Abbiamo deciso
di fare un esposto formale all’ Illustrissimo Sig. Prefetto di Macerata
segnalando formalmente l’atteggiamento del Presidente del Consiglio Comunale
Alessandro Massi Gentiloni Silverj. Ci teniamo a precisare che questo è il
terzo che lo stesso Presidente riceve per via del suo atteggiamento in
Consiglio Comunale.
A nostra
memoria, mai è accaduta una cosa simile, almeno negli ultimi dieci anni dove
anche noi siamo state forza di governo e dove si sono avvicendati ben 5
Presidenti del Consiglio (Mauro Sclavi, Francesco Colosi, Fausto Pezzanesi,
Carmelo Ceselli, Luca Scorcella). Errare è umano, siamo le prime a dirlo.
Infatti chi in
passato ha sbagliato ha addirittura fatto un passo indietro, dimettendosi, pur
scusandosi. Certamente non è più tollerabile un voler tentare continuamente di
passare da vittima anche quando lo sbaglio è macroscopico e sinceramente ci
aspetteremmo un atteggiamento più maturo e consapevole da chi si erge a punto
di riferimento della maggioranza.
Abbiamo fatto
l’esposto a tutela della nostra figura di donne prima, ma anche e soprattutto
di Consiglieri Comunali e quindi
Istituzioni, seppur in ruoli di minoranza; lo abbiamo fatto anche a tutela di
tutte le altre donne affinché non passi il messaggio che “tanto non succede
niente”. Alessandro Massi afferma: “Troiani a Civitanova c’ha 20 esposti e mi
pare che sta ancora lì” affermazione che riteniamo gravissima sia per il
contenuto sia anche per il fatto che sia stata pronunciata proprio da
un’istituzione, la seconda carica della città come lui stesso ama definirsi e
come di fatto è.
Lo abbiamo
fatto nonostante lo stesso Presidente abbia tentato di scusarsi pubblicamente
dopo che probabilmente gli hanno fatto notare di aver esagerato.
Ci si consenta
di dire che non vale la regola della scusa postuma in ogni occasione: bisogna
pensare prima di agire perché non tutti i fatti possono essere giustificati con
un “ero nervoso perché ero stato interrotto”tra l’altro la classica scusa che
viene addotta anche in altri ambiti della vita sociale che riguardano uomini e
donne.
Certo, era
stato interrotto perché le consigliere si erano stancate di essere insultate;
definite addirittura ‘indegne di aver ricoperto determinati ruoli’. Ci
chiediamo se per ricoprire ruoli politico-amministrativi in città e altrove,
dal 2022 ci sia bisogno di possedere il marchio di fabbrica.
Giovedì 27
giugno ci sarà un’altra seduta consiliare e siamo sinceramente preoccupate, ma
anche onestamente demotivate alla partecipazione, vista l’arroganza costante e
il silenzio tra gli altri, proprio del primo cittadino e dei consiglieri comunali
(salvo qualche eccezione che abbiamo già ringraziato).
Ci sentiamo di
denunciare l’episodio per essere di esempio a tutte le donne per dimostrare che
denunciare si può e si deve. Come potremmo spingere le donne a combattere ogni
tipo di violenza in ogni ambito della vita civile se non siamo noi per prime
l’esempio?
Riportiamo a
questo proposito le parole del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni espresse
nella puntata di ‘Diritto e rovescio’ del 30 maggio scorso in risposta alle
parole rivoltele dal Governatore della Campania: ‘’… Quindi qual è il messaggio
che stiamo dando? Che le donne si possono insultare liberamente anche perché
sono deboli? Le donne non sono deboli, io non sono debole, sono deboli i bulli,
quelli che fanno i gradassi alle spalle ma quando li affronti come ho fatto io,
i gradassi non li fanno più. E allora quella cosa la farei cento volte non solo
per me ma per tutte le donne che si pensa di poter insultare liberamente’.
E’ esattamente
questo il senso del nostro intervento: noi non ci sentiamo deboli ma sentiamo
il dovere, in quanto donne, cittadine e in quanto soggetti con ruoli
istituzionali, di tutelare le figure femminili e non permettere a nessuno di
usare nei loro confronti atteggiamenti e termini prevaricanti e aggressivi. Anche
questo serve a promuovere rispetto e uguaglianza. Inutile organizzare i cortei
con tanto di locandine che recitano ‘mai più sta zitta’ se proprio il primo
della fila è colui che con il dito al naso urla alla consigliera scomoda di
stare zitta.
Silvia Tatò, Silvia Luconi, Monia Prioretti

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