Venerdì 19 luglio 2024 alle ore
11:00 all'inaugurazione della mostra storico-iconografica “I sentieri
della speranza – l’odissea della libertà” allestita presso il
Chiostro della Basilica di San Nicola, a Tolentino, a cura di IPN - Istituto
della Memoria Nazionale polacco. All'inaugurazione prenderanno parte alcuni
rappresentanti della diplomazia polacca in Italia, di IPN e Anna Maria
Anders, figlia del generale che guidò il 2° Corpo Polacco in Italia.
La mostra ripercorre la storia del 2° Corpo Polacco, il suo determinante contributo nella Campagna d'Italia e la sua funzione di catalizzatore di speranza per un'Italia e un'Europa davvero libere e democratiche. Lo scopo del progetto è testimoniare il contributo delle forze armate polacche durante la seconda guerra mondiale e il destino (diaspora) dei civili polacchi sparsi in tutto il mondo. L'attuazione del progetto è stata pianificata per gli anni 2021-2025 e finora ha coperto numerosi paesi in diversi continenti (ad esempio Africa, Stati Uniti, Canada, Israele, Argentina, Messico, Kazakistan, Georgia, Uzbekistan) .
La mostra si compone di due parti: una generale, che racconta lo scenario
pre-bellico, e una locale, dedicata alla storia dei polacchi in un dato paese o
regione e ai loro rapporti con gli abitanti locali.
Poiché quest’anno celebriamo l’80° anniversario della Liberazione d’Italia, è
per noi una priorità presentare la mostra sul suolo italiano, in alcuni dei
luoghi simbolo del contributo del 2° Corpo Polacco del Generale Władysław
Anders - che coordinò anche le attività del CIL Corpo Italiano di
Liberazione.
La mostra giunge a Tolentino direttamente dall'Abbazia di Monte
Cassino, dove è stata inaugurata il 18 maggio scorso in occasione delle
commemorazioni al Cimitero di Guerra Polacco, alla presenza del Presidente
della Repubblica Italiana on. Sergio Mattarella e del Presidente della
Repubblica di Polonia Andrzej Duda.
Operando un 'piccolo miracolo', è stata concessa la possibilità di
utilizzo della mostra dal 19 luglio e fino al 4 agosto, con ingresso
libero al pubblico negli orari di apertura del chiostro. Successivamente, la mostra proseguirà per altre città italiane.
Distruggevano sotto i cingoli dei loro
carri armati le bandiere con la svastica ma non amavano veder sventolare quelle
con la stella rossa dei partigiani comunisti, perché avevano provato sulla
propria pelle la barbarie di entrambi quei regimi totalitari. I loro ufficiali
furono sterminati a Katyn e loro furono deportati in massa nella terra inumana.
Fortunatamente, insieme a oltre 150mila profughi civili salvati da morte certa (comprese
donne, bambini e anziani, di cui oltre 6.000 ebrei), ne trovarono scampo a
seguito della sigla dell'accordo Sikorski-Mayski nel 1941, una volta
arruolati volontari nell’armata della speranza del Generale Władysław Anders.
Dopo la spartizione a tavolino e l’invasione
congiunta della Polonia fra Hitler e Stalin (il Patto Molotov-Ribentropp
siglato il 23 agosto 1939 dai rispettivi ministri degli esteri, stabiliva il
vincolo di non aggressione reciproca e un protocollo segreto per la divisione
della Polonia fra Germania e Unione Sovietica) ci furono addirittura una serie
di incontri più o meno segreti fra le due polizie politiche, la terribile
Gestapo nazista di Himmler e la spietatissima NKVD sovietica di Beria, per
pianificare a tavolino le politiche di eliminazione di massa in Polonia.
6 milioni di polacchi morirono nei campi
di sterminio nazisti, ma ancora troppo pochi sanno che altri 1,5 milioni di
polacchi furono deportati nei gulag sovietici, i non meno temibili “campi di
lavoro” russi. Moltissimi morirono di fame, di stenti o di tifo e per le atroci
sofferenze del duro lavoro forzato, quando non vittime di repressione con
esecuzioni sommarie ed altre barbarie commesse dai russi nei lager siberiani.
Nonostante ciò, dopo un’epopea di oltre
12 mila chilometri che ricorda quella del popolo di Mosé per raggiungere la
terra promessa (...la loro amata patria!), furono i soldati polacchi sbarcati
in Italia dopo L’addestramento in medio oriente a combattere strenuamente fino
a morire “per la nostra e la vostra libertà” a Montecassino, Piedimonte San
Germano, Acquafondata, dando tutti sé stessi per conquistare la strada che apriva
agli alleati la porte di Roma.
