Nell’ottantesimo
anniversario dell’eccidio la Casa della Memoria di Urbisaglia, l’ANPI,
l'istituto Storico di Macerata e la Fondazione Giustiniani Bandini hanno
ricordato il tragico evento con un convegno che si è tenuto venerdì 5 luglio
presso l’Aula Verde dell’Abbadia di Fiastra di fronte ad un folto pubblico
attento e, a volte, commosso.
L’incontro è
stato presieduto dalla Prof.ssa Lina Caraceni, docente di diritto penitenziario
all’Università di Macerata e membro del Consiglio Direttivo della Casa della
Memoria di Urbisaglia. La prof. Caraceni ha spiegato che da tempo porta avanti
i temi legati al diritto all’identità: in questo ambito di ricerca si pone
anche l’opera di Attilio Ascarelli, medico legale che nel 1909 insegnò
all’Università di Macerata e che nel giugno 1944 fu chiamato a presiedere
l’équipe di riconoscimento delle vittime delle Fosse Ardeatine.
Ed è proprio a
Macerata che si conserva il Fondo ‘Fosse Ardeatine’ di Attilio Ascarelli, con
documenti e le schede di riconoscimento delle vittime conservati presso
l'Istituto di Medicina Legale dell’Università di Macerata. Ancora oggi, le
schede biografiche delle vittime, appartenenti al Fondo “Fosse Ardeatine”, sono
le uniche fonti sulla vita della maggior parte dei 335 martiri, indispensabile
punto di partenza per gli studi futuri sulle biografie delle vittime. Il
convegno si è aperto con il saluto di Riccardo Natalini, Sindaco di Urbisaglia.
Ha introdotto
i lavori il prof. Angelo Ventrone (docente di Storia Contemporanea
all’Università di Macerata e referente scientifico della Casa della Memoria di
Urbisaglia) che ha presentato una relazione dall titolo ‘La morte della morte:
la violenza nazista e fascista nella Seconda Guerra Mondiale’: “Perché la
violenza contro il nemico possa essere esercitata, - ha spiegato il prof.
Ventrone -, occorre rompere il legame di umanità che lega, inevitabilmente,
carnefice e vittima. Per questo, la vittima prima viene ‘animalizzata’, cioè
trattata come un animale (meglio se nocivo o repellente, come pulci, pidocchi,
ecc.); poi viene ridotta a ‘cosa’, semplice oggetto da utilizzare o di cui
liberarsi a proprio piacimento. I regimi totalitari aggiungono però un elemento
ulteriore: non solo occultano i cadaveri, ma cercano di cancellare la memoria
stessa dell’esistenza delle proprie vittime, come se non fossero mai esistite.
È per questo che si può parlare di ‘morte della morte’”.
La Dott.ssa
Giovanna Salvucci (Presidente della Casa della Memoria di Urbisaglia) ha
tracciato la biografia di Odoardo Della Torre, avvocato nato a Livorno nel
1894, schedato come “Socialista” dalle autorità di Pubblica Sicurezza e
sottoposto ad ‘attenta e assidua sorveglianza’ per tutto il Ventennio.
Internato nel campo di Urbisaglia allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale,
viene successivamente trasferito a Camerino e poi a Sant'Angelo in Vado perché,
secondo la Questura di Macerata, a Camerino aveva ‘contratto molte relazioni,
specialmente con professori e studenti’ e quindi bisognava allontanarlo.
Dopo la revoca
del suo internamento, Odoardo Della Torre fece ritorno a Roma dove, il 18 marzo
1944, venne arrestato dalle SS a seguito di delazione e, senza essere
interrogato, rinchiuso nella cella n. 380 del terzo braccio del carcere di
Regina Coeli in attesa di essere trasferito a Fossoli e poi deportato. Il 24
marzo Odoardo Della Torre finì nella Judenlist di Kappler e venne ucciso con un
colpo di pistola alla nuca insieme alle altre 334 vittime dell’eccidio delle
Fosse Ardeatine.
Il prof.
Mariano Cingolani (docente di Medicina Legale all’Università di Macerata) ha
illustrato la problematica dell’identificazione delle vittime nei disastri di
massa e il valore dell’esperienza del medico legale Attilio Ascarelli e della
sua équipe che, con una tecnica sperimentale messa a punto appositamente per
l’occasione, nel 1944 accertarono l’identità di quasi tutte le vittime
dell’Eccidio delle Fosse Ardeatine. La Dott.ssa Lucrezia Boari (Dottore di
Ricerca in Forensic Sciences) ha trattato in modo specifico le procedure
adottate dal Prof. Attilio Ascarelli che hanno permesso di accertare in modo
affidabile l’identità della quasi totalità delle vittime dell’Eccidio delle
Fosse Ardeatine, fra cui quella di Odoardo Della Torre.
Nella scheda
di riconoscimento, conservata Fondo ‘Fosse Ardeatine’, si legge che la salma si
presenta ‘prona, con le gambe fortemente flesse sotto l’addome e con i polsi
legati dietro la schiena’. Il riconoscimento della salma avvenne in base
all’abbigliamento: cappotto, abito, gilet, polsino. Il verbale di
identificazione della salma n. 247 viene firmato dalla moglie Giuseppina De
Santis il 3 settembre 1944. Il sarcofago di Odoardo della Torre al Mausoleo
delle Fosse Ardeatine è il n. 260.
da Organizzatori

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