Al termine dell’estate Tolentino rende omaggio a Secondo Casadei: sabato 12 settembre ore 21.30 in piazza Nicola Vaccaj, come già inserito nel cartello delle iniziative promosse dal Comune di Tolentino, concerto ‘Casadei secondo me’ con ‘Simone Zanchini Quartet’, a cura della Associazione Musicale Tolentino Jazz.
Pur definito ‘l’uomo che sconfisse il
boogie’, Secondo Casadei seppe accogliere e rielaborare nel proprio linguaggio
sonorità e ritmi da oltreoceano, creando quel particolarissimo swing ‘autoctono’
che gli decretò il successo nella Romagna del dopoguerra. Così non c’è da
stupirsi se Simone Zanchini, strepitoso fisarmonicista, ripropone in chiave
jazz, e con arrangiamenti originali, alcuni tra i temi più popolari di Casadei
ma… secondo lui!
Casadei debuttò a sedici anni
nell'Orchestra di Aurelio Bazzocchi (contrabbassista) in una serata a Borella
di Cesenatico. Seguirono altre esperienze e collaborazioni, tra cui spicca
quella con Giuseppe Fantini e il figlio Giovanni. Fu proprio Giuseppe Fantini a
presentare Casadei ad Emilio Brighi (figlio di Carlo), che inserì il giovane
Casadei nella propria orchestra come secondo violino (1924)[4]. Nello stesso
anno Casadei formò un gruppo in cui comparve, in anticipo sui tempi, un tipico
strumento jazz: la batteria.
Nel 1930 lasciò la Fonit e passò a La
Voce del Padrone. L'Orchestra Casadei si fece notare per la maggiore
professionalità e lo stile (musicisti sempre impeccabili nella divisa del
gruppo). Oltre a suonare, scrisse numerose polche, valzer e mazurche. Tra le
altre, Non ti scordar, Adriana, Balla balla, Tramonto. Casadei aprì anche il
filone della canzone in dialetto romagnolo: oltre alla già citata Burdèla avèra,
Vandemiadòra, Un bès in bicicleta e tante altre. Il 10 gennaio 1935 si sposò
con Maria, alla quale dedicò tante indimenticabili canzoni, come Maria,
Marietta Mariù, Cara Maria, Dolce Maria, Marion, Marirosa, Mariolina ecc. Negli
anni Trenta compose più di 230 brani. Il principale collaboratore di Casadei
nella stesura dei testi fu Primo Lucchi.
L'invasione americana della penisola
(1944-45) portò un grande cambiamento nei gusti del pubblico, che si fece
sentire sin dai primi anni del dopoguerra. Casadei dovette fronteggiare
l'irresistibile popolarità dello swing e del boogie-woogie spesso prendendosi
fischi ed ingiurie dal pubblico. Sembrava che il liscio avesse i giorni
contati. Fu invece la stagione del boogie che volse al termine: nel giro di
pochi anni, grazie alla sua tenacia ed alla sua incrollabile fiducia nella
musica romagnola (non si chiamava ancora "liscio"), il pubblico tornò
alle consuete abitudini. Le orchestre da ballo ripresero quindi il loro tipico
repertorio.
A partire dal 1960 Secondo fu affiancato
dal nipote Raoul Casadei, con il quale scrisse decine di canzoni di grande
successo. I brani più richiesti dall'Orchestra nei primi anni sessanta erano In
bocca al lupo, Il cacciatore, Non voglio perderti, Nadèl in Rumagna. Io cerco
la morosa, lanciata nell'etere nazionale da Arbore e Boncompagni, conduttori
della trasmissione RadioRai Alto gradimento.
Nel 1967 la formazione prese il nome di
"Orchestra spettacolo Secondo & Raoul Casadei". Alla fine del
decennio Secondo Casadei fu invitato in Rai dal grande Vittorio Salvetti, che
lo fece anche partecipare con la sua orchestra al Festivalbar. Secondo Casadei
morì nel 1971, lasciando la conduzione della sua orchestra nelle mani di Raoul,
che accettò e portò avanti la storia musicale familiare. La figlia Riccarda
ereditò le «Edizioni Casadei Sonora», casa discografica dell'orchestra.
Lo "Strauss di Romagna" è
sepolto nel cimitero di Savignano sul Rubicone, in cui c'è una statua che lo
raffigura, opera dello scultore Tito Neri. Secondo Casadei incise, in quasi 50
anni di carriera, ben 1048 brani per La voce del padrone e per la Columbia. I
suoi brani costituiscono le fondamenta del genere liscio romagnolo.
Simone Zanchini è un fisarmonicista tra
i più interessanti ed innovativi del panorama internazionale. La sua ricerca si
muove tra i confini della musica contemporanea, acustica ed elettronica,
sperimentazione sonora, contaminazioni extracolte, sfociando in un
personalissimo approccio alla materia improvvisativa.

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