Anche in questo mese al multiplex
Giometti di Tolentino sta continuando la rassegna cinematografica ‘La Decima
Musa’ a cura del prof. Alberto Cingolani, con la partecipazione di Unitre e
Cine Club che venerdì 21 marzo alle ore 21.00 presenta ‘Palazzina Laf’ (cinque 'Nastri d'Argento' ed un 'David di Donatello' come miglior attore) del regista Michele Riondino, che racconta una
storia che è avvenuta nel 1997 all’ILVA di Taranto, dove è appena avvenuta l’ennesima
morte sul lavoro, ma Caterino Lamanna, operaio addetto ai lavori di fatica nell’industria
siderurgia, è pronto a darne la colpa ai sindacati. Caterino è un cane sciolto
che pensa al suo imminente matrimonio con la giovane albanese Anna e si fa i
fatti suoi, finché Giancarlo Basile, dirigente dell’ILVA, non lo recluta per ‘farsi
un giro e dirgli quello che succede’ in fabbrica, e resoconti in particolare le
attività del sindacalista Renato Morra, che infiamma gli animi degli operai e
li spinge alla ribellione.
Basile offre a Lamanna la promozione a
caposquadra e l'auto aziendale, ma Caterino chiede di essere mandato alla
Palazzina Laf pensando che sia un luogo di privilegio riservato a pochi eletti.
In realtà è un edificio in disarmo, incrocio fra una riserva indiana, un
manicomio e una prigione, dove sono rinchiusi in orario di lavoro i dipendenti
qualificati che hanno fatto l'onda, e che quindi sono invitati a licenziarsi o
ad accettare un incarico demansionato e incoerente con la loro preparazione.
‘ILVA is a killer’ dice una scritta nel
film, e non lo è solo in senso fisico, date le morti per malattie causate dalla
vicinanza agli altiforni e dal mancato rispetto delle norme di sicurezza sul
luogo di lavoro, ma anche nella volontà di umiliare sistematicamente i suoi
dipendenti con strategie che da allora in poi sarebbero state definite mobbing.
I continui tagli del personale e aumenti dei turni, il tentativo di far pagare
ai lavoratori il prezzo di una fantomatica ristrutturazione si traducono in una
spada di Damocle perennemente sollevata sulla testa di tutti, impiegati come
operai.
Chiude la rassegna, venerdì 28 marzo
alle ore 21.00, il film ‘Il mio giardino
persiano’ delle registe persiane
Maryam Moghaddam e Behtash Sanaeeha: vedova da una trentina d'anni, la
settantenne Mahin non ha mai voluto risposarsi e da quando la figlia è partita
per l'estero vive sola a Teheran nella sua grande casa con giardino. Stanca
della solitudine, dopo un pranzo con le amiche che l'ha spinta a cercare la
compagnia di un uomo, Mahin avvicina l’anziano tassista Faramarz, ex soldato
anche lui destinato a restare solo, e con gentilezza lo invita da lei per
passare una serata insieme. L’incontro inaspettato si trasformerà per entrambi
in qualcosa d’indimenticabile.

Commenti
Posta un commento