L’assessore Saltamartini e il presidente Acquaroli
annunciano con i soliti toni trionfalistici l’approvazione in Giunta del Piano
Sociosanitario regionale: “Non ci saranno più liste di attesa, avremo servizi
territoriali efficienti, Pronto Soccorso non intasati, mobilità passiva
azzerata”. Purtroppo, lo diciamo con profonda preoccupazione, non sarà così.
Il piano è assolutamente generico, descrittivo dell’esistente, senza alcun atto di programmazione concreta, senza scelte, priorità, cronoprogramma, obiettivi concreti e misurabili, senza indicazione di punti di forza e di debolezza, senza riferimento al tema delle risorse e della mancanza di personale. Il piano è assolutamente sbilanciato sugli ospedali, si prevedono più ospedali di quanto previsto per legge, ospedali vicini e con uguali servizi.
Sulle Case di Comunità non si indicano ancora dove saranno, e l’atto di programmazione doveva essere presentato al Ministero già a febbraio. Non sappiamo nemmeno dove saranno ubicate le 29 Case della Comunità più complete perché con le risorse del PNRR se ne indicano solo 22 e questi servizi territoriali sono fondamentali per la presa in carico dei bisogni sociali e sanitari dei cittadini e in modo particolare degli anziani non autosufficienti.
Servizi territoriali questi, che con la presenza dei medici di Medicina generale h24 potrebbero liberare i Pronto Soccorso dei codici bianchi e verdi. Nulla di preciso sulla domiciliarità se non l’aumento dei cittadini assistiti, ma nessun obiettivo sulla qualità e quantità dell’assistenza che, se la casa deve essere il luogo privilegiato della cura, non può certo restare di 20 ore/anno.
Niente di concreto sul potenziamento e riqualificazione delle Residenze e dei Centri Diurni, nulla sulla rivisitazione delle Rette nelle RSA e Residenze protette arrivate ad un costo insostenibile per molte famiglie. Sui consultori non si dice nulla di concreto.
Si enfatizza la parte riservata ai minori e al rapporto con il Tribunale dei minori, nulla o poco sull’attività di prevenzione finalizzata alla maternità e paternità responsabile, nulla sull’educazione affettiva e sessuale, nulla quindi sulla prescrizione dei contraccettivi orali e di barriera e della loro eventuale gratuità, nulla di concreto sull’ipotesi della collocazione dei consultori nelle Case della Comunità Hub.
Purtroppo nessuna riflessione sulla pillola abortiva
nei consultori entro le prime nove settimane di gravidanza, nulla sulla
gravissima mancanza di personale e sull’obiezione di quello presente che vanifica
il lavoro di équipe fondamentale in un servizio in cui l’integrazione
dell’offerta sanitaria e sociale è fondamentale e che deve essere messo in rete
con gli altri servizi sanitari e con quelli socio assistenziali degli enti
locali.
Nulla sul Progetto Obiettivo Materno Infantile (POMI) che assegna un ruolo strategico centrale ai Consultori Familiari (CF) nella promozione e tutela della salute della donna e dell’età evolutiva e indica in dettaglio modalità e campi operativi prioritari, con un esauriente corredo di indicatori di processo, di risultato e di esito. Sulla Medicina di genere non si fa alcun riferimento al piano nazionale e ai compiti della Regione.
Il piano approvato nel 2019 comportava che a livello regionale fosse nominato/a un/a Referente regionale in Medicina di genere con compiti di promozione, implementazione e monitoraggio e un Gruppo tecnico per la programmazione delle attività di diffusione della Medicina di Genere con esperienza. Ogni anno deve essere prodotto un documento sulle azioni intraprese e sui suoi esiti.
Non è stato prodotto alcun documento. Recentemente è
stato approvato il piano nazionale di formazione sulla medicina di genere.
La partecipazione a bandi per ottenere il bollino rosa rischia di essere una foglia di fico per un’attività che spesso fa riferimento solo ai servizi dedicati alla maternità. Sulla salute mentale ci preoccupa la previsione dell’integrazione al suo interno dei servizi sulle dipendenze, non vorremmo che un tossicodipendente o un ludopatico sia considerato un malato di mente!
Si continuerà a battersi a livello parlamentare e nei territori perché il Servizio Sanitario sia rafforzato, rimanga pubblico ed universale. Che l’accesso sia garantito a tutti i cittadini qualunque sia il loro reddito e in qualunque area del paese vivano.
Maria Teresa Carloni, Coordinamento di Sinistra
Italiana Macerata

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