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San Severino, all’alba torna il tradizionale pellegrinaggio a Santa Sperandia: percorso e raccomandazioni

Si rinnova anche quest'anno uno degli appuntamenti più suggestivi e sentiti dalla devozione popolare settempedana. Domenica 16 agosto la comunità si ritroverà alle prime luci dell'alba per il consueto pellegrinaggio a Santa Sperandia, un cammino tra fede, natura e tradizione. Il percorso e gli orari del cammino Il programma prevede il ritrovo dei fedeli alle ore 5:45 presso la chiesetta di Sant’Apollinare a Monte, con partenza fissata per le ore 6:00. L'itinerario si snoderà lungo le strade comunali attraversando le località di Straccialena e Montacuto, per poi fare tappa alla Roccaccia, alle suggestive Grotte di Santa Sperandia e in località Civitella. Il cammino, scandito da brevi soste, si concluderà alle ore 8:00 alla Croce del Monte Acuto, dove Don Noè e Padre Luciano Genga celebreranno la Santa Messa conclusiva. Consigli utili per i partecipanti e modifiche al traffico Trattandosi di un tragitto che presenta una difficoltà medio-alta, gli organizzatori racc...

A Tolentino 'I sentieri della speranza'

 


Venerdì 19 luglio 2024 alle ore 11:00 all'inaugurazione della mostra storico-iconografica “I sentieri della speranza – l’odissea della libertà”  allestita presso il Chiostro della Basilica di San Nicola, a Tolentino, a cura di IPN - Istituto della Memoria Nazionale polacco. All'inaugurazione prenderanno parte alcuni rappresentanti della diplomazia polacca in Italia, di IPN e Anna Maria Anders, figlia del generale che guidò il 2° Corpo Polacco in Italia.

La mostra ripercorre la storia del 2° Corpo Polacco, il suo determinante contributo nella Campagna d'Italia e la sua funzione di catalizzatore di speranza per un'Italia e un'Europa davvero libere e democratiche. Lo scopo del progetto è testimoniare il contributo delle forze armate polacche durante la seconda guerra mondiale e il destino (diaspora) dei civili polacchi sparsi in tutto il mondo. L'attuazione del progetto è stata pianificata per gli anni 2021-2025 e finora ha coperto numerosi paesi in diversi continenti (ad esempio Africa, Stati Uniti, Canada, Israele, Argentina, Messico, Kazakistan, Georgia, Uzbekistan) . 


La mostra si compone di due parti: una generale, che racconta lo scenario pre-bellico, e una locale, dedicata alla storia dei polacchi in un dato paese o regione e ai loro rapporti con gli abitanti locali. 
Poiché quest’anno celebriamo l’80° anniversario della Liberazione d’Italia, è per noi una priorità presentare la mostra sul suolo italiano, in alcuni dei luoghi simbolo del contributo del 2° Corpo Polacco del Generale Władysław Anders - che coordinò anche le attività del CIL Corpo Italiano di Liberazione.

La mostra giunge a Tolentino direttamente dall'Abbazia di Monte Cassino, dove è stata inaugurata il 18 maggio scorso in occasione delle commemorazioni al Cimitero di Guerra Polacco, alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana on. Sergio Mattarella e del Presidente della Repubblica di Polonia Andrzej Duda.

Operando un 'piccolo miracolo', è stata concessa la possibilità di utilizzo della mostra dal 19 luglio e fino al 4 agosto, con ingresso libero al pubblico negli orari di apertura del chiostro. Successivamente, la mostra proseguirà per altre città italiane. 

 Venerdì 19 Tolentino accoglierà la figlia Anna Maria Anders, insieme a una straordinaria mostra fotografica al Chiostro della Basilica di San Nicola, che ne narra l’incredibile storia. Erano 55.000 quando nell’estate del 1944 risalirono combattendo tutta la Val di Chienti per strapparla ai nazisti pensavano fossero inglesi, per via delle loro uniformi. Poi finalmente, i nostri nonni li accolsero festosi entrare portando l’agognata libertà a Civitanova Marche, Montecosaro, Morrovalle, Corridonia, Loro Piceno, Macerata e Tolentino. Non potevano immaginare quali immani sofferenze avessero passato, quei bei ragazzi sorridenti, alti e biondi, educati e sempre gentili con la popolazione locale.

Distruggevano sotto i cingoli dei loro carri armati le bandiere con la svastica ma non amavano veder sventolare quelle con la stella rossa dei partigiani comunisti, perché avevano provato sulla propria pelle la barbarie di entrambi quei regimi totalitari. I loro ufficiali furono sterminati a Katyn e loro furono deportati in massa nella terra inumana. Fortunatamente, insieme a oltre 150mila profughi civili salvati da morte certa (comprese donne, bambini e anziani, di cui oltre 6.000 ebrei), ne trovarono scampo a seguito della sigla dell'accordo Sikorski-Mayski nel 1941, una volta arruolati volontari nell’armata della speranza del Generale Władysław Anders.

Dopo la spartizione a tavolino e l’invasione congiunta della Polonia fra Hitler e Stalin (il Patto Molotov-Ribentropp siglato il 23 agosto 1939 dai rispettivi ministri degli esteri, stabiliva il vincolo di non aggressione reciproca e un protocollo segreto per la divisione della Polonia fra Germania e Unione Sovietica) ci furono addirittura una serie di incontri più o meno segreti fra le due polizie politiche, la terribile Gestapo nazista di Himmler e la spietatissima NKVD sovietica di Beria, per pianificare a tavolino le politiche di eliminazione di massa in Polonia.

