Oltre
1.500 presenze in due settimane con più di trenta eventi e otto mostre (visitabili
fino al 27 luglio). Fotografi e appassionati arrivati da tutte le Marche, dalle
altre regioni d’Italia e anche dall’estero. La conclusione della sesta edizione
dell’Appennino Foto Festival è caratterizzata da un bilancio che guarda al
futuro con l’obiettivo di proseguire la rassegna di fotografia naturalistica
nei cinque Comuni di Belforte del Chienti, Caldarola, Camporotondo di
Fiastrone, Cessapalombo e Serrapetrona, continuando a parlare di fragilità -
tema dell’edizione 2025 -, di territorio, di paesi e di comunità fino a fine
anno.
Un risultato - quello ottenuto in termini di numeri - che testimonia come la crescita della manifestazione sia costante e che questo anno, spogliandosi del sottotitolo “Luce della rinascita” che l’aveva accompagnata dal 2019, ha rappresentato davvero il punto di svolta per un festival destinato a diventare punto di riferimento oltre i confini regionali e non solo. Il bilancio è ancora più significativo se si considera che tutta la promozione sui social è avvenuta in maniera organica, con un interesse che è cresciuto costantemente.
Anche nella seconda settimana del festival, piazze gremite hanno assistito alle conferenze con il climatologo Luca Mercalli, il commissario alla ricostruzione Guido Castelli, lo scienziato Marco Granata e agli incontri con associazioni ed esperti del territorio. Fotografi arrivati da tutta Italia hanno partecipato alle premiazioni dei due concorsi : quello di fotografia naturalistica Ibc Photo Awards, e quello di videotrappolaggio intitolato a Lorenzo Lambertucci.
Ma è già tempo di guardare avanti, perché l’Appennino Foto Festival non si chiude qui, ma sarà diffuso
nel tempo, con eventi e attività che proseguiranno fino a dicembre, a partire
da una mostra a firma dell’associazione Photonica 3, passando per presentazioni
di libri, contenuti digitali e nuove riflessioni condivise online.
La fragilità, tema centrale della rassegna, continuerà a essere esplorata come chiave di lettura del paesaggio, dell’umano e della rinascita: una visione - quella degli organizzatori di PH3 - che cammina su due binari distinti ma che vanno verso un’unica direzione: uno guarda al valore che il festival rappresenta per il territorio in termini turistici e di rilancio, l’altro punta a far sì che gli stessi abitanti dei Comuni che ospitano la rassegna ne apprezzino sempre di più le potenzialità, la sentano propria, e vi contribuiscano alla crescita e alla buona riuscita.
Il
successo del festival, infatti, non è stato solo quantitativo, ma anche
qualitativo: tra le oltre 1.500 presenze si sono contati visitatori da tutta
Italia e anche dall’estero, alcuni dei quali hanno già annunciato il desiderio
di tornare in questi luoghi per un viaggio, una vacanza, un legame che va oltre
la fotografia e la natura. È questa una delle sfide più profonde di Aff: non
solo raccontare il territorio, ma contribuire a trasformarlo, attivando
consapevolezza, orgoglio e visioni nuove:
“Per farlo - commentano Marco Gratani e Stefano Ciocchetti, rispettivamente presidente di PH3 e direttore artistico del festival - vorremo partire dalle nuove generazioni. Tra le sfide che ci aspettano nei prossimi mesi c’è quella di coinvolgere le scuole dei Comuni che ospitano la rassegna. Siamo convinti che bambini e ragazzi, con la loro freschezza e curiosità, possano aiutarci ad accendere negli adulti un rinnovato amore per la bellezza, la natura e i nostri paesi”.
L’obiettivo, poi, di rafforzare la cultura visiva e fotografica trova un punto di riferimento nella futura scuola di fotografia che avrà sede a Belforte del Chienti e che coinvolgerà anche gli altri quattro Comuni, sostenuta da un importante finanziamento del Pnrr. L’Appennino Foto Festival si conferma così un vero e proprio processo culturale che vuole crescere nel tempo, far crescere chi lo vive e generare valore per il territorio e per le persone.

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