Il rispetto
delle regole democratiche richiederebbe che la metà della popolazione mondiale,
quella femminile, avesse una paritaria rappresentanza negli organismi direttivi
e nelle istituzioni, ma anche nella società in generale. Tuttavia, ciò tarda a
verificarsi, anche nel Paese occidentale più avanzato, che spesso viene preso a
riferimento per la capacità di innovazione sociale.
In un mondo
sferzato dalla pandemia questo tema è tutt’altro che secondario; diviene, anzi,
centrale, considerando la stessa gestione dell’emergenza sanitaria e il
funzionamento della democrazia, affinché non si producano ulteriori linee di
frattura e di discriminazione oltre quelle già aperte, che l’emergenza
sanitaria rischia di dilatare.
L’epidemia ha
evidenziato che le donne sono ancora vittime di disuguaglianze che le
svantaggiano. Durante questi mesi di crisi si sono ininterrottamente impegnate
in attività di produzione e riproduzione sociale, pur esposte a molteplici
pericoli. Sono in prima fila nella guerra al virus, perché concentrate nelle
professioni direttamente coinvolte nell’azione di contrasto o nelle attività
essenziali.
La
segregazione professionale ha femminilizzato alcuni settori, tradizionalmente
legati alla cura e ai servizi, che sono però anche i più investiti dalla crisi
sanitaria. In un mercato del lavoro come quello italiano, dove la componente
femminile prevale tra chi ha un contratto precario o a termine, è questa ad
essere più esposta al rischio di perdere l’occupazione.
Come in tutte
le pandemie mondiali a rischio c’è anche l’incolumità delle donne e la loro
salute, a partire da quella sessuale e riproduttiva, perché le risorse
dirottate per contrastare il virus possono comportare maggiori rischi di
mortalità materna e neonatale. Senza contare la crescita delle forme di
violenza sulle donne registrata in pandemia.
Ciò che,
invece, appare evidente è che occorre ‘fare la differenza’, segnando una
discontinuità netta rispetto al passato e aprendo davvero al contributo che la
diversità di genere può apportare. Il divario tra i sessi è lontano dall’essere
superato ma l’apporto femminile può imprimere una svolta, specialmente in tempi
difficili come quelli presenti, se si creano le condizioni per l’espressione
delle potenzialità femminili.
Purtroppo il
2020 ha segnato una battuta d’arresto nel superamento delle disuguaglianze di
genere, se non un’inversione di tendenza, a causa del Covid-19. Bisogna
necessariamente ripartire da qui, se si vuole rilanciare il Paese.
Coordinamento
Donne Acli

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