Si rinnova anche quest'anno uno degli appuntamenti più suggestivi e sentiti dalla devozione popolare settempedana. Domenica 16 agosto la comunità si ritroverà alle prime luci dell'alba per il consueto pellegrinaggio a Santa Sperandia, un cammino tra fede, natura e tradizione. Il percorso e gli orari del cammino Il programma prevede il ritrovo dei fedeli alle ore 5:45 presso la chiesetta di Sant’Apollinare a Monte, con partenza fissata per le ore 6:00. L'itinerario si snoderà lungo le strade comunali attraversando le località di Straccialena e Montacuto, per poi fare tappa alla Roccaccia, alle suggestive Grotte di Santa Sperandia e in località Civitella. Il cammino, scandito da brevi soste, si concluderà alle ore 8:00 alla Croce del Monte Acuto, dove Don Noè e Padre Luciano Genga celebreranno la Santa Messa conclusiva. Consigli utili per i partecipanti e modifiche al traffico Trattandosi di un tragitto che presenta una difficoltà medio-alta, gli organizzatori racc...
Negli ultimi anni sono cresciuti lo scetticismo e la disaffezione nei
confronti dell’Unione Europea. Il voto inglese a favore dell’uscita dall’Unione
Europea è la prova più evidente di questa disaffezione. Le cause sono tante, ma
certamente hanno inciso il malessere sociale provocato dalla profonda crisi
economica dell’ultimo decennio e gli errori commessi dalle classi dirigenti
europee che sono state incapaci di rispondere ai reali bisogni dei cittadini.
Il
malessere sociale è cresciuto anche per effetto dei processi di globalizzazione
che hanno reso più precaria la vita di tanti lavoratori, hanno incrementato le
disuguaglianze, hanno provocato l’impoverimento dei ceti medi e hanno portato
alla marginalizzione di ampie fasce di popolazione giovanile. Di conseguenza
sono cresciuti fenomeni sociali preoccupanti: atti di violenza, atteggiamenti
razzisti e xenofobi, adesione a movimenti fascisti, crescita del rancore
sociale, diffusione di posizioni estremiste.
Le cause non sono solo economiche:
molti sono depressi perché non trovano un lavoro o vivono nella precarietà,
molti altri sono amareggiati perché nonostante il lavoro non riescono a mandare
avanti la famiglia, altri ancora si sentono traditi dalle classi dirigenti e
abbandonati da chi dovrebbe proporre un diverso modello di sviluppo, più
equilibrato, più giusto o semplicemente più umano. In questa situazione sono
cresciuti i movimenti populisti e i sovranisti che incolpano l’Europa e le
politiche europee di quanto sta accadendo.
I populisti promettono risposte
semplici a problemi che sono invece molto complessi (nel caso dell’Italia, ad
esempio, ignorando l’enorme peso del debito pubblico, che continua a crescere).
I sovranisti propongono di risolvere i problemi tornando alle nazioni, cioè con
il ritorno alla sovranità nazionale. In un mondo ormai globalizzato, è assurdo
e rischioso pensare di affrontare i problemi da soli, rinchiudendoci nei nostri
confini e puntando su soluzioni autarchiche.
Di fronte a tutto questo, le
critiche all’Europa sono giuste e legittime, purché la soluzione proposta non
sia quella di smantellare l’Europa, ma sia chiedere all’Europa più tutele
sociali e politiche economiche, migratorie e fiscali più inclusive. Insomma
bisogna tornare al grande Progetto fondato sugli ideali di pace, di giustizia e
di libertà, che ha portato alla nascita dell’Europa.
Qualunque discorso
sull’Europa oggi richiede lo sforzo di allargare lo sguardo: guardare
all’indietro e guardare attorno a noi. Guardare all’indietro: l’Europa nasce
dalle distruzioni e dai milioni di morti della seconda guerra mondiale, per
evitare nuove guerre, nuove distruzioni e nuovi morti; con il sovranismo e con
il nazionalismo non solo non si risolvono i problemi, ma crescono i rischi di nuove
guerre.
Guardare attorno a noi: non esistono altri posti al mondo con le tutele
sociali e sanitarie, la democrazia reale e le politiche fiscali redistributive,
come avviene in Europa. Certo tutto può e deve essere migliorato, ma è assurdo
identificare l’Europa come un luogo di burocrati attenti soltanto ai bilanci
degli Stati e impegnati a regolamentare temi insignificanti.
Non possiamo
dimenticare che: in Europa si è curati anche se non si ha l’assicurazione
privata (richiesta invece negli Stati Uniti); le elezioni si svolgono
regolarmente e si possono vincere anche se non si è miliardari (a differenza
degli Stati Uniti e di tantissimi altri Paesi nel mondo); le politiche fiscali
garantiscono una tassazione progressiva, almeno fino a quando non verranno
introdotte “tasse piatte” (come si vorrebbe fare anche in Italia, sul modello
anglosassone) che sicuramente favoriscono i ricchi.
E’ bene ripeterlo: quanto
detto finora non significa che non siano stati commessi errori e che tutto vada
bene. Anzi. Occorre cambiare strada e lo si può fare soltanto con riforme
radicali che punti a un nuovo modello di sviluppo. Ma, di fronte al pericoloso
nazionalismo di Trump e di Putin e di fronte a nuovi colossi come la Cina, la
soluzione non è certo uscire dall’Europa, diventare nazionalisti e fare da
soli. L’unica soluzione credibile è sicuramente quella di rilanciare il
Progetto Europeo, con le necessarie riforme istituzionali in senso confederale,
ma anche, a giudizio delle Acli, con alcuni obiettivi chiari e precisi.
