Anche nel mese di giugno al multiplex ‘Giometti’ di Tolentino, in collaborazione con Unitre, che si avvale del commento filmico del prof. Alberto Cingolani ed il contributo di Cellulopoli, con il patrocinio del Ministero della Cultura continua la rassegna ‘La decima musa’, che giovedì 15 giugno, alle ore 21.15, propone il film ‘L’innamorato, l’arabo e la passeggiatrice’ del regista Alain Guiraudie: a Clermont-Ferrand, un attentato nel centro cittadino porta lo scompiglio fra gli abitanti.
Tra questi c’è Médéric, modesto impiegato innamorato di Isadora, prostituta di mezza età sposata con un uomo possessivo. Quando alla porta del suo palazzo si presenta Selim, giovane senzatetto che potrebbe essere coinvolto nell’attentato, Médéric lo accoglie. E’ l’inizio di una girandola di personaggi e situazioni che il pover’uomo faticherà sempre di più a gestire, tra l'amour fou per Isadora, i continui ritorni del marito della donna, le spedizioni punitive di un gruppo di spacciatori che vuole morto Selim, l’assalto delle forze dell’ordine al palazzo e il coinvolgimento dei vicini di casa.
Ascolto, protezione, cura, attenzione: sono questi i sentimenti di cui parla l’ultimo film di Guiraudie, racchiusi nel titolo originale ‘Viens je t’emmène’ (letteralmente ‘vieni, ti ci porto io’), espressione spesso usata per campagne di solidarietà sociale verso persone bisognose. Allo spettro opposto della morale ce ne sono altri: violenza pubblica e privata, rifiuto, negazione, odio.
Eppure, nonostante le convenzioni con cui osserviamo e definiamo la realtà, nel
mondo del regista francese non esiste una morale che stabilisca confini netti
tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, tra ciò che è buono e ciò che è
cattivo. Esistono solo l'attrazione e l'amore (di preferenza omosessuale, ma
non necessariamente), che muovono i personaggi come pedine di una forza capace
di oltrepassare la volontà o le convinzioni.
Giovedì
22 giugno, alle ore 21.15, il regista
Davy Chou presenta ‘Ritorno a Seoul’: Freddie ha 25 anni, da molto piccola è
stata adottata da una coppia francese che l'ha cresciuta amorevolmente, ma per
qualche recondito motivo le sue origini coreane rimangono per lei un nodo
irrisolto. In maniera piuttosto fortuita è costretta a trasferire il suo
viaggio da Tokyo a Seoul, luogo in cui non riuscirà a ignorare il richiamo
delle sue radici e finirà per mettersi alla ricerca della sua famiglia
biologica. Nel giro di anni, fatti di silenzio, freddezza e poi
riavvicinamenti, Freddie prova a ricostruire i pezzi sparsi della sua identità,
cercando di comunicare con un padre alcolizzato che non parla nemmeno la sua
lingua e una madre che non vuole farsi trovare.

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