Dispiace dover, ormai a cadenza periodica, ricordare
i principi basilari della Costituzione italiana con cui molti e molte si
riempiono la bocca, scordandosi, però, di leggerli (e leggerla). Con questo
spirito, la ‘minore ossessione per il cerimoniale’, di cui scrive Cronache
Maceratesi per raccontare la cerimonia inaugurale del 733° anno accademico
dell’Università di Macerata non ci sembra di averla colta.
Come non ci sembra di cogliere la piena attuazione dell’Art. 7 della Costituzione che parla della laicità dello Stato in quanto la cerimonia si è svolta all’interno di una cattedrale che fa sembrare l’intero evento come una scena del film ‘Dead Poets Society’, in italiano ‘L’attimo fuggente’. In quel film, la grande pomposità del collegio in cui si svolge la trama doveva nascondere la differenza. Così come la pomposità di questo evento nasconde la differenza di uno studente o una studentessa di una fede diversa da quella cattolica, o di uno studente o una studentessa agnostici, o di uno studente o una studentessa atei.
Sorge spontaneo chiedersi perché ci si sia collocati proprio all’interno di una cattedrale dovendo passare per una richiesta di ospitalità alla Curia. Considerando le indisponibilità dell’Università di Macerata, è mai possibile che non si sia potuti rivolgere al Comune di Macerata? E’ questo che dobbiamo aspettarci da Unimc? Una progressiva vicinanza alle istituzioni della Chiesa? O il problema è stato politico-amministrativo? La giunta comunale di Parcaroli non è riuscita a garantire un luogo per ospitare un evento di tale importanza?
Chiudiamo, molto brevemente, con una considerazione rispetto all’intervento della ministra Anna Maria Bernini. Ci teniamo a ribadire quello che la ministra non ha detto. Non ha parlato delle vittime causate dalle pressioni che spesso l’università comporta, delle ferite invisibili, del malessere psicologico che può celarsi dietro un sorriso di uno studente o una studentessa.
L’università deve riscoprire le sue caratteristiche di luogo sociale di aggregazione, di confronto, di dibattito politico, di amicizia e solidarietà; non può ridursi ad una sfrenata competizione individualistica. Non può subire l’effetto totalizzante della società economica del ‘Produci, consuma, crepa’.
Ai ragazzi e alle ragazze di Officina universitaria va il nostro sostegno; ad Azione Universitaria, invece, ricordiamo come il merito sia una favola, finché le condizioni di partenza e le opportunità di tutte e tutti non saranno le stesse. E, poiché i numeri dicono che le disuguaglianze in Italia stanno sempre di più aumentando, parlare di merito rischia di essere una truffa.
Di più: rischia di essere un macigno sulle spalle di chi, per tanti motivi, attraversa un momento di difficoltà ed è schiacciato dagli esempi ‘virtuosi’ di chi si laurea prima del tempo e con il massimo dei voti. La scuola non è una gara. L'università non è una gara. La vita non è una gara.
Serena Cavalletti, coordinatrice provinciale
Sinistra Italiana Macerata
Leonardo Piergentili, coordinamento giovani Sinistra
Italiana Macerata

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