Questi sono gli obiettivi che, secondo le Acli, sono oggi prioritari:
A) Rafforzare il ruolo del Parlamento europeo e la partecipazione dei
cittadini: finora si è puntato sull’unione economica, monetaria e doganale,
trascurando l’unione politica. Per realizzare l’unione politica, gli Stati
nazionali devono cedere sovranità e investire nella ‘casa comune europea’. È
stato un grave errore non muoversi in questa direzione. Servono riforme
istituzionali in senso confederale per realizzare gli Stati Uniti d’Europa.
B) Promuovere una crescita economica sostenibile, inclusiva e guidata
dall’innovazione: Sul piano economico, oltre a ridurre il peso della
speculazione finanziaria e ad armonizzare le politiche fiscali, occorre puntare
su un grande Piano europeo di sviluppo che porti a una crescita inclusiva e
socialmente sostenibile; una crescita attenta all’innovazione tecnologica e
capace di affrontare le sfide che minacciano la nostra società.
C) Estendere un sistema comune di protezione sanitaria, sociale e previdenziale:
l’Europa è l’area che nel mondo garantisce il migliore Stato sociale:
capillare, gratuito, universale. Nessuna “regione” del mondo investe come
l’Europa in scuola, sanità previdenza e assistenza. Oggi lo Stato sociale viene
rimesso in discussione anche nei Paesi europei più avanzati dal punto di vista
sociale. Lo Stato sociale va salvaguardato, ma vanno anche approvate regole
comuni per realizzare un sistema di protezione sociale e previdenziale comune.
D) Dare seguito agli accordi sul cambiamento climatico e affrontare con
decisione i temi ambientali: l’Unione Europea ha prestato grande attenzione
alle politiche ambientali. La gran parte dell’attuale normativa ambientale
vigente in Italia discende dalle direttive europee.
Oggi, affrontare il tema del
cambiamento climatico non significa soltanto rispettare scrupolosamente gli
accordi di Parigi (e purtroppo l’Italia lo sta facendo solo in parte);
significa anche realizzare una crescita sostenibile sia dal punto di vista
ambientale che dal punto di vista sociale, in modo da salvare il pianeta e
nello stesso tempo garantire la qualità della vita dei cittadini europei.
E) Affrontare la questione migranti con scelte comuni e con politiche
inclusive: in Europa i cittadini extracomunitari sono il 7% della popolazione
complessiva: sono quindi un fenomeno gestibile e sostenibile. Il tema
“migranti” va però governato in modo collegiale, sulla base di regole comuni, e
in modo da garantire accoglienza e integrazione, come meritano tutti gli esseri
umani, facendo leva su scuola, lavoro, casa e famiglia.
Il tema “migranti”
presuppone anche un impegno a porre fine alle situazioni di conflitto che
provocano flussi migratori massicci. E richiede altresì investimenti per lo
sviluppo dei Paesi di partenza. Al tema dei migranti è collegato il cosiddetto ‘inverno’
demografico, che ormai caratterizza tutti i Paesi europei.
Il calo delle
nascite e l’innalzamento dell’età della popolazione europea spingono a
considerare i migranti non come un “problema”, ma come una “risorsa” indispensabile
per garantire il necessario equilibrio demografico al continente europeo. Tutto
questo significa che il tema migranti va affrontato con un approccio
radicalmente diverso da quello oggi dominante. Certo passare dalla logica
dell’emergenza e della paura alla logica della valorizzazione non è facile, ma,
se si vuole restare umani, non vi sono scorciatoie, né servono i muri.
F) Adottare una politica estera condivisa con l’obiettivo di garantire la
pace in un mondo più giusto: l’Unione Europea ha garantito 70 anni di pace, ma
sui temi internazionali è stata incapace di esprimersi con un’unica voce. La
nuova Europa deve puntare a una politica estera realmente comune e a un sistema
di “intelligence” integrato.
Occorre, poi, arrivare anche a un esercito comune
europeo, ma riducendo progressivamente le spese militari. Infine, e
soprattutto, occorre una l’Europa che si affermi nel mondo come il più
autorevole soggetto di pace (ovviamente insieme con l’Organizzazione delle
Nazioni Unite). Proprio per le tragedie che ha vissuto nel recente passato,
l’Europa può contribuire a costruire un futuro basato sul dialogo e sulla
convivenza pacifica, sul rispetto dei diritti umani e sulla giustizia sociale.
Quella dell’Europa è una grande storia. È necessario continuare nella
strada della cooperazione politica che l’Europa rappresenta: una cooperazione
fra Paesi diversi, ma uniti da una cultura comune. Sono Paesi che, dopo un
terribile conflitto mondiale, hanno deciso di unirsi per vivere insieme un
destino di pace e di progresso.
Oggi l’Europa deve mettere al centro il lavoro
come strumento di crescita economica, culturale e relazionale dell’intera
comunità. I Governi europei devono rafforzare l’Europa sociale mettendo in
pratica il ‘pilastro sociale’ elaborato a livello comunitario negli ultimi
anni. L’Unione Europea è l’unico livello di governo sovranazionale che può
governare la globalizzazione, contrastare il peso dominante della finanza
internazionale, delle multinazionali e dei colossi come la Cina, e contribuire alla
costruzione di un nuovo ordine mondiale.
I diritti nazionali si possono
contemperare con i più alti interessi internazionali: dall’esperienza della
cooperazione politica si deve ora passare a una politica estera condivisa e a
forme di difesa comune. Proprio perché sorta sanando con lungimiranza le ferite
della guerra, l’Europa oggi può e deve essere il più importante soggetto
internazionale di pacificazione. La pace nel mondo richiede atti e soggetti di
pace. Con l’Europa un futuro di pace è possibile: senza l’Europa e con Governi
sovranisti (e nazionalisti) si rischia di nuovo la guerra.

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