ritengo doveroso fare chiarezza sulle motivazioni riportate dal Sindaco nel decreto di revoca. Si afferma che la mia rimozione sia stata richiesta da tutte e tre le liste di maggioranza. Sappiamo bene però che dietro questa decisione ci sono equilibri politici interni alla coalizione dettati dalla lista Tolentino Popolare. La mia estromissione non è legata a un mancato impegno o a un atteggiamento non collaborativo ma a dinamiche di potere che nulla hanno a che vedere con il bene della città.
In merito alle dichiarazioni sulla mia mancanza di collaborazione con alcuni consiglieri di maggioranza, è necessario fare chiarezza. La verità è che ho osato dissentire. Ho espresso un’opinione diversa su una spesa di denaro pubblico per un evento che non ritenevo opportuno. Non uno scontro personale, non un atteggiamento ostile, ma una legittima valutazione di merito.
Eppure, questo è bastato per generare malumori in chi avrebbe preferito un consenso acritico, senza domande, senza discussioni. Ma amministrare significa scegliere con responsabilità, non assecondare per quieto vivere. Se ogni voce critica viene etichettata come "non collaborativa", significa che la politica non accetta più il confronto, ma solo l’obbedienza.
Non accetto che una legittima divergenza di vedute
venga strumentalizzata per screditare il mio operato. Chi oggi mi accusa sa
benissimo che il mio unico interesse è sempre stato quello della collettività,
non quello di compiacere equilibri interni o sostenere iniziative di dubbia
utilità.
Se il problema è che ho scelto di ragionare con la
mia testa, allora rivendico con orgoglio questa colpa. Se collaborare significa
dire sempre sì, allora è evidente che abbiamo idee molto diverse sul
significato della parola “amministrare”.
Il 30 gennaio, in Consiglio Comunale, ho espresso il mio dissenso, ma voglio essere chiara: non mi sono dissociata dalla decisione presa dal sindaco ma bensì dalle motivazioni contenute nel decreto di revoca dell’incarico a Gobbi. Motivazioni che, leggendo le dichiarazioni di Massi e della Lancioni, e successivamente da parte dello stesso Sindaco erano ben diverse da quelle scritte nel decreto stesso.
Per queste ragioni sono intervenuta, perché ritengo fondamentale la trasparenza e la chiarezza istituzionale. Non si può giustificare una decisione importante, come quella di revocare un assessore, con motivazioni che successivamente vengono ritrattate o risultano diverse rispetto a quanto dichiarato ufficialmente. La coerenza sono un valore imprescindibile per chi ricopre ruoli pubblici.
Invece, vi è stato un episodio di una tale gravità istituzionale che il Sindaco ha clamorosamente ignorato: nel corso della riunione consiliare il Presidente si è allontanato dell’assise consiliare. Eppure, sorprendentemente, il Sindaco ha scelto supinamente il silenzio.
Il rispetto per le istituzioni dovrebbe spingerci tutti a condannare ogni azione che mina l’integrità e la credibilità degli organi rappresentativi, in particolare quando si tratta di atti così significativi. Non possiamo permetterci di ignorare l’importanza di queste dinamiche, poiché la coesione e il funzionamento delle istituzioni sono il fondamento di ogni amministrazione sana. Per giustificare la mia revoca è stato scritto di un mio "comportamento indecoroso".
Prima di essere una affermazione di delegittimazione politica di una gravità inaudita, essa esprime un giudizio di carattere morale. È un'accusa che va oltre la mia persona e mina il basilare principio del rispetto che di una persona va sempre salvaguardato. Il Consiglio Comunale non può trasformarsi in un'aula di tribunale dell'inquisizione dove si emettono condanne senza prove, solo per rafforzare il dominio di chi comanda.
Questo non è solo un abuso di potere, ma un pericoloso precedente che minaccia la politica locale stessa. Se oggi si colpisce me con accuse infondate, domani chiunque potrebbe essere messo alla gogna per il solo fatto di pensarla diversamente. Ai cittadini voglio dire una cosa, e voglio dirla con la forza della verità: continuerò a lavorare per il bene della nostra città.
Ho affrontato ogni giorno con serietà e dedizione, mettendo l’interesse della comunità davanti a tutto, anche quando significava confrontarsi e scontrarsi con posizioni che non condividevo. Mi sono assunta responsabilità, mi sono fatta carico di problemi complessi, ho lottato per dare risposte concrete. Eppure, nonostante tutto questo, non una spiegazione né una parola di ringraziamento da parte di chi sa del lavoro svolto e del sostegno che gli è stato dato sin dall’inizio di questa esperienza. Ma non sono le parole a definire il valore di un operato. Il tempo è il miglior giudice.
Mostrerà chi ha davvero servito questa città e chi, invece, ha pensato solo alla propria carriera. A tutte le persone che in questi giorni mi hanno scritto, telefonato, manifestato la loro stima e il loro affetto, voglio dire semplicemente grazie. Il Vostro sostegno ha un valore enorme e rafforza ancora di più la mia determinazione.

Commenti
Posta un commento