In Italia, la sanità pubblica grida aiuto.
È la voce di pazienti, medici, infermieri e il resto del personale, costretti a fare i conti con i tagli effettuati da diversi governi nel corso degli anni.
A subire le conseguenze di questa situazione sono proprio i pazienti, i familiari che li assistono, i medici, gli infermieri e tutto il personale sanitario.
Negli ospedali italiani, in ogni singolo pronto soccorso regna il caos.
Persone che stanno male ammassate ore intere o giorni, lungo i corridoi oppure nelle stanze, in attesa di essere visitate.
La domanda principale che gira tra i pazienti è sempre la stessa, "Da quanto tempo aspetti?"
La risposta: "Sono qui da questa mattina!" o
"Sono qui da giorni, nessuno mi controlla e in reparto non ci sono i posti letto".
Gente che sta male, stressata, costretta ad attendere ore per una puntura, un prelievo di sangue oppure per una trasfusione, eseguita dal personale sanitario scarso e in alcuni casi scontroso, poiché non riesce a seguire ogni singolo paziente, ecco perché c'è bisogno di più medici e infermieri, in modo da soddisfare le esigenze di chi sta male e rimanere fedeli al Giuramento di Ippocrate, che sottolinea l'importanza di curare tutti i pazienti con eguale scrupolo e impegno, senza discriminazioni di razza, religione, nazionalità, condizione sociale o ideologia politica.
Trattare il paziente con rispetto e quindi anche la privacy non può diventare un optional a seguito dei tagli.
Non è giusto che un paziente si debba coprire con un lenzuolo oppure con il proprio giubbetto per espellere i propri bisogni fisiologici su una barella, lungo il corridoio e con le persone presenti.
Questa è solo una delle tante situazioni che si verificano negli ospedali italiani, in particolare al pronto soccorso.
Persone con dolori, in attesa di un miracolo per ricevere le anche le prime cure.
Alcuni addirittura preferiscono alzare i tacchi e tornare a casa, piuttosto che stare in un vero e proprio campo di battaglia.
Ma la questione tagli incide anche per prenotare una visita al Cup.
Gente costretta ad attendere anni per un'ecografia, una risonanza, una mammografia, una tac o qualsiasi altra prestazione.
Chi può si rivolge ai privati, chi invece non ha la possibilità economica per farlo, allora che sorte avrà?
Dove sta il rispetto per chi sta male?
La salute è un bene prezioso e nel 2025, prossimo 2026, non si può ridurre la santità in questo modo.
La sanità pubblica italiana grida aiuto, ma nessuno la sente.
Non si può dire un momento oppure bisogna attendere uno, due o tre anni per una visita ad un paziente malato o in gravi condizioni, poiché proprio quell'attimo può essere prezioso.
Elisa Cinquepalmi . Redazione -laScansionenet

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