6 milioni di polacchi morirono nei campi di sterminio nazisti, ma ancora troppo pochi sanno che altri 1,5 milioni di polacchi furono deportati nei gulag sovietici, i non meno temibili “campi di lavoro” russi. Moltissimi morirono di fame, di stenti o di tifo e per le atroci sofferenze del duro lavoro forzato, quando non vittime di repressione con esecuzioni sommarie ed altre barbarie commesse dai russi nei lager siberiani.

Nonostante ciò, dopo un’epopea di oltre 12 mila chilometri che ricorda quella del popolo di Mosé per raggiungere la terra promessa (...la loro amata patria!), furono i soldati polacchi sbarcati in Italia dopo L’addestramento in medio oriente a combattere strenuamente fino a morire “per la nostra e la vostra libertà” a Montecassino, Piedimonte San Germano, Acquafondata, dando tutti sé stessi per conquistare la strada che apriva agli alleati la porte di Roma.

La celebre canzone “Czerwone maki” ricorda appunto come i papaveri che crescevano ai piedi dell’abbazia benedettina fossero rossi del sangue dei tantissimi soldati caduti nella terribile battaglia vinta il 18 maggio 1944, impresa che non era riuscita a nessuno degli eserciti alleati.

Poi ad Anders fu assegnato il comando di tutto il settore adriatico dell’Italia centrale, in testa all’Ottava Armata inglese. Insieme alle truppe dei patrioti italiani dell’esercito regolare ricostituito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 - il CIL, Corpo Italiano di Liberazione guidato dal Generale Umberto Utili (composto dalla 184ª Divisione Paracadutisti oltre alla 1a e 2a brigata con il 3° Reggimento Alpini, il 4° Reggimento Bersaglieri, il IV e V Gruppo Artiglieria Alpina, il 68° Reggimento Fanteria Legnano, il Reggimento “San Marco” della Marina Militare, il IX Reparto d’Assalto) e coadiuvati dai partigiani, liberarono tutte le principali città costiere e dell’entroterra (compresa la città natale di Mussolini, Predappio), fino all’ingresso vittorioso in Bologna il 21 aprile 1945.

Nelle Marche, si sacrificarono battendosi casa per casa insieme ai parà della Nembo nella battaglia di Filottrano e nelle altre per la presa di Ancona, strappata ai nazisti il 18 luglio 1944: oggi 1.117 corpi dei caduti in questi sanguinosi scontri riposano nel bellissimo Cimitero Militare Polacco che sorge ai piedi della Santa Casa di Loreto (che pure salvarono il 1 luglio 1944 da un incendio divampato a seguito dell’attacco aereo tedesco con bombe incendiarie). A questi straordinari ragazzi e ragazze (oltre 1500 furono le ausiliarie del 2° Corpo) i Polovers (gli innamorati di Polonia) hanno dedicato a Loreto e Ancona l’edizione 2024 dei Polovers Days, le giornate dell’amicizia italo-polacca, che l’anno scorso si tennero a Macerata.

In memoria dell’eroica e al tempo stesso tragica vicenda di quegli stessi giovani patrioti, i Polovers promuovono ora la mostra storico-iconografica “I sentieri della speranza – l’odissea della libertà” curata da IPN Istituto della Memoria Nazionale polacco, che ripercorre la storia del 2° Corpo, il suo determinante contributo nella Campagna d’Italia e la sua funzione di catalizzatore di speranza per un’Italia e un’Europa davvero libere e democratiche. 

La mostra offre uno sguardo approfondito sugli eventi, le battaglie e i sacrifici dei soldati polacchi traditi dagli alleati alla conferenza di Yalta, attraverso fotografie, documenti e testimonianze. Narra non solo la cronaca della guerra, ma anche le storie personali di ufficiali e soldati, le loro lotte e le loro speranze. È un omaggio sentito a chi ha combattuto per un futuro migliore vedendo tradite le sue speranze e un’opportunità per riflettere profondamente sul senso di valori quali pluralismo, inclusione, libertà e democrazia che oggi diamo per scontati.

Il 18 maggio la mostra è stata presentata nel chiostro dell’Abbazia benedettina di Montecassino in occasione delle commemorazioni ufficiali con i presidenti della repubblica italiana e polacca Sergio Mattarella e Andrzej Duda, mentre solo pochi giorni fa, la stessa mostra – curata da IPN Istituto della Memoria Nazionale - era a Londra con il suo Presidente Karol Nawrocki. I Polovers e l’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci Macerata la portano nel meraviglioso chiostro trecentesco della Basilica di San Nicola da Tolentino grazie all’interessamento del Sindaco Mauro Sclavi e alla gentile ospitalità del priore provinciale degli Agostiniani in Italia, Padre Giustino Casciano. Si ringrazia inoltre l’Associazione Cittadini dal Mondo per l’amichevole collaborazione.

All’inaugurazione del 19 luglio è attesa Anna Maria Anders, figlia del Generale eroe nazionale polacco, insieme ai rappresentanti dell’IPN e della diplomazia polacca in Italia, compresa la Console Onoraria di Polonia in Ancona figlia di un ufficiale del 2° Corpo. Tutti i cittadini sono invitati a visitare la mostra per conoscere da vicino gli alleati artefici della liberazione delle Marche, diversi dai più frequentemente citati anglo-americani. Anche comprendere più a fondo il loro inestimabile contributo alla nostra storia regionale e nazionale è un modo per rendere onore alla memoria di giovani patrioti che poco più che ventenni, incarnarono da ignari precursori i valori fondanti dell’Europa unita.

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