La celebre canzone “Czerwone maki”
ricorda appunto come i papaveri che crescevano ai piedi dell’abbazia benedettina
fossero rossi del sangue dei tantissimi soldati caduti nella terribile
battaglia vinta il 18 maggio 1944, impresa che non era riuscita a nessuno degli
eserciti alleati.
Poi ad Anders fu assegnato il comando di
tutto il settore adriatico dell’Italia centrale, in testa all’Ottava Armata inglese.
Insieme alle truppe dei patrioti italiani dell’esercito regolare ricostituito
dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 - il CIL, Corpo Italiano di Liberazione
guidato dal Generale Umberto Utili (composto dalla 184ª Divisione Paracadutisti
oltre alla 1a e 2a brigata con il 3° Reggimento Alpini, il 4° Reggimento Bersaglieri,
il IV e V Gruppo Artiglieria Alpina, il 68° Reggimento Fanteria Legnano, il
Reggimento “San Marco” della Marina Militare, il IX Reparto d’Assalto) e
coadiuvati dai partigiani, liberarono tutte le principali città costiere e
dell’entroterra (compresa la città natale di Mussolini, Predappio), fino all’ingresso
vittorioso in Bologna il 21 aprile 1945.
Nelle Marche, si sacrificarono
battendosi casa per casa insieme ai parà della Nembo nella battaglia di Filottrano
e nelle altre per la presa di Ancona, strappata ai nazisti il 18 luglio 1944:
oggi 1.117 corpi dei caduti in questi sanguinosi scontri riposano nel
bellissimo Cimitero Militare Polacco che sorge ai piedi della Santa Casa di
Loreto (che pure salvarono il 1 luglio 1944 da un incendio divampato a seguito
dell’attacco aereo tedesco con bombe incendiarie). A questi straordinari
ragazzi e ragazze (oltre 1500 furono le ausiliarie del 2° Corpo) i Polovers
(gli innamorati di Polonia) hanno dedicato a Loreto e Ancona l’edizione 2024
dei Polovers Days, le giornate dell’amicizia italo-polacca, che l’anno scorso
si tennero a Macerata.
In memoria dell’eroica e al tempo stesso tragica vicenda di quegli stessi giovani patrioti, i Polovers promuovono ora la mostra storico-iconografica “I sentieri della speranza – l’odissea della libertà” curata da IPN Istituto della Memoria Nazionale polacco, che ripercorre la storia del 2° Corpo, il suo determinante contributo nella Campagna d’Italia e la sua funzione di catalizzatore di speranza per un’Italia e un’Europa davvero libere e democratiche.
La mostra offre uno sguardo approfondito sugli eventi, le battaglie e i sacrifici dei soldati polacchi traditi dagli alleati alla conferenza di Yalta, attraverso fotografie, documenti e testimonianze. Narra non solo la cronaca della guerra, ma anche le storie personali di ufficiali e soldati, le loro lotte e le loro speranze. È un omaggio sentito a chi ha combattuto per un futuro migliore vedendo tradite le sue speranze e un’opportunità per riflettere profondamente sul senso di valori quali pluralismo, inclusione, libertà e democrazia che oggi diamo per scontati.
Il 18 maggio la mostra è stata presentata
nel chiostro dell’Abbazia benedettina di Montecassino in occasione delle
commemorazioni ufficiali con i presidenti della repubblica italiana e polacca
Sergio Mattarella e Andrzej Duda, mentre solo pochi giorni fa, la stessa mostra
– curata da IPN Istituto della Memoria Nazionale - era a Londra con il suo
Presidente Karol Nawrocki. I Polovers e l’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci
Macerata la portano nel meraviglioso chiostro trecentesco della Basilica di San
Nicola da Tolentino grazie all’interessamento del Sindaco Mauro Sclavi e alla
gentile ospitalità del priore provinciale degli Agostiniani in Italia, Padre
Giustino Casciano. Si ringrazia inoltre l’Associazione Cittadini dal Mondo per
l’amichevole collaborazione.
All’inaugurazione del 19 luglio è attesa
Anna Maria Anders, figlia del Generale eroe nazionale polacco, insieme ai
rappresentanti dell’IPN e della diplomazia polacca in Italia, compresa la
Console Onoraria di Polonia in Ancona figlia di un ufficiale del 2° Corpo.
Tutti i cittadini sono invitati a visitare la mostra per conoscere da vicino
gli alleati artefici della liberazione delle Marche, diversi dai più
frequentemente citati anglo-americani. Anche comprendere più a fondo il loro
inestimabile contributo alla nostra storia regionale e nazionale è un modo per
rendere onore alla memoria di giovani patrioti che poco più che ventenni, incarnarono
da ignari precursori i valori fondanti dell’Europa unita.

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