Matteo Ricci, nato a Macerata nel 1552,
ha concluso la sua vita a Pechino nel 1610, esperto nelle scienze, come nelle
lettere, sinologo, cartografo e matematico, dopo essere stato ordinato
sacerdote nella Compagnia di Gesù in India, nel 1582 parte per una missione
verso Macao. Uomo onnisciente e profondo conoscitore del Rinascimento europeo,
favorisce la relazione tra le due civiltà più importanti della storia del
tempo: l’Europa cristiana, impregnata di Umanesimo e di Rinascimento, e la
Cina, sotto la dinastia dei Ming. Porta avanti con tenacia questo incontro di
culture, che si estende, in particolare, a temi di astronomia, costumi,
governo, principi etici e verità rivelata.
Questa è l’essenza dello spettacolo ‘La
forza del dialogo. Matteo Ricci ponte tra Europa e Cina’ (ingresso libero fino
ad esaurimento dei posti), in programma al Politeama di Tolentino domenica 11
maggio alle ore 17.30 con la regia di Andrea Fazzini ed interpretato da
Isabella Carloni ed Andrea Pierdicca con la collaborazione del maestro Vincenzo
Ruggiero al liuto e del soprano Chiara Marangoni, che ha curato anche le danze
eseguite dai ballerini dell’associazione ‘Aps Quam Pulchra Es’ tratto
dall’omonimo libro di Luciana Salvucci, con saggi di Andrea Fazzini, Frediano
Salvucci, Francesco Solitario, Antonio Spadaro, Antonio De Caro, con la
postfazione di Dario Grandoni e la prefazione di Luigi Lacchè, che ha scritto:
“Maestro d’Europa, ma anche, secondo un altro titolo onorifico, ‘Studioso confuciano
del grande Occidente’, Ricci compì uno sforzo inedito per avvicinarsi
all’antropologia culturale cinese mettendo da parte, per quanto possibile, ogni
pregiudizio e sentimento di pretesa superiorità”.
Lo spettacolo ricostruisce l’esperienza
storica di Matteo Ricci ed il primo significativo incontro tra il sapere
occidentale e quello cinese, avvenuto negli anni che vanno dagli ultimi decenni
del 1500 ai primi del 1600. L’obiettivo è quello di riproporre l’operato di
Ricci e la sua tensione verso una conciliazione, attraverso argomentazioni
razionali, tra una società basata su tradizioni millenarie con dottrine etiche
non facilmente compatibili e la visione della vita derivante dal Vangelo e
dalla teologia cristiana.
Presentando lo spettacolo l’autrice
maceratese ha spiegato l’importanza del gesuita maceratese per il dialogo con
la Cina: “Padre Matteo Ricci è consapevole che il dialogo con la Cina sia
importante per la convivenza pacifica tra i popoli e per la diffusione del
cristianesimo nel mondo; per questo non crea dei cortocircuiti né sminuisce la
grande cultura di quel popolo, imponendo una visione occidentale. Capisce che
in Cina deve confrontarsi con una civiltà grande al pari di quella europea. E’
consapevole della sfida e l’accetta, utilizzando, oltre la Bibbia, la
mediazione del pensiero confuciano, del pensiero umanistico ed in particolare
del pensiero scientifico”.



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