Il
nuovo contratto collettivo nazionale per badanti e babysitter prevede un
aumento salariale del 9,2%, un adeguamento quasi perfetto al livello di
inflazione. Bene, ottimo diremmo, se questi costi non fossero a carico di
famiglie che stanno vedendo ridotto il loro potenziale di spesa a causa dei
continui rincari di tutti i beni di consumo. Hanno ragione i sindacati: sono le
istituzioni a dover intervenire, noi diciamo adesso con un bonus, poi con una
riforma strutturale.
La cura della persona è un settore che più di altri risente della mancanza di welfare e queste figure professionali si rendono necessarie quando il sistema pubblico è inadeguato: l’assistenza del cittadino e della cittadina non autosufficienti, siano essi infanzia, disabilità o senilità, non possono e non devono essere demandati alla famiglia, la non autosufficienza non è un fatto privato, è una questione sociale e come tale dovrebbe essere affrontata dagli enti locali.
Per una famiglia provvedere in autonomia deve essere una scelta. Questa situazione ora ci pone di fronte a un duplice rischio: un potenziale incremento del nero e del grigio e la rinuncia di molte donne al proprio lavoro. Già la pandemia ci ha mostrato in maniera plastica quanto fragile sia la posizione lavorativa di una donna in relazione alle necessità di accudimento, e troppe hanno già sacrificato il proprio contratto perché meno garantito e remunerato rispetto a quello di compagni e mariti.
Sarebbe anche ora di fare basta, si sta facendo finta di non vedere: le donne non sono ammortizzatori sociali. Gli enti locali, dalla regione al comune più piccolo, devono investire in bilanci di genere per conoscere il dato reale circa la vita delle cittadine e che si interroghino sull’adeguatezza di asili, case di riposo, centri diurni e quant’altro riguarda la presa in carico della non autosufficienza, ma questo in primis per il cittadino o la cittadina che questa condizione la vive e che non è una voce in bilancio da limitare sempre di più, ma un soggetto titolare di diritti.
Per Sinistra Italiana Provincia di Macerata
la coordinatrice Serena Cavalletti

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