Anche nel mese di marzo al multiplex ‘Giometti’ di Tolentino, in collaborazione con Unitre, che si avvale del commento filmico del prof. Alberto Cingolani ed il contributo di Cellulopoli, prosegue la rassegna cinematografica ‘La decima musa’ con il patrocinio del Ministero della Cultura, che giovedì 9 marzo alle ore 21.15 presenta il film del regista spagnolo Alejandro Amenabar, ‘Lettera a Franco’, che narra la storia dello scrittore Miguel Unamuno:
dopo il colpo di
stato spagnolo del luglio 1936, il rettore dell'Università di Salamanca Miguel
de Unamuno appoggia il ritorno all’ordine favorito dai militari e si scontra
con i colleghi e amici Atiliano, pastore evangelista, e Salvador, membro del
Partito socialista. Mentre dal Marocco il generale Franco si appresta a
diventare il leader delle forze nazionaliste impegnate nella guerra civile,
Unamuno viene prima rimosso dalla sua carica dal governo repubblicano e poi
reintrodotto dai golpisti e incaricato dal generale José Millán-Astray di
redigerne il manifesto.
Alejandro Amenábar ricostruisce una fase cruciale della storia spagnola del Novecento dal punto di vista di un anziano pensatore convinto di poter esprimere liberamente il proprio pensiero, ma schiacciato dalla macchina propagandistica.
Il film, che nel 2019 ha segnato il ritorno di Alejandro Amenábar in Spagna 14 anni dopo ‘Mare dentro’, racconta la genesi della guerra civile spagnola con un approccio il più analitico possibile, attraverso la vicenda biografica di un’illustre figura della cultura dell’epoca, per molti il più grande poeta del secolo scorso con l’amico Federico García Lorca (ucciso dai falangisti proprio nei giorni del golpe).
La sceneggiatura scritta con Alejandro Hernández cerca il più possibile la distanza dai fatti, in una prospettiva che se non è propriamente revisionista fa di tutto per replicare la visione dello stesso Miguel de Unamuno, equidistante da entrambe le posizioni in lotta dopo aver sconfessato la parte golpista inizialmente abbracciata.
Colpisce, nel film, il modo in cui è rappresentato il generale Franco, futuro caudillo inizialmente riluttante di fronte all'enormità del potere che avrebbe riunito nelle sue mani: il ritratto è quello di un uomo piccolo piccolo, quasi impaurito e passivo, laddove il futuro responsabile della propaganda monarchica, José Millán-Astray, è dipinto come il vero artefice delle azioni dell'esercito, con alle spalle gli ispiratori nazisti.

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