a proclamare ai prigionieri la liberazione 
e ai ciechi la vista;
 a rimettere in libertà gli oppressi
 e proclamare l'anno di grazia del Signore".
 Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all'inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: "Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato"».

Carissimi,

permettete che mi rivolga soprattutto a voi come confratelli nel diaconato, nel presbiterato e nell'episcopato, accogliendo con gioia tra noi S.E. Mons. Renzo Fratini che dopo tanto viaggiare a servizio del Santo Padre, sta tornando a casa.

Ripeto questo bel titolo: "confratelli".
Infatti ritengo sia giusto riflettere insieme in questo giorno sul fatto che l'ordinazione episcopale non fa uscire da quelle fraternità, espresse liturgicamente nel rito di ordinazione, dall'abbraccio dopo la preghiera consacratoria, che ogni vescovo ha vissuto prima nel diaconato con i confratelli diaconi e poi nel presbiterato con i presbiteri. Le vesti che porto nei solenni pontificali, me lo ricordano con la stola e la dalmatica.

Da tutto questo scaturisce
una visione di Chiesa, che vorrei approfondire un poco con voi, non a caso si dice: "Lex orandi, lex credendi", è la liturgia che insegna la fede.

Non vorrei fare una astratta lezione di teologia
, ma ritengo utile condividere con voi alcune certezze semplici, che debbono definire la nostra identità e di conseguenza il nostro agire.
Il Vescovo, a partire dalla sua ordinazione è chiamato ad entrare nella fraternità apostolica con tutti i vescovi del mondo, sub-Petro e cum-Petro, a partire dai più vicini. Ma sarebbe un errore pensare che la fraternità nella Chiesa possa costruirsi "contro" una fraternità precedente. Agostino ci ammonisce, considerando la fraternità primaria e fontale: quella del Battesimo «Se con voi sono cristiano, per voi sono vescovo» (Serm. CCCXL, 1: PL 38, 1483). Tra "con voi" e "per voi" si articola tutta la nostra identità, fondata dal sacramento dell'Ordine.

Ciò che caratterizza il Battesimo
e con esso il fondamento basilare dell'essere Chiesa è proprio "l'essere con" gli altri. La radicale fraternità tra gli uomini, perché creature di Dio, da Lui amate e per le quali non ha «esitato a donare il suo unico figlio» (Gv 3,16), è quella differenza teologica e di conseguenza morale, che caratterizza il cristianesimo. Non siamo una religione tra le altre, siamo una fede in Cristo, che osa rivolgersi a Dio chiamandolo "Padre", mentre l'orante si guarda intorno, sentendosi parte di una fraternità radicale che lo spinge a dire "nostro".
Per noi la fraternità e di conseguenza il valore della persona, al di sopra di tutte le strutture e le leggi, è il "valore non negoziabile" che non possiamo perdere.

Questa "differenza cristiana" non può essere taciuta per omologarci agli altri; è un dono di cui siamo portatori e non abbiamo diritto di privare il mondo di questa testimonianza. In un mondo che si globalizza omologandosi, sarà sempre scomodo e scomodante essere cristiani, ma questa è la nostra vocazione battesimale.

"L'essere con" tutti gli altri uomini, si specifica in un particolare "essere con" i fratelli nel Battesimo, che fonda la Chiesa. Dice il Concilio: «Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse secondo la verità e lo servisse nella santità» (LG 9).

La Chiesa, come Popolo di Dio in cammino verso il Regno, è la realtà prima e fondante della nostra fede. Ogni struttura, ogni dignità, ogni missione viene dopo e di conseguenza è da capire e da vivere "per" il Popolo di Dio: come servizio, ministero. Questo testo conciliare ci ricorda che questo Popolo di Dio non vive solo "l'essere con" ma anche radicalmente "l'essere per". Infatti prima di tutto la Chiesa è «per il Signore» che deve «riconoscere secondo la verità e servire nella santità». Poi aggiunge il testo conciliare, la Chiesa è «per l'umanità», questo Popolo infatti «costituisce per tutta l'umanità il germe più forte di unità, di speranza e di salvezza» (LG 9).

