Anche nel mese di marzo al multiplex ‘Giometti’ di Tolentino, in collaborazione con Unitre, che si avvale del commento filmico del prof. Alberto Cingolani ed il contributo di Cellulopoli, prosegue la rassegna cinematografica ‘La decima musa’ con il patrocinio del Ministero della Cultura, che giovedì 16 marzo alle ore 21.15 presenta il film ‘Memory Box’ dei registi libanesi Joana Hadjithomas e Khalil Joreige, che hanno basato la loro carriera nel mettere insieme i pezzi e i retaggi culturali di un paese attraverso i decenni, utilizzando tecniche sperimentali e documentarie che abbracciano l’intero spettro dell’audiovisivo.
Il soggetto, oltre e focalizzarsi sui traumi della guerra in Libano, utilizza come materiale per la sceneggiatura la corrispondenza della Hasjithomas fra il 1982 e il 1988: Alex, ragazza adolescente, vive a Montréal e si appresta a festeggiare la vigilia di Natale con la madre e la nonna. Prima che la serata abbia inizio, un corriere consegna uno scatolone che proviene da Beirut, in Libano, luogo da cui la famiglia di Maia era emigrata decenni prima. Alex è l’unica a mostrarsi curiosa del contenuto, mentre sia la madre che la nonna sembrano non voler scoperchiare questo particolare vaso di Pandora.
Beirut, luogo che ha fatto dell'instabilità e della contraddizione il suo genius loci, emerge naturalmente tra le pieghe della storia come un'entità quasi spirituale, debitamente omaggiata sul finale di una calda luce solare e di una visione finalmente ritrovata a distanza di decenni. Un elemento ancora più pregnante alla luce dell'esplosione del 2020, a cui è impossibile non pensare durante la sequenza con vista sul porto.
Tra
i ricordi degli anni ‘80, audio e videocassette, vecchie foto sbiadite e
l’attualità del ricordo sempre presente, lo script traccia un doppio binario
temporale partendo dal trauma della guerra come elemento di congiunzione.
Passato e presente, madri e figlie, bellezza e guerra, piacere e dolore. ‘Memory
Box’, con un procedimento a incrocio, così, non solo inneggia il passato ma
mette in guardia sui suoi potenziali pericoli. La rievocazione del dolore,
infatti, è sempre alle porte.

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