Dal 21 al 24
ottobre si è svolta a Taranto la 49° Settimana sociale dei Cattolici italiani
dedicata al tema ‘Il pianeta che
speriamo. Ambiente, lavoro, futuro’; in apertura dell’evento il card.
Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha definito decisivo
“l’apporto dei cattolici per affrontare le crisi” e in particolare il
contributo dei giovani che “possono
aiutare il mondo a rimettere la fraternità al centro dell’economia”.
E’ ormai indiscutibile il fallimento del sistema economico-finanziario che ha guidato il mondo negli ultimi quaranta anni; per questo all’assemblea di Taranto è stato affidato l’obiettivo di “dare un contributo per sostenere e orientare la formazione di un nuovo modello di sviluppo capace di ridefinire il rapporto tra economia ed ecosistema, ambiente e lavoro, vita personale e organizzazione sociale”. E’ evidente che sarà possibile tenere insieme tutti questi obiettivi soltanto se si manterrà saldo il proposito di cercare il bene comune.
Oggi, ancora più che nel passato, lavoro, economia e ambiente sono strettamente intrecciati fra loro. Come si legge nell’enciclica ‘Laudato sì’, “non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale”. La transizione ecologica, di cui tanto si parla oggi, deve ‘modificare alcuni presupposti di fondo del nostro modello di sviluppo’ in modo che lo sviluppo sia sostenibile non solo dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista ambientale e sociale. Altrimenti i costi di tale transizione rischiano di essere scaricati sui gruppi più fragili.
Conciliare l’economia con la sostenibilità ambientale è possibile, tuttavia il Documento preparatorio della Settimana sociale ci spinge a prendere coscienza che la sola crescita economica non solo non basta, ma (come sta già succedendo) “può anzi acuire le disuguaglianze e le ingiustizie se non considera la dignità della terra e del lavoro dell’uomo”.
Le Acli ritengono perciò che uno sviluppo davvero sostenibile debba mettere al centro obiettivi come l’inclusione sociale, la lotta alla disuguaglianza e la giustizia sociale. Occorre contrastare la crescita della povertà e bloccare il processo di impoverimento del lavoro che ha caratterizzato lo sviluppo economico degli ultimi decenni. Le enormi ricchezze create dal lavoro dell’uomo non possono essere a vantaggio soltanto di pochissimi, mentre centinaia di milioni di lavoratori hanno salari che non permettono loro di mantenere dignitosamente le proprie famiglie.
Nel loro contributo alla Settimana sociale le Acli invitano a valorizzare l’economia della cura e a praticare stili di vita virtuosi: attraverso comportamenti e scelte personali consapevoli, forme di consumo critico e cura dei rapporti interpersonali non soltanto si salvaguarda l’ambiente, ma si migliora anche la qualità della vita delle nostre comunità. Stili di vita, consumo attento, sobrietà, beni comuni, lavoro, ambiente, salute: sono temi e realtà della cosiddetta ‘economia circolare’ che tutti siamo chiamati a promuovere e per le Acli rappresentano un unico ambito di intervento.
Da Taranto nella Chiesa italiana riparte un impegno fattivo per coniugare ambiente, lavoro, sviluppo, a cominciare dalle “buone pratiche” già esistenti sui territori e con la volontà di camminare insieme; nella consapevolezza che “il cambiamento non avviene solo dall’alto, ma è fondamentale il concorso della nostra conversione negli stili di vita come singoli cittadini e come comunità”.
Ecco allora che dopo Taranto è necessario: 1) scegliere di diventare quanto prima una società libera dalle fonti energetiche fossili; 2) votare ‘col portafoglio’ per premiare le aziende capaci di intrecciare valore economico, dignità del lavoro e sostenibilità ambientale; 3) promuovere e utilizzare prodotti liberi dal caporalato e dal lavoro nero; 4) coinvolgere i giovani e creare alleanze con i soggetti più virtuosi della società civile; 5) rigenerare l’economia avendo tre obiettivi prioritari: investire in salute (per tutti e dappertutto); aumentare i posti di lavoro e il lavoro 'decente'; non lasciare indietro nessuno.
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