La Chiesa è per il mondo
un lievito di «unità, speranza e salvezza». Questa missione dentro la massa dell'umanità, caratterizza la vocazione del popolo dei battezzati.
Così fin dal Battesimo si attua in noi la scrittura appena ascoltata: Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato.
Se infatti la consacrazione fonda l'appartenenza al popolo, "l'essere con", la missione, l'invio, fonda "l'essere per", ma ambedue sono attuate in continuità e connessione dall'unico Spirito che consacra ed invia.

Dal primo dono sacramentale dello Spirito,
quello del Battesimo, siamo perciò tutti chiamati ad "essere con" per "essere per": la fraternità è la condizione fondante e basilare di ogni ministero.

Il Sacramento dell'Ordine
radicato nel Battesimo, fin dal Diaconato ci costituisce perciò nella più intensa comunione tra noi in vista del servizio. Non si tratta di un fatto affettivo, emotivo, e di conseguenza elettivo. Non dobbiamo puntare a creare un gruppo di amici consacrati, che magari se la spassano insieme, ma crescere nella convinzione di fede che solo a partire dall'essere con gli altri potremo compiere la nostra missione per la salvezza del mondo. Ne sono così personalmente convinto, da fondarvi la linea pastorale che ho chiaramente ed a volte ostinatamente proposto in questi 5 anni.

Spero avrete misericordia
del vostro vescovo dalla zucca dura che vuole ad ogni costo costruire con voi strutture e situazioni che incoraggiano e quasi impongono questo "essere con" per "essere per". Così vanno lette le Unità Pastorali; così va compresa la costituzione dell'associazione delle "case del clero" con amministrazione unificata di tutte le convivenze tra sacerdoti, vita comune che nella scelta dei nuovi parroci cerco di favorire in ogni modo. Nella stessa linea vanno: sia il ruolo che riconosco al Collegio dei Consultori, che quello della riforma degli Uffici di Curia, dall'Ufficio Tecnico e Sisma, al Tribunale diocesano, alla Caritas, che vorrei sempre più a servizio di tutto il territorio diocesano e dei suoi abitanti.

L'immagine che mi guida e
che vorrei realizzare, non è quella del vertice che dirige e guida secondo i propri schemi, ma del lievito che fermenta e fa crescere le energie buone di tutta la massa.

Tra queste "energie buone"
la celebrazione di oggi, con il conferimento dei ministeri, vuol mettere in evidenza il diaconato permanente. I diaconi, membri effettivi del clero diocesano, a noi associati nel ministero dell'ordine, sono dei fratelli che con le loro famiglie diventano una realtà preziosa, un dono dello Spirito per essere comunità cristiana e comunione di ministri, a servizio di tutto il popolo di Dio.

La loro condizione di vita che li rende più vicini, anche per la stabilità della dimora, al popolo dei battezzati, può essere un aiuto prezioso per un clero, che a motivo delle mutate condizioni di vita, vive una mobilità necessariamente più alta.

Siamo ormai un clero
a forte connotazione missionaria. Ogni anno sperimentiamo nuove ordinazioni, nuove partenze e nuovi rientri, questo comporta la necessità di cambiare incarichi pastorali con una frequenza sconosciuta nel passato. Anche perché in questa diocesi in cui per un periodo ventennale non ci furono ordinazioni ed il clero era formato per metà da poche classi molto numerose, nate tutte nei primi anni dopo la guerra, abbiamo abituato la nostra gente ad un trentennio privo di cambiamenti. Oggi abbiamo davanti un paio di generazioni di fedeli cresciute nella stabilità più assoluta, a cui invece dobbiamo insegnare ad accogliere ed integrare un clero che necessariamente si rinnova con frequenza.

Comprendo le lamentele e le paure
, ma contra factum non valet argumentum. Questa ultima riflessione mi permette di ringraziare i tanti presbiteri di ogni età a cui sto chiedendo la disponibilità al cambiamento e debbo dirlo con orgoglio per il nostro clero, trovando in quasi tutti un bellissimo spirito di disponibilità e obbedienza.

Costruire il cambiamento insieme, in comunione, è certo più faticoso e complesso che imporlo, ma confido che con la vostra disponibilità generosa e il vostro aiuto si possa realizzare presto e bene.

Vi affido tutti di cuore alla Madonna della Misericordia
ed ai nostri Santi Patroni e copiando il Santo Padre a cui rinnovo tutto il mio personale affetto, vi invito: «Non dimenticatevi di pregare per me».

+ Nazzareno, vescovo

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