La sostituzione di Legnini con Castelli è autoritarismo di una politica che vede del buono solo in se stessa
Se un coro di
sindache e sindaci si era levato, unitamente al comitato di Arquata, che scrive
a Il Foglio, e persino il Vescovo di Norcia, su Il Sole 24 Ore, affinché la
ricostruzione non subisse un ulteriore passaggio di mano, non c’è altra
spiegazione.
Un’incoscienza
in un momento come questo, di vulnerabilità assoluta, nel quale molti cantieri
hanno aperto, ma altri devono ancora terminare l’iter perché i preventivi
richiesti non sono più validi a causa dei costi dei materiali e del lavoro che
lievitano e indisponibilità delle ditte impegnate nel 110.
Le nostre
comunità meritano un sistema di vigilanza serio, tecnico e non soggetto a
giochi di potere, le nostre comunità sono le vite delle persone, non elettorato
da attrarre.
Legnini almeno
aveva lavorato, anche se la situazione venutasi a creare nei primi anni sembra
irrimediabile: le manifestazioni d’interesse coprono solo una percentuale (in
alcuni casi minima) di edifici lesionati per cui i paesi interessati resteranno
comunque feriti e non solo dal lato edilizio, l’abbandono non perdona.
Per questo
adesso da Castelli, che è emanazione di una parte politica che detiene il
governo regionale e nazionale, ci aspettiamo non solo ricostruzione, ma anche
piani integrati di rilancio dell'entroterra.
Se non verranno
predisposti, se falliranno, se le cose andranno male, se non ci saranno
investimenti, la colpa non potrà più essere di capri espiatori (immigrati o
amenità dispensate in questi anni), ma solo e soltanto delle scelte che queste
destre avranno fatto.
Per Sinistra
Italiana Macerata, Serena Cavalletti

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