Si rinnova anche quest'anno uno degli appuntamenti più suggestivi e sentiti dalla devozione popolare settempedana. Domenica 16 agosto la comunità si ritroverà alle prime luci dell'alba per il consueto pellegrinaggio a Santa Sperandia, un cammino tra fede, natura e tradizione. Il percorso e gli orari del cammino Il programma prevede il ritrovo dei fedeli alle ore 5:45 presso la chiesetta di Sant’Apollinare a Monte, con partenza fissata per le ore 6:00. L'itinerario si snoderà lungo le strade comunali attraversando le località di Straccialena e Montacuto, per poi fare tappa alla Roccaccia, alle suggestive Grotte di Santa Sperandia e in località Civitella. Il cammino, scandito da brevi soste, si concluderà alle ore 8:00 alla Croce del Monte Acuto, dove Don Noè e Padre Luciano Genga celebreranno la Santa Messa conclusiva. Consigli utili per i partecipanti e modifiche al traffico Trattandosi di un tragitto che presenta una difficoltà medio-alta, gli organizzatori racc...
Analisi
drammatica dell’economia marchigiana presentata dai sindacati Cgil, Cisl ed Uil,
che sottolineano che negli ultimi 10 anni l’economia marchigiana ha perso
competitività perché non ha saputo rinnovarsi:
“Non è una novità che le Marche
siano una regione a vocazione manifatturiera: il valore aggiunto del sistema
manifatturiero sul totale dell’economia regionale nel 2016, ultimo anno
disponibile, si attesta al 23,4%, il dato più elevato in assoluto in Italia,
così come con il 24,9% si conferma il primato degli occupati in tale settore
(contro la media nazionale, che è rispettivamente del 16,4 e del 15,6).
Una
caratteristica che ha determinato alti livelli di benessere, livelli seriamente
erosi da questi ultimi dieci anni di crisi. La nostra industria manifatturiera
ha bisogno di attenzione, risorse e visione strategica, per poter crescere e
competere nel mutato contesto nazionale, europeo e globale”.
Secondo l’analisi delle
organizzazioni sindacali l’economa marchigiana è in fase di stagnazione: “Il
trend economico delle Marche nell’ultimo decennio è infatti preoccupante, fatto
100 il valore del Pil a prezzi correnti del 2007, la diminuzione è più netta
rispetto sia alla media nazionale, che a quelle delle regioni del Centro e del
Nord-Est fino al 2013; il recupero successivo appare invece più lento, tanto
che nel 2017 le Marche sono appena riuscite a tornare ai livelli del 2007,
mentre il Centro è al 104,6%, la media nazionale al 107,2 e quella del Nord-Est
a 111.
Un altro indicatore preoccupante è la spesa per ricerca e sviluppo in
percentuale al PIL, che nel 2017 è dell’1,12% per le Marche contro l’1,38%
della media nazionale, l’1,52 delle regioni del Centro e l’1,57% di quelle del
Nord Est. Dati alla mano, l’impressione è che questa voce sia stata vista
troppo a lungo nella nostra regione solo come un costo aggiuntivo per
l’impresa.
Nell’ultimo biennio, però, il settore privato ha manifestato una
significativa accelerazione, non accompagnata, purtroppo, da un analogo sforzo
da parte pubblica, la cui percentuale di spesa rimane stagnante”.
Dopo questi
dati i sindacati hanno analizzati le cause che li avrebbero determinati, fra
cui le politiche di sviluppo: “Ciò è dovuto anche alla scarsa efficacia delle
politiche di sviluppo messe in pratica dalla Regione, a partire dall’utilizzo
dei fondi europei, sia a livello quantitativo che a livello qualitativo. Manca
una visione strategica, per cui gli stessi impegni di spesa risultano poco
efficaci: il monitoraggio della Ragioneria Generale dello Stato al 31 agosto
2019 dà per le Marche 253,81 milioni di euro di impegnato su 585,38 milioni di
risorse programmate, ovvero poco più del 43%, che ci pone ben ultimi tra le
regioni più sviluppate (peggio di noi soltanto l’Umbria).
Se poi si valuta dal
lato dei pagamenti, la situazione appare ancora più preoccupante, perché siamo
al 15,7% rispetto al programmato e a poco più del 36% sugli impegni di spesa.
Praticamente gli ultimi tra le regioni più sviluppate”.
Inoltre i sindacati
hanno sottolineato lo scarso utilizzo dei fondi europei: “Per fare un raffronto
con le altre regioni d’Italia, si potrebbero togliere dal totale programmato i
248 milioni di risorse aggiuntive per il sisma, che possono essere spese dalla
fine del 2017. Ma anche in questo caso la situazione non cambierebbe in modo
significativo: migliora ovviamente la quota degli impegni, ma rimane
inesorabilmente basso il livello dei pagamenti.
E’ evidente che il vero limite
dell’azione della Regione Marche andrebbe ricercato attraverso un’analisi più
compiuta sull’utilizzo dei fondi europei in una logica di integrazione (FESR,
FSE e PSR) e finalizzando questi ad un progetto di complessivo e condiviso di
orientamento pubblico dello sviluppo, così come noi abbiamo sempre chiesto
dall’inizio della legislatura”.
Infine un appello alla regione Marche per un
confronto sulla programmazione economica: “Riteniamo opportuno che la Regione
nella prossima tornata di programmazione europea 2021-2027 debba
necessariamente aprire un confronto con tutti gli attori sociali per impostare
un comune ragionamento che orienti in maniera più puntuale le aziende,
spingendole ad associarsi per presentare progetti più incisivi per i quali
chiederemo un innalzamento del contributo minimo, sempre nell’ottica di
favorire la più alta aggregazione tra soggetti nel territorio”.

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