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San Severino, all’alba torna il tradizionale pellegrinaggio a Santa Sperandia: percorso e raccomandazioni

Si rinnova anche quest'anno uno degli appuntamenti più suggestivi e sentiti dalla devozione popolare settempedana. Domenica 16 agosto la comunità si ritroverà alle prime luci dell'alba per il consueto pellegrinaggio a Santa Sperandia, un cammino tra fede, natura e tradizione. Il percorso e gli orari del cammino Il programma prevede il ritrovo dei fedeli alle ore 5:45 presso la chiesetta di Sant’Apollinare a Monte, con partenza fissata per le ore 6:00. L'itinerario si snoderà lungo le strade comunali attraversando le località di Straccialena e Montacuto, per poi fare tappa alla Roccaccia, alle suggestive Grotte di Santa Sperandia e in località Civitella. Il cammino, scandito da brevi soste, si concluderà alle ore 8:00 alla Croce del Monte Acuto, dove Don Noè e Padre Luciano Genga celebreranno la Santa Messa conclusiva. Consigli utili per i partecipanti e modifiche al traffico Trattandosi di un tragitto che presenta una difficoltà medio-alta, gli organizzatori racc...

A Tolentino presentata la stagione teatrale



Il 2025 segna per il Teatro Vaccaj quarant’anni di storie, volti, emozioni condivise dalla storica riapertura nel 1985: un traguardo che diventa occasione per riflettere sul significato profondo delle arti teatrali, specchio del tempo e della società, e allo stesso tempo, dell’importante ruolo del Teatro per la comunità e il territorio.

Ogni periodo storico ha le sue maschere e le sue verità nascoste. Nel teatro classico, la maschera era uno strumento che copriva il volto dell’attore per definire il personaggio, nel teatro moderno – e nella vita reale -, è diventata un simbolo forte: rappresenta i ruoli che assumiamo per essere accettati, amati, rispettati; la maschera è adattamento, difesa, a volte inganno.

La stagione 2025/2026 del Teatro Vaccaj, tra grandi classici, musical, drammaturgia contemporanea, danza e musica, sarà un viaggio attraverso epoche diverse - il rinascimento italiano, la Napoli di fine dell’800, l’America degli anni ’60-’70 e 2000 – guidato da un unico filo conduttore: la maschera dell’identità, tra finzione e realtà, costume e società.

Cinque spettacoli in abbonamento, cinque mondi diversi, dove ogni sipario che si apre è un invito a guardare oltre l’apparenza, a riconoscere le maschere indossate e, forse, a toglierle. I personaggi in scena, si trasformano, fingono, si rivelano, perché il teatro, come la vita, è un gioco di riflessi: ci mostra chi siamo davvero solo quando fingiamo di essere qualcun altro.

Prima tappa: la Brooklyn degli anni ‘70. Tony Manero vive per il sabato sera, quando può trasformarsi da giovane senza prospettive a “re” della pista da ballo. La disco-music è la sua fuga, la sua maschera luminosa, ma dietro le luci scintillanti si nasconde il bisogno di identità, di futuro, di riscatto.

Sarà, dunque, La febbre del sabato sera il musical, ad aprire la stagione del Teatro Vaccaj, dal 20 al 23 novembre, (20 replica in abbonamento, 21, 22 e 23 fuori abbonamento). Prodotto da Compagnia della Rancia su licenza di Broadway Licensing, e ispirato al film Paramount/RSO del 1977 e alla storia di Nik Cohn, adattato per il palcoscenico da Robert Stigwood in collaborazione con Bill Oakes (North American version scritta da Sean Cercone e David Abbinanti), con la coinvolgente colonna sonora dei Bee Gees e arrangiamenti e orchestrazioni di David Abbinanti, è diretto da Mauro Simone. La sua regia, che prende spunto dalle inquadrature immersive del film e dall’indimenticabile piano-sequenza con un giovanissimo John Travolta, restituisce a teatro freschezza e attualità a una storia che ha segnato un’intera generazione.

Sul palcoscenico, 21 performer, capitanati dalla travolgente coppia Simone Sassudelli (Tony Manero) / Gaia Soprano (Stephanie Mangano) danno vita a hit leggendarie, come Stayin’ Alive e Night Fever, o You should be dancing e How Deep Is Your Love, successi planetari della disco music ma, al tempo stesso, simboli della cultura degli anni Settanta, inni di libertà, coraggio e lotta contro l’emarginazione. Il testo e le liriche di alcune canzoni sono stati tradotti da Franco Travaglio, mentre i brani che animano le scene ambientate alla 2001 Odissey vengono interpretati in inglese.

Tolentino, quindi, sarà ancora una volta protagonista con la residenza di riallestimento di questa produzione firmata Compagnia della Rancia che dà il via a un lungo tour in tutta Italia, forte di un successo straordinario con 14 settimane di programmazione solo a Milano e oltre 50.000 spettatori entusiasti nella scorsa stagione, e testimonia ancora una volta il profondo legame che lega la Compagnia al Teatro Vaccaj e a tutta la comunità.

