Anche in questo mese al multiplex
Giometti di Tolentino continua la rassegna cinematografica ‘La Decima Musa’ a
cura del prof. Alberto Pellegrino, con la partecipazione di Unitre e Cine Club che
venerdì 14 febbraio alle ore 21.00 presenta il film ‘Liliana’ di Ruggero Gabbai, che racconta la storia di Liliana
Segre: Rimasta orfana di madre nei primi mesi di vita, dopo aver affrontato da
sola le prigioni di Varese e Como, è arrestata col padre nel 1943 e con lui
entra in quella di San Vittore a Milano. Il 30 gennaio del 1944 da lì, passando
per la Stazione Centrale, sono condotti al famigerato binario 21 e caricati sul
vagone merci che li porta ad Auschwitz-Birkenau. Lì, il padre e i nonni paterni
vengono bruciati nei forni, mentre lei riesce a sopravvivere al freddo e alla
fame e a fuggire dal campo a piedi, come in un esodo.
Presentato alla Festa del Cinema di Roma
nello scorso anno (Special Screening), il film è un ritratto completo e
ampiamente autorizzato, in cui si alternano tre piani temporali di racconto:
gli anni delle leggi razziali, la Seconda guerra ed i campi di concentramento;
il momento in cui per la prima volta Segre decide di parlare di
quell'esperienza, negli anni Novanta; e infine il presente, in cui la senatrice
a vita si racconta ritornando a Pesaro, luogo dove nel 1948 conobbe suo marito
Alfredo Belli Paci, ed a Milano. Ma per scelta non ad Auschwitz, di cui
scorrono immagini recenti.
Oltre a ripercorrere, a beneficio di
tutti, la sua parabola eccezionale e la trasformazione, tardiva eppure
naturale, in testimone della Shoah e simbolo dell'antifascismo, il film indaga
un tema essenziale e poco trattato, per lo meno nel nostro cinema: il rapporto
tra la generazione dei sopravvissuti ai campi e quella dei loro figli. Per la
prima volta accanto a Segre appaiono e testimoniano anche i suoi: Alberto,
Luciano e Federica (e i nipoti Davide e Filippo). Una delle tante famiglie
spezzate da un non detto abnorme, un vissuto indicibile e disumanizzante che
trova modo di trasmettersi come un DNA, di continuare a pesare e influenzare le
esistenze anche quando diventa esplicito, noto, mediatizzato. "Non ero
pronta ma avevo bisogno di farlo", dice Segre, con quel misto di dolcezza
e durezza ben sottolineato da Ferruccio De Bortoli, tra gli intervistati che
parlano di lei, quella precisione e pertinenza di linguaggio che le fa scandire
ricordi e affermazioni senza un errore, un'esitazione.
Venerdì 21 febbraio alle ore 21.00 la
rassegna cinematografica presenta il film delle registe Maryam Moghaddam e
Behtash Sanaeeha, ‘Il mio giardino
persiano’, presentato alla scorsa ‘Berlinale’: Vedova da una trentina
d'anni, la settantenne Mahin non ha mai voluto risposarsi e da quando la figlia
è partita per l’estero vive sola a Teheran nella sua grande casa con giardino.
Stanca della solitudine, dopo un pranzo con le amiche che l'ha spinta a cercare
la compagnia di un uomo, Mahin avvicina l'anziano tassista Faramarz, ex soldato
anche lui destinato a restare solo, e con gentilezza lo invita da lei per
passare una serata insieme. L'incontro inaspettato si trasformerà per entrambi
in qualcosa d'indimenticabile.
La rassegna ‘febbraiola’ si chiude
venerdì 28 febbraio alle ore 21.00 con il film ‘L’uomo nel bosco’ del regista francese Alain Guiraudie: Jérémie
torna da Tolosa alla cittadina della provincia francese in cui è cresciuto per
partecipare al funerale del panettiere locale, che è stato suo datore di lavoro
negli anni della giovinezza. Martine, la vedova ancora piacente, lo accoglie a
braccia aperte ma Vincent, il figlio del defunto, è meno entusiasta, e ingaggia
quasi subito un corpo a corpo, reminiscente delle zuffe che i due condividevano
da bambini, con quel giovane uomo che ora gli appare come un pericolo per la
sua quotidianità domestica.

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