Si rinnova anche quest'anno uno degli appuntamenti più suggestivi e sentiti dalla devozione popolare settempedana. Domenica 16 agosto la comunità si ritroverà alle prime luci dell'alba per il consueto pellegrinaggio a Santa Sperandia, un cammino tra fede, natura e tradizione. Il percorso e gli orari del cammino Il programma prevede il ritrovo dei fedeli alle ore 5:45 presso la chiesetta di Sant’Apollinare a Monte, con partenza fissata per le ore 6:00. L'itinerario si snoderà lungo le strade comunali attraversando le località di Straccialena e Montacuto, per poi fare tappa alla Roccaccia, alle suggestive Grotte di Santa Sperandia e in località Civitella. Il cammino, scandito da brevi soste, si concluderà alle ore 8:00 alla Croce del Monte Acuto, dove Don Noè e Padre Luciano Genga celebreranno la Santa Messa conclusiva. Consigli utili per i partecipanti e modifiche al traffico Trattandosi di un tragitto che presenta una difficoltà medio-alta, gli organizzatori racc...
“Rifiuti pericolosi per l’ambiente e per
la salute. Sanificazione solo dove necessario e con metodi scientificamente
provati. Non lasciamo che l’emergenza sanitaria si trasformi anche in emergenza
ambientale. Negli ultimi giorni, si sono moltiplicate le segnalazioni dei
cittadini sull’abbandono di guanti e mascherine usati come protezione da
Covid19 ovunque nelle nostre città, in particolare per strada, sui marciapiedi, nei parcheggi dei supermercati,
vicino alle farmacie o nei pressi dei pochi esercizi commerciali aperti. Nel
bel mezzo di una crisi sanitaria, purtroppo molti cittadini si stanno lasciando
andare a comportamenti incivili e inaccettabili. E tutto questo non è più
tollerabile”.
Così Legambiente Marche commenta
l’allarme sui ‘nuovi rifiuti’ da coronavirus che cominciano ad invadere le
strade delle nostre città: “Innanzitutto il rischio è quello di un danno
ambientale visto che parliamo di dispositivi realizzati in fibre di
polipropilene o poliestere, cioè plastica, oppure in lattice, in nitrile, Pvc e
in altri materiali sintetici.
Questi materiali infatti, ora situati a
bordo delle strade o presso cespugli e aiuole, alla prima pioggia rischiano di
finire nei reticoli idrografici superficiali o tombinati per poi arrivare
direttamente in mare, danneggiando così in modo irreversibile il nostro
ecosistema. Si tratta di dispositivi
potenzialmente contaminati che rappresentano un rischio sanitario per chiunque,
anche inavvertitamente, vi entri a contatto (pensiamo ad esempio agli operatori
ecologici).
Quindi ci appelliamo a tutti i cittadini
affinché adottino comportamenti responsabili e gettino questi rifiuti
nell’indifferenziato, dopo averli accuratamente sigillati in appositi sacchetti
dedicati. Oggi più che mai vanno evitate in ogni modo condotte che, oltre a
determinare situazioni di ampio degrado, rischiano di provocare consistenti
danni ambientali e sanitari”.
In vista della graduale ripresa delle
attività, inoltre, Legambiente si appella ai sindaci chiedendo di non fare usare
ipoclorito di sodio, di limitare la sanificazione degli ambienti esterni solo laddove
strettamente necessario e in aree circoscritte, procedendo con operazioni di
pulizia di utilità scientificamente provata.
Ai forti dubbi sulla reale utilità delle
attività di disinfezione a larga scala negli ambienti esterni, stando anche a
quanto riportato nelle note dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Ispra, si
accompagna la forte preoccupazione per l’uso dell’ipoclorito di sodio, a cui si
sta ricorrendo per interventi impropriamente definiti di sanificazione.
I
rischi di tale utilizzo sono noti e certificati: corrosivo per la pelle e
dannoso per gli occhi e potenzialmente in grado di liberare sostanze pericolose
per la salute e per l’ambiente con conseguente esposizione della popolazione a
gravissimi rischi. Inoltre, la mancanza
di idonei dispositivi di protezione individuale per gli operatori e di avvertenze
per la popolazione si configura come vera e propria violazione di legge”.
Affinché la pulizia dei Comuni avvenga
entro criteri di tutela dell’ambiente e delle persone, l’Associazione si
pronuncia alla luce di quanto pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità, che
con parere del 18 marzo 2020 ha fornito indicazioni generali sulla ‘Disinfezione
degli ambienti esterni e utilizzo di disinfettanti (ipoclorito di sodio) su
superfici stradali e pavimentazione urbana per la prevenzione della
trasmissione dell’infezione da Sars Cov
2’.
Il
documento, “nel confermare l’opportunità di procedere alla ordinaria pulizia
delle strade con saponi e detergenti convenzionali, assicurando tuttavia di
evitare la produzione di polveri e aerosol, valuta la ‘disinfezione’ quale
misura la cui utilità non è accertata, in quanto non esiste allo stato alcuna
evidenza che le superfici calpestabili siano
implicate nella trasmissione del Covid 19”.
L’ISS ritiene altresì “importante sottolineare che esistono
informazioni contrastanti circa l’utilizzo di ipoclorito di sodio e la sua
capacità di distruggere il virus su superfici esterne (strade) e in aria”.
Da qui, le indicazioni tecniche del Consiglio del
Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, che condivide il parere
dell’ISS ‘sul fatto che le superfici esterne - quali strade, piazze, prati –
non devono essere ripetutamente cosparse con disinfettanti’.
E mette in guardia sull’impiego dell’ipoclorito di sodio,
un prodotto la cui scheda di sicurezza è di ben 18 pagine e prescrive le precauzioni
per chi lo utilizza o ne viene a contatto. Le linee guida dell’ISPRA, inviate
dal Ministero della Salute agli assessorati regionali competenti per materia,
riportano che “l’uso di ipoclorito di sodio per la disinfezione delle strade è
associabile a un aumento di sostanze pericolose nell’ambiente con conseguente possibile esposizione
della popolazione e degli animali” e che “in presenza di materiali inorganici presenti sul pavimento
stradale potrebbe dare origine a formazione di sottoprodotti estremamente
pericolosi”.

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