Si rinnova anche quest'anno uno degli appuntamenti più suggestivi e sentiti dalla devozione popolare settempedana. Domenica 16 agosto la comunità si ritroverà alle prime luci dell'alba per il consueto pellegrinaggio a Santa Sperandia, un cammino tra fede, natura e tradizione. Il percorso e gli orari del cammino Il programma prevede il ritrovo dei fedeli alle ore 5:45 presso la chiesetta di Sant’Apollinare a Monte, con partenza fissata per le ore 6:00. L'itinerario si snoderà lungo le strade comunali attraversando le località di Straccialena e Montacuto, per poi fare tappa alla Roccaccia, alle suggestive Grotte di Santa Sperandia e in località Civitella. Il cammino, scandito da brevi soste, si concluderà alle ore 8:00 alla Croce del Monte Acuto, dove Don Noè e Padre Luciano Genga celebreranno la Santa Messa conclusiva. Consigli utili per i partecipanti e modifiche al traffico Trattandosi di un tragitto che presenta una difficoltà medio-alta, gli organizzatori racc...
Caso Manni, pensione obbligatoria a 67 anni: perché la scuola italiana costringe i professori a smettere di insegnare
di Maurizio Verdenelli
Si fa presto a dire pensione. E se mettiamo, un insegnante nel pieno del vigore fisico/psichico dei suoi 65 anni o 67 -con il massimo dei contributi- non ci volesse andare? Non e' per nulla possibile, l'uscita dal lavoro e' senza alternativa alcuna! Un obbligo per legge non riscontrabile tra i 28 Paesi Occidentali le cui normative sul modello anglofono lasciano spazio alla eventuale volontarieta' dell'impegno aldila' della pensione acquisita. Soltanto in Italia per la scuola non s'applica peraltro la norma ora presente nel Bilancio 2025 dello Stato in riferimento alla possibilita' di proseguire il lavoro dopo i termini previsti dell'eta'.
"Non sono un mostro, ma pur rendendomi conto di rappresentare l'1% del totale, ho almeno io l'autenticita' di dirlo. Siamo di fronte ad una legge del 1957 ormai obsoleta dati anche e sopratutto il naturale mutamento temporale. E' un dettato che impone la quiescenza esclusivamente per una questione d'eta': testualmente per 'vecchiaia'. Una codificazione da mandare in soffitta visti i progressi della Geriatria e il finis vitae spostato intorno agli 80/90 anni. E' chiaro poi che tutti sono liberi da voler uscire dal lavoro al momento della cosidetta 'eta' pensionabile': 62 anni. Ma questa e' un'altra storia, forse un'altra battaglia. In ogni caso se l'Inps vorra' sopravvivere dovra' togliere questo paletto dell'obbligatorieta' della pensione per limiti d'eta'. E sarebbe proprio il caso, aggiungo, di non disperdere un grande patrimonio di professionalita' e d'esperienza: quello degli insegnanti a favore dei giovani, degli studenti".
E' un fiume in piena il professor Cosimo Franco Manni: il suo caso e' gia' esploso sulle prime pagine della stampa nazionale. Civitanovese classe 1959 trapiantato in Lombardia dal 1986, Manni insegna con passione e riconosciuta alta competenza Storia e Filosofia al Liceo Scientifico Leonardo a Brescia. Al quale, il 15 ottobre scorso il decreto del dirigente scolastico l'ha collocato d'autorita' in quiescenza ponendo la parola fine alla sua attivita' didattica dal 1. settembre prossimo in coincidenza appunto con la pensione di 'vecchiaia". Contro questo decreto nulla da fare: inutile e' risultato l'8 novembre la richiesta di revoca pur prontamente inoltrata per autotutela dal prof.
"Una forte amarezza perche' allo stato attuale delle cose non potro' portare alla Maturita' una classe quarta che bene mi sta seguendo" dice Manni. Che si e' visto nella camera di consiglio dell'8 gennaio scorso respingere anche dalla sezione staccata di Brescia del Tar della Lombardia, presidente Mauro Padroni, il successivo ricorso contro il decreto del preside presentato il 15 dicembre. Un ricorso dichiarato 'inammisibile' non gia' sul merito -sottolinea il docente- ma per difetto giusdizionale dello stesso giudice amministrativo trattandosi di materia di Lavoro.
