Dalla lettura dei vari articoli del consigliere regionale, neo-eletto, Leonardo Catena, apprendiamo che l’azienda Cosmari sarebbe “ormai in forte crisi”. E' lo stesso leitmotiv che ormai da tempo siamo abituati a leggere sulle cronache locali più o meno a mesi alterni, cui si è solitamente scelto di rispondere solo nel merito tecnico ed in sedi opportune, come si confà ad un’azienda in-house di tutti i 56 Comuni soci dell’ATO di appartenenza (ATO3 Macerata), al di là del contingente colore politico di questa o quella amministrazione. Sembra quasi che, ancora una volta, chi è in cerca di visibilità, attacca Cosmari.
L’articolo continua con una serie di osservazioni e critiche non nuove, citando di fatti un documento preparato e reso pubblico alcuni mesi fa da dieci sindaci, tra cui il consigliere Catena, purtroppo tralasciando che allo stesso documento era seguito dettagliato e puntuale riscontro da parte dell’azienda, che si sperava avesse chiarito le varie criticità sollevate.
Senza
tornare pertanto su quei punti, cui, come detto, si è già avuto
abbondantemente, pacatamente ed esaustivamente modo di rispondere, e sempre
avendo ben chiaro il massimo rispetto dovuto alla cittadinanza, a chi è
chiamato ad amministrare un territorio ed al diritto di giusta critica
riservato a tutti, lungi dall’idea di avere verità in tasca o l’unica soluzione
possibile a problematiche ovviamente complesse, corre l’obbligo stavolta di
soffermarci su un passaggio degli articoli, che lascia sgomenti perché
sembrerebbe aprire scenari inquietanti sulla gestione del Cosmari.
Catena, citando il Presidente del Cosmari ed alcune sue presunte, recenti dichiarazioni circa il fatto che l’azienda “non ha emesso fatture nei confronti dei Comuni per svariati milioni”, pone dubbi sull’adeguatezza della gestione contabile. Si chiede in particolare come mai Cosmari non avrebbe emesso tali fatture, e se i bilanci aziendali siano regolari ed in ordine o se non si profili una palese violazione dei principi di trasparenza e correttezza amministrativa.
Ovviamente, la questione è da circa un paio d’anni ben conosciuta a tutti gli attori coinvolti nella gestione rifiuti dell’ATO3, dall’ETC (ATA3), a tutti i Comuni Soci (ivi inclusi organi politici, tecnici e di controllo… e chiaramente di Catena), per arrivare ovviamente agli ultimi due Consigli di Amministrazione, Collegi Sindacali e Comitati per l’attuazione del Controllo Analogo Congiunto susseguitisi nell’ultimi biennio.
Riteniamo grave e lesivo per la reputazione aziendale, oltre che di tutti i professionisti che in questi anni hanno redatto bilanci aziendali ed espresso parere favorevole sugli stessi, esternare allusioni di questo tipo, quando la spiegazione dell’operato aziendale e dei suoi dati contabili è assolutamente trasparente (e ci mancherebbe altro!) ed ovviamente riportato nei bilanci, consuntivi e preventivi, facilmente consultabili nella sezione “Società Trasparente” del sito istituzionale aziendale.
Peraltro, Catena sa bene che ogni anno, nel rispetto dell’obbligo stabilito dalla “Verifica debiti e crediti reciproci ex art.11, comma 6 - lett. j, D.Lgs. n.118/2011 e ss.mm.ii.” tra società in-house e Comune socio, Cosmari puntualmente comunica a tutte le amministrazioni lo stato reciproco di debiti e crediti, pertanto l’andamento contabile-amministrativo aziendale è ovviamente monitorato e pienamente trasparente verso tutti gli stakeholders coinvolti.
Nel merito dell’emissione della fattura e più in generale della correttezza contabile dei documenti aziendali, dovremmo (di nuovo) citare e dettagliare la normativa regolatoria Arera (MTR-2 ed MTR-3), la normativa civilistica in base alla quale Cosmari è tenuta a redigere i propri bilanci, e invece le norme di contabilità pubblica in base alle quali i Comuni sono tenuti a redigere i loro bilanci e rendiconti: per brevità, non possiamo che rimandare a tutte le relazioni presentate in questi ultimi anni e, come detto, rese pubbliche sul sito istituzionale aziendale, oltre che chiaramente discusse ed approvate nelle sedi assembleari competenti.
Continuare a gettare discredito e ripetere false allusioni a presunti illeciti, si comprende, non fa bene all’azienda e non è passato in questi anni inosservato agli occhi di tanti attori con cui ci pregiamo di collaborare tutti i giorni per la buona riuscita dei nostri servizi; non è gratificante per i circa 600 dipendenti aziendali, non è rassicurante per i fornitori aziendali, figuriamoci che tipo di messaggio possa essere verso il sistema bancario, specialmente in anni in cui, come da programmazione aziendale, vi è l’esigenza di ampliare l’accesso al credito.
Per chiunque abbia provato almeno una volta in vita sua ad entrare in banca e chiedere un prestito, è ovvio che se fosse vero solo un decimo di tali presunte irregolarità, non troveremmo un solo istituto bancario disposto a finanziare l’azienda ed il suo piano di investimenti: ci sia consentito pertanto concludere evidenziando che la controprova della totale correttezza dell’operato aziendale, lungimiranza gestionale di chi l’amministra e coerenza tecnico-amministrativa dell’azione svolta, è data dal fatto che nell’ultimo biennio 2024/25, l’azienda è stata finanziata per circa 11 milioni di euro annui con nuovi finanziamenti a medio/lungo termine (quindi circa 22 milioni nel biennio), da più istituti di credito, che nelle rispettive istruttorie hanno ovviamente avuto modo di entrare nel dettaglio dei numeri aziendali ed hanno evidentemente concluso circa la solidità, veridicità e positività degli stessi.
In conclusione, Cosmari resta senz’altro un’azienda solida, trasparente e controllata, impegnata ogni giorno a garantire un servizio essenziale per 56 Comuni e oltre 300.000 cittadini. Infatti non bisogna mai dimenticare che Cosmari è un’azienda interamente pubblica, considerata virtuosa, di proprietà di tutti i cittadini residenti nei Comuni soci e amministrata per loro dai sindaci pro tempore del loro Comune di appartenenza. Non sempre l’erba del vicino è più verde della propria. I risultati lo dimostrano ampiamente.
Vale la pena, ancora una volta, precisare che in base ai recenti dati pubblicati da Cittadinanza Attiva, le tariffe di Cosmari, decise dall’ATA n. 3 con il piano economico finanziario, secondo le indicazioni Arera e conseguentemente con la Tari applicata in maniera autonoma, in base ai regolamenti dai singoli Comuni, sono tra le più basse d’Italia. Nel 2025, la spesa media nazionale per la gestione dei rifiuti urbani è pari a 340 euro all’anno, in aumento del 3,3% rispetto al 2024 (329 euro). Le tariffe crescono – in misura differente – in tutte le regioni, ad eccezione di Molise, Valle d’Aosta e Sardegna, e in ben 95 dei 110 capoluoghi di provincia. Nelle Marche una famiglia paga in media 279 euro, un aumento del 5,5% rispetto ai 265 euro del 2024. A Macerata la Tari nel 2025 è pari a 261 euro contro i 239 del 2024 con un incremento dettato dalla mancanza di una discarica comprensoriale.

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