Si rinnova anche quest'anno uno degli appuntamenti più suggestivi e sentiti dalla devozione popolare settempedana. Domenica 16 agosto la comunità si ritroverà alle prime luci dell'alba per il consueto pellegrinaggio a Santa Sperandia, un cammino tra fede, natura e tradizione. Il percorso e gli orari del cammino Il programma prevede il ritrovo dei fedeli alle ore 5:45 presso la chiesetta di Sant’Apollinare a Monte, con partenza fissata per le ore 6:00. L'itinerario si snoderà lungo le strade comunali attraversando le località di Straccialena e Montacuto, per poi fare tappa alla Roccaccia, alle suggestive Grotte di Santa Sperandia e in località Civitella. Il cammino, scandito da brevi soste, si concluderà alle ore 8:00 alla Croce del Monte Acuto, dove Don Noè e Padre Luciano Genga celebreranno la Santa Messa conclusiva. Consigli utili per i partecipanti e modifiche al traffico Trattandosi di un tragitto che presenta una difficoltà medio-alta, gli organizzatori racc...
Con il nuovo anno torna anche la grande prosa al Feronia. I Teatri di Sanseverino propongono per domani (martedì 9 gennaio), alle ore 20,45, l’esclusiva regionale con il teatro delle Muse di Ancona, “Ferdinando” con Arturo Cirillo, Sabrina Scuccimarra, Anna Rita Vitolo e Riccardo Ciccarelli.
Agosto 1870: il Regno delle Due Sicilie è caduto e la baronessa borbonica Donna Clotilde, rinchiusa nella sua villa vesuviana, si è “ammalata” di disprezzo per il re sabaudo e per l’Italia piccolo-borghese nata dalla recente unificazione. A fare da infermiera all’ipocondriaca nobildonna è Gesualda, cugina povera e inacidita dal nubilato ma segreta amante di Don Catello, prete di famiglia corrotto e vizioso.
I giorni passano tutti uguali, tra pasticche, decotti, rancori e bugie. A sconvolgere lo stagnante equilibrio domestico è l’arrivo di un giovane dalla bellezza straordinaria che, rimasto orfano, viene mandato a vivere presso Donna Clotilde, di cui risulta essere un lontano nipote. Sarà lui a gettare lo scompiglio nella casa, innescando relazioni pericolose, riaccendendo passioni sopite e smascherando rancori e vecchi delitti. Ma chi è davvero Ferdinando?
“Il testo mi è sempre apparso molto diverso da tutti gli altri di Ruccello, un testo più realistico, storico, un dramma dalla struttura classica, Il desiderio per un inafferrabile giovane, nato da un inconsolabile bisogno d’amore, matura nella mente di tre personaggi disperati, prigionieri della propria solitudine, esacerbati dall’abitudine.
Una scena composta da un unico grande drappo che scende dall’alto e contiene il luogo dell’azione, un luogo claustrofobico in cui convivono tutti i personaggi, che vediamo spogliarsi, rivestirsi, incontrarsi. - sottolinea Arturo Cirillo che firma anche la regia, spiegando – In esso troviamo personaggi rinchiusi in abiti scuri, monacali e preteschi, per devozione o lutto, ma forse solo per difesa.
Personaggi illuminati da luci rivelatrici, come in un miracolo pagano, dove le note intime di un pianoforte convivono con quelle sontuose e barocche di un organo. Poi c’è Ferdinando, ragazzo normale di un tempo presente, portatore solo del proprio corpo giovane sul quale gli altri tre personaggi disegnano visioni e desideri. Trascendendo dalla persona in sé, come spesso avviene nell’innamoramento, si ingannano e si lasciano ingannare. Dopo a loro resta solo la constatazione del proprio fallimento e della propria folle e disperata solitudine”.
Le scene dello spettacolo sono a cura diDario Gessati, i costumi di Gianluca Falaschi, le musiche di Francesco De Melis, le luci di Paolo Manti, regista collaboratore Roberto Capasso, assistente alla regia Luciano Dell’Aglio. La produzione è di Marche Teatro, Teatro Metastasio di Prato, Teatro di Napoli – Teatro Bellini.
Redazione - laScansionenet
Agosto 1870: il Regno delle Due Sicilie è caduto e la baronessa borbonica Donna Clotilde, rinchiusa nella sua villa vesuviana, si è “ammalata” di disprezzo per il re sabaudo e per l’Italia piccolo-borghese nata dalla recente unificazione. A fare da infermiera all’ipocondriaca nobildonna è Gesualda, cugina povera e inacidita dal nubilato ma segreta amante di Don Catello, prete di famiglia corrotto e vizioso.
I giorni passano tutti uguali, tra pasticche, decotti, rancori e bugie. A sconvolgere lo stagnante equilibrio domestico è l’arrivo di un giovane dalla bellezza straordinaria che, rimasto orfano, viene mandato a vivere presso Donna Clotilde, di cui risulta essere un lontano nipote. Sarà lui a gettare lo scompiglio nella casa, innescando relazioni pericolose, riaccendendo passioni sopite e smascherando rancori e vecchi delitti. Ma chi è davvero Ferdinando?
“Il testo mi è sempre apparso molto diverso da tutti gli altri di Ruccello, un testo più realistico, storico, un dramma dalla struttura classica, Il desiderio per un inafferrabile giovane, nato da un inconsolabile bisogno d’amore, matura nella mente di tre personaggi disperati, prigionieri della propria solitudine, esacerbati dall’abitudine.
Una scena composta da un unico grande drappo che scende dall’alto e contiene il luogo dell’azione, un luogo claustrofobico in cui convivono tutti i personaggi, che vediamo spogliarsi, rivestirsi, incontrarsi. - sottolinea Arturo Cirillo che firma anche la regia, spiegando – In esso troviamo personaggi rinchiusi in abiti scuri, monacali e preteschi, per devozione o lutto, ma forse solo per difesa.
Personaggi illuminati da luci rivelatrici, come in un miracolo pagano, dove le note intime di un pianoforte convivono con quelle sontuose e barocche di un organo. Poi c’è Ferdinando, ragazzo normale di un tempo presente, portatore solo del proprio corpo giovane sul quale gli altri tre personaggi disegnano visioni e desideri. Trascendendo dalla persona in sé, come spesso avviene nell’innamoramento, si ingannano e si lasciano ingannare. Dopo a loro resta solo la constatazione del proprio fallimento e della propria folle e disperata solitudine”.
Le scene dello spettacolo sono a cura diDario Gessati, i costumi di Gianluca Falaschi, le musiche di Francesco De Melis, le luci di Paolo Manti, regista collaboratore Roberto Capasso, assistente alla regia Luciano Dell’Aglio. La produzione è di Marche Teatro, Teatro Metastasio di Prato, Teatro di Napoli – Teatro Bellini.
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