La firma della
convenzione tra regione Marche e comune di Macerata, con tre anni e mezzo di
anticipo, prima (pietra prevista nel 2025), certamente sa molto di
elettoralistico e di propaganda, Tuttavia segnala la volontà di concentrare
tutti i servizi sanitari e relative strutture nei grandi centri.
Già la
precedente Giunta Ceriscioli (Pd) aveva chiuso tredici ospedali ubicati nell’entroterra della regione e ora torna di moda ‘L’ospedale
provinciale’ come pietra tombale per una sanità pubblica diffusa sul territorio.
Nel mentre si sbandierano mega strutture ospedaliere la giunta di Destra di
Acquaroli ‘taglia’ i medici dalle ambulanze del 118 e non va dimenticato ha
chiuso tre punti nascite accentuando il ricorso alla Sanità privata.
La giusta
necessità di adeguare al massimo gli ospedali di primo livello non deve
significare, come sta avvenendo, la distruzione dei servizi sociosanitari
diffusi sul territorio in particolare per la diagnostica di prevenzione delle
malattie e la cura degli anziani dove servirebbero ospedali con adeguati posti
letto per lungodegenza e con pronto
soccorso almeno H12 come avveniva fino
al 2010. Non è un caso che la svolta aziendalista abbia coinciso proprio con la
‘cacciata’ del Prc e del Pdci da parte di Spacca e Ucchielli (Pd).
C’è anche da
rilevare che tutto ciò apre uno scontro tra territori su ipotesi futuribili
mentre non si riesce ad unificare ospedali quasi attaccati come Pesaro e
Fano non si riesce a completare e in
alcuni casi ad iniziare la ricostruzione post terremoto. Il Pci ritiene che
solo la sanità pubblica può garantire servizi sociosanitari diffusi come
prevedeva la legge 833 del 1978, legge ormai svuotata del tutto. Il covid 19 ha
dimostrato che in realta' la vera emergenza e stata causata dalla chiusura di
strutture pubbliche.
Cesare
Procaccini Segr. Pci Fed.di Macerata

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