Il 10 dicembre ci trasferiremo nella Napoli borghese di fine ‘800 con il Medico dei pazzi, una farsa irresistibile, dove la normalità è solo una questione di prospettiva. Scritta nel 1908 da Eduardo Scarpetta, è una delle opere più rappresentative del teatro comico napoletano resa celebre anche dal film interpretato negli anni ‘50 da Totò, che ruota attorno alla figura di Felice Sciosciammocca, una maschera popolare creata dallo stesso autore come una versione umanizzata di Pulcinella. I personaggi fingono, si travestono, si confondono solo per convenienza, in gioco di equivoci che mette in discussione la normalità e l’apparenza. Nei panni del protagonista Gianfelice Imparato, attore napoletano noto per la sua versatilità e per le sue interpretazioni nel teatro di tradizione, capace di rendere omaggio alla tradizione comica di Scarpetta, pur portando un tocco personale e moderno al personaggio, grazie anche alla regia di Leo Muscato.

L’11 gennaio il palcoscenico del Teatro Vaccaj si vestirà di un’atmosfera rinascimentale per ospitare un’intensa rilettura del classico shakespeariano La bisbetica domata. Francesco Niccolini trasforma la controversa commedia in un viaggio profondo e attuale nell’identità femminile. Al centro della scena, una straordinaria Amanda Sandrelli dà voce e corpo a Caterina, figura ribelle e romantica, intrappolata in un mondo che la vuole domata, silenziosa, conforme. Ma chi è davvero Caterina? Una donna dal carattere difficile o una creatura che indossa la maschera che la società le ha cucito addosso? In questa versione, il tema della maschera dell’identità non è più solo un gioco teatrale, ma diventa il simbolo di una lotta interiore e sociale. Le maschere non servono più a ingannare, ma a sopravvivere. E quando cadono, rivelano tutta la fragilità e la forza di chi le ha indossate troppo a lungo. Lo spettacolo si fa specchio del nostro tempo: un tempo in cui la voce delle donne chiede di essere ascoltata, non domata.

Il 4 febbraio sarà la volta de Il Tenente Colombo – Analisi di un omicidio, raffinata trasposizione teatrale del testo originale Prescription: Murder di Richard Levinson e William Link, da cui nacque poi la celebre serie TV con Peter Falk. Ambientato nella New York borghese degli anni ’60, Il Tenente Colombo si presenta al pubblico con il volto di Gianluca Ramazzotti, affiancato da un cast d’eccezione e con la partecipazione straordinaria di Nini Salerno. La scena si apre con il delitto: lo spettatore sa già chi è il colpevole. Il cuore dello spettacolo non è la scoperta del colpevole, ma l’analisi sottile e implacabile delle maschere che ciascun personaggio indossa. Il brillante psichiatra assassino si cela dietro l’apparenza del raziocinio e del controllo. Colombo, invece, si traveste da uomo comune, quasi goffo, per disarmare l’avversario. Ma è proprio questa maschera, apparentemente ingenua, a rivelarsi l’arma più affilata. Con una regia elegante e una colonna sonora jazz che richiama le atmosfere noir lo spettacolo è molto più di un giallo teatrale: è un’indagine sull’animo umano, sulle sue contraddizioni e sulle maschere che indossiamo per nascondere la verità.

Si chiude il 7 marzo con la satira pungente di November, commedia feroce e irresistibile scritta da David Mamet - uno dei maestri del teatro contemporaneo -e ambientata alla Casa Bianca poco prima delle elezioni presidenziali, nei primi anni 2000. In scena Luca Barbareschi, attore e regista tra i più versatili del panorama italiano, dà vita a un presidente Smith grottesco e disperato, mentre Chiara Noschese, attrice e regista di grande sensibilità e intelligenza scenica, interpreta una Clarice lucida, ironica e profondamente umana, firmando anche una regia che unisce ritmo comico e profondità drammaturgica. Ogni personaggio indossa un ruolo, una facciata, un copione. Il potere diventa teatro, il teatro diventa politica e la maschera è indispensabile per sopravvivere. Smith è il politico che recita la parte del leader, Clarice è la consigliera che media tra etica e convenienza e il pubblico assiste a un carosello di verità manipolate, promesse vuote e retorica esasperata. La pièce è una fotografia del nostro tempo: fa ridere, riflettere e – forse – anche un po’ tremare.

Il 26 ottobre, il Teatro Vaccaj ospiterà Elio e il suo Quando un musicista ride, l’evento che chiude il programma di Biennale Off 2025. Lo spettacolo è un omaggio alla comicità musicale italiana degli anni ’60, da Jannacci a Cochi e Renato, da Gaber a Fo, reinterpretata con ironia e libertà da Elio e da una band di giovani musicisti e richiama perfettamente il tema della comicità involontaria della Biennale 2025. Quando un musicista ride esplora, infatti, quel confine sottile tra il serio e il comico, tra la musica e il paradosso, dove il riso nasce spesso in modo inatteso, spontaneo, e proprio per questo autentico. Elio gioca con le maschere della musica e del teatro, svelando quanto spesso l’umorismo sia una conseguenza non cercata, ma profondamente rivelatrice

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