Si rinnova anche quest'anno uno degli appuntamenti più suggestivi e sentiti dalla devozione popolare settempedana. Domenica 16 agosto la comunità si ritroverà alle prime luci dell'alba per il consueto pellegrinaggio a Santa Sperandia, un cammino tra fede, natura e tradizione. Il percorso e gli orari del cammino Il programma prevede il ritrovo dei fedeli alle ore 5:45 presso la chiesetta di Sant’Apollinare a Monte, con partenza fissata per le ore 6:00. L'itinerario si snoderà lungo le strade comunali attraversando le località di Straccialena e Montacuto, per poi fare tappa alla Roccaccia, alle suggestive Grotte di Santa Sperandia e in località Civitella. Il cammino, scandito da brevi soste, si concluderà alle ore 8:00 alla Croce del Monte Acuto, dove Don Noè e Padre Luciano Genga celebreranno la Santa Messa conclusiva. Consigli utili per i partecipanti e modifiche al traffico Trattandosi di un tragitto che presenta una difficoltà medio-alta, gli organizzatori racc...
Sabato 7 dicembre alle ore 21.15 al
Teatro ‘Vaccaj’ sarà rappresentato lo spettacolo teatrale ‘Francesco e il
Sultano – Ainalsharaa – Il Pozzo dei Poeti’, scritto da Giampiero Pizziol e
diretto da Otello Cenci con Mirna Kassis, Valeria Khadija Collina e Fabio Mina,
il cui ricavato è destinato all’ong Avsi.
Nel 1219, nel pieno della quinta
crociata, Francesco d’Assisi attraversa il Mediterraneo, supera la terra di
nessuno segnata da un conflitto cruento, si presenta come semplice cristiano ed
è accolto come ambasciatore di pace da Malik al Kamil, Sultano d’Egitto e di
Siria, uno dei più influenti e lungimiranti capi dell’Islam.
Al momento dell’imbarco, l’animo di
Francesco è lacerato: da una parte le inquietudini nate dalle domande sul suo
possibile martirio, dando testimonianza al Vangelo con l’annuncio in terra
d’Islam, dall’altra la preoccupazione per i giovani frati Ottone, Bernardo,
Adiuto, Accursio e Pietro che, proprio sull’esempio della predicazione di
Francesco, si erano imbarcati per raggiungere il Marocco attraverso la Spagna.
Al momento della partenza per
raggiungere l’Egitto, Francesco ignora il destino dei cinque giovani. Davanti
al mare, Francesco si affida ad un Dio senza confine. ‘Francesco e il Sultano.
Ainalsharaa – Il pozzo dei Poeti’, è il racconto in parole, musica, canto e
immagini, di un incontro cruciale avvenuto 800 anni fa in Egitto, a Damietta,
una città che si affaccia sul Mar Mediterraneo e sul Delta del fiume Nilo.
Un’opera che offre in forma poetica
alcune riflessioni sul significato della parola dialogo e sull’origine profonda
della pace. Due grandi uomini, figli di popoli in lotta tra loro e fedeli a un
Dio chiamato in maniera differente, trovano le parole per raccontarsi e il
desiderio di ascoltare. Un evento storico che offre l’opportunità a due donne
del nostro tempo, una siriana e l’altra italiana, di incontrarsi, conoscersi e
paragonarsi con i fatti di allora.
Un incontro che oggi, come allora,
apparentemente non cambia le sorti del mondo, ma che costruisce un piccolo,
solido ponte tra due persone offrendo un esempio stimolante per ciascuno gli
uomini e le donne del nostro tempo.
In una intervista ad Aci Stampa il
regista, Otello Cenci, ha spiegato: “Il nostro lavoro parte dalla convinzione
che un dialogo autentico si fonda sulle idee profonde degli interlocutori e
insieme sulla disponibilità all’ascolto, sul desiderio di incontrare l’altro
per conoscere di più se stesso, sulla consapevolezza che la verità è qualcosa
di più grande di noi, che non possiamo illuderci di possedere, di chiudere
nella gabbia dei nostri progetti”.
Ha anche spiegato in
quale modo le arti possono incidere nel dialogo tra le fedi: “L’arte
ha la funzione non solo di trovare un linguaggio universale, che possa parlare
a tutti, ma soprattutto di arrivare a commuovere il cuore. La funzione
dell’arte, quindi, è essenziale per superare, a volte, un dibattito che
coinvolge soltanto intellettualmente coloro che affrontano il tema della pace,
del dialogo o della fede.
Nello
spettacolo ‘Francesco e il Sultano’, sia a livello drammaturgico, sia a livello
registico e, soprattutto, avvalendoci delle musiche di Fabio Mina, abbiamo
cercato una strada artistica capace di parlare a tutti, utilizzando, in certi
casi, sia la lingua italiana sia la lingua araba. L’esito è uno spettacolo che
tocca insieme la ragione e il cuore”.

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