Ci sarebbero molte cose da dire sul confronto tra
candidati sindaci del 2 giugno. Il nostro programma ormai è noto, così come le
nostre risposte concrete per Tolentino e quale debba essere il suo futuro:
imprenditorialità e crescita senza lasciare indietro l’umanità e la dignità
delle famiglie tolentinati; innovazione tecnologica e un’amministrazione che
faciliti la libera iniziativa, senza diventare essa stessa una fabbrica di
profitti per altri e mai per i cittadini.
Sono rammaricato di aver alzato la voce, ma quando dal pubblico si pretende di mettere la museruola a un candidato, quando c’è chi ti ride in faccia per aver speso una vita a prenderti cura delle fragilità delle persone, non posso tacere. Ho deciso di mettere un punto fermo perché bisogna bloccare sul nascere qualunque tentativo di ridicolizzare un progetto politico davvero alternativo, che mette insieme tutte le realtà civiche, dai settori produttivi alle associazioni di volontariato, dalle realtà sportive a quelle culturali.
Tolentino come un’unica grande rete di cui andare fieri. Alzare la voce sui contenuti e non per sterile polemica, questo ho fatto. A differenza della vicesindaca Luconi che – dopo i soliti ritornelli triti, ritriti e immaginifici su quanto bene la sua amministrazione abbia fatto a Tolentino – ha speso buona parte del tempo per denigrare le coalizioni concorrenti. Ma del futuro non si parla? Si può concepire una campagna elettorale senza garantire una reale visione futura ma solo vivendo di rendita con presunti risultati che solo lei vede? Non credo sia possibile.
È stato spiacevole constatare, inoltre, che la vicesindaca non si è presa la briga di ascoltare gli altri candidati, dal momento che, finito il mio intervento sul lavoro, in cui si è parlato di imprenditorialità per il nostro territorio, di tavoli del lavoro e di molto altro, ha voluto falsamente sostenere che io mi interessassi solo di sociale, come se aiutare le persone in difficoltà fosse qualcosa di cui vergognarsi. Forse la vicesindaca è stata poco abituata dal suo mentore a interessarsi delle condizioni di chi è stato in difficoltà, piegato da terremoto, malattia, disoccupazione, disagio sociale e così via. Il solito atteggiamento miope di chi vede solo cemento da colare ovunque, e non le persone, quelle vere, che vogliono risposte.
Infine, qualcuno di noi dal pubblico ha applaudito, ha risposto ad alta voce alle offese della vicesindaca, tese a sminuire l’elettorato di centrosinistra, ovvero una parte di quei cittadini che lei avrebbe dovuto comunque rappresentare. Ha liquidato l’impegno con i sindacati, girando le spalle agli operai che lei dovrebbe difendere, e ha dato lezioni di imprenditoria al sottoscritto che per quarantasette anni ha lavorato nel settore privato, a differenza sua.
La stessa differenza che c’è tra avere davanti un pubblico vero e partecipe invece della solita claque di amici che applaude a comando. Purtroppo per lei, tutti si sono resi conto di quanto abbia annaspato rispondendo sempre con argomenti suoi e mai alle domande poste.
E a proposito di domande che non ci hanno mai posto e a cui avremmo voluto rispondere, avrei io una domanda per la vicesindaca Luconi: come giustifica il fatto che dopo dieci anni di crescita demografica, dal 2000 al 2011, durante il decennio Pezzanesi la gente sia fuggita da Tolentino, anche prima del periodo del terremoto?
Se la gente scappa dalla nostra città forse davvero un’alternativa a questo modo di fare politica è necessaria. E la risposta è ovvia: ‘Tolentino Città Aperta’ è l’unica alternativa vera e possibile.
Massimo D'Este - candidato sindaco

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