“In un bel
brano di commento a questo Vangelo di Matteo, che narra la visita dei Magi, uno
dei Papi di nome Leone, il primo è il più noto: San Leone Magno, dice: ‘Colui
che è nato per tutti, oggi si fa conoscere a tutti’. Il nostro Dio, ci insegna l’Epifania, non è il
Dio di un gruppo ristretto, di una lobby di amici, tutti intenti a gestire i
loro privilegi. Il nostro Dio si è fatto uomo per tutti e si fa conoscere a
tutti.
In questo
Vangelo i Magi rappresentano infatti, tutti i popoli, chiamati all’incontro con
Gesù, il figlio dell’unico Padre celeste, che ci rende tutti fratelli tra noi.
Basterebbe già questo messaggio a farci meditare su quanto il mondo di oggi si
stia allontanando dal Vangelo e dalla sua Sapienza”: nell’omelia della
celebrazione eucaristica per l’Epifania mons. Nazzareno Marconi, vescovo della
diocesi di Macerata, ha sottolineato la sapienza di