Quindi di competenza del GAL presso il tribunale civile di Brescia. Al quale, tramite l'avv. Cristiano Pellegrini Quarantotti, Manni e' gia' ricorso. Si attende la sentenza entro breve: forse gia' a febbraio. Sara' un giudicato molto importante per la scuola italiana e la classe dei docenti che all'insegnamento hanno dedicato la vita. "La scuola e' la mia famiglia" dice il prof che ha scelto la vita di single e che ama Aristotele prediligendo fra tutte la lettura dell'Etica Nicomachea. Con un riferimento appropriato: il principio della saggezza si attua attraverso il 'sillogismo pratico' via mediana tra il target alto e virtuoso e i mezzi per raggiungerlo. Ci sara' una via 'aristotelica' per i prof. che amano i loro studenti 'inesperti della vita' e non intendono abbandonare al suono della campanella della 'vecchiaia' pensionistica?
"Per me chiedo di spostare la pensione di 3 anni anni a quando avro' 70 anni" dichiara il professor Manni. Che medita (chissa'?) il buen retiro proprio nella 'sua' Civitanova dove la sua famiglia e' molto conosciuta e stimata. Giuseppe Manni. il padre, da Modena si trasferi' nelle Marche per dirigere la piu' importante azienda civitanovese: la 'Cecchetti'. "Cui lui sempre si riferiva come SGI (Societa' Gestioni Industriali) specializzata in carri ferroviari e timonerie idrauliche. A quei tempi la SGI contava 500 dipendenti. Eravamo 7 figli, di questi solo Alvise (scrittore, coordinatore del Centro studi storici e docente al Liceo Classico di Civitanova ndr) e' rimasto a Civitanova".
Che ricordi?
"Tantissimi. Adolescenza e giovinezza in citta', il Classico nella Citta' Alta alla sezione staccata del liceo 'Leopardi' di Recanati, laurea alla Normale di Pisa, poi il concorso e la cattedra in centri della provincia bresciana poi nel capoluogo. A Civitanova torno ogni estate. Quindici anni fa con i miei 19 compagni delle scuole Elementari alla Castellara (maestro l'indimenticabile ex sindaco Antonio Bertoni) ho costituito una 'reunion' permanente con appuntamento fisso annuale. So tuttavia che questi miei carissimi ex compagni si vedono a tavola tutt'assieme anche piu' spesso...che nostalgia!".
Redazione - laScansionenet
Un altro modo di raccontare il territorio
Si fa presto a dire pensione. E se mettiamo, un insegnante nel pieno del vigore fisico/psichico dei suoi 65 anni o 67 -con il massimo dei contributi- non ci volesse andare? Non e' per nulla possibile, l'uscita dal lavoro e' senza alternativa alcuna! Un obbligo per legge non riscontrabile tra i 28 Paesi Occidentali le cui normative sul modello anglofono lasciano spazio alla eventuale volontarieta' dell'impegno aldila' della pensione acquisita. Soltanto in Italia per la scuola non s'applica peraltro la norma ora presente nel Bilancio 2025 dello Stato in riferimento alla possibilita' di proseguire il lavoro dopo i termini previsti dell'eta'.
"Non sono un mostro, ma pur rendendomi conto di rappresentare l'1% del totale, ho almeno io l'autenticita' di dirlo. Siamo di fronte ad una legge del 1957 ormai obsoleta dati anche e sopratutto il naturale mutamento temporale. E' un dettato che impone la quiescenza esclusivamente per una questione d'eta': testualmente per 'vecchiaia'. Una codificazione da mandare in soffitta visti i progressi della Geriatria e il finis vitae spostato intorno agli 80/90 anni. E' chiaro poi che tutti sono liberi da voler uscire dal lavoro al momento della cosidetta 'eta' pensionabile': 62 anni. Ma questa e' un'altra storia, forse un'altra battaglia. In ogni caso se l'Inps vorra' sopravvivere dovra' togliere questo paletto dell'obbligatorieta' della pensione per limiti d'eta'. E sarebbe proprio il caso, aggiungo, di non disperdere un grande patrimonio di professionalita' e d'esperienza: quello degli insegnanti a favore dei giovani, degli studenti".
E' un fiume in piena il professor Cosimo Franco Manni: il suo caso e' gia' esploso sulle prime pagine della stampa nazionale. Civitanovese classe 1959 trapiantato in Lombardia dal 1986, Manni insegna con passione e riconosciuta alta competenza Storia e Filosofia al Liceo Scientifico Leonardo a Brescia. Al quale, il 15 ottobre scorso il decreto del dirigente scolastico l'ha collocato d'autorita' in quiescenza ponendo la parola fine alla sua attivita' didattica dal 1. settembre prossimo in coincidenza appunto con la pensione di 'vecchiaia". Contro questo decreto nulla da fare: inutile e' risultato l'8 novembre la richiesta di revoca pur prontamente inoltrata per autotutela dal prof.
"Una forte amarezza perche' allo stato attuale delle cose non potro' portare alla Maturita' una classe quarta che bene mi sta seguendo" dice Manni. Che si e' visto nella camera di consiglio dell'8 gennaio scorso respingere anche dalla sezione staccata di Brescia del Tar della Lombardia, presidente Mauro Padroni, il successivo ricorso contro il decreto del preside presentato il 15 dicembre. Un ricorso dichiarato 'inammisibile' non gia' sul merito -sottolinea il docente- ma per difetto giusdizionale dello stesso giudice amministrativo trattandosi di materia di Lavoro.
Quindi di competenza del GAL presso il tribunale civile di Brescia. Al quale, tramite l'avv. Cristiano Pellegrini Quarantotti, Manni e' gia' ricorso. Si attende la sentenza entro breve: forse gia' a febbraio. Sara' un giudicato molto importante per la scuola italiana e la classe dei docenti che all'insegnamento hanno dedicato la vita. "La scuola e' la mia famiglia" dice il prof che ha scelto la vita di single e che ama Aristotele prediligendo fra tutte la lettura dell'Etica Nicomachea. Con un riferimento appropriato: il principio della saggezza si attua attraverso il 'sillogismo pratico' via mediana tra il target alto e virtuoso e i mezzi per raggiungerlo. Ci sara' una via 'aristotelica' per i prof. che amano i loro studenti 'inesperti della vita' e non intendono abbandonare al suono della campanella della 'vecchiaia' pensionistica?
"Per me chiedo di spostare la pensione di 3 anni anni a quando avro' 70 anni" dichiara il professor Manni. Che medita (chissa'?) il buen retiro proprio nella 'sua' Civitanova dove la sua famiglia e' molto conosciuta e stimata. Giuseppe Manni. il padre, da Modena si trasferi' nelle Marche per dirigere la piu' importante azienda civitanovese: la 'Cecchetti'. "Cui lui sempre si riferiva come SGI (Societa' Gestioni Industriali) specializzata in carri ferroviari e timonerie idrauliche. A quei tempi la SGI contava 500 dipendenti. Eravamo 7 figli, di questi solo Alvise (scrittore, coordinatore del Centro studi storici e docente al Liceo Classico di Civitanova ndr) e' rimasto a Civitanova".
Che ricordi?
"Tantissimi. Adolescenza e giovinezza in citta', il Classico nella Citta' Alta alla sezione staccata del liceo 'Leopardi' di Recanati, laurea alla Normale di Pisa, poi il concorso e la cattedra in centri della provincia bresciana poi nel capoluogo. A Civitanova torno ogni estate. Quindici anni fa con i miei 19 compagni delle scuole Elementari alla Castellara (maestro l'indimenticabile ex sindaco Antonio Bertoni) ho costituito una 'reunion' permanente con appuntamento fisso annuale. So tuttavia che questi miei carissimi ex compagni si vedono a tavola tutt'assieme anche piu' spesso...che nostalgia!".
Redazione - laScansionenet
Un altro modo di raccontare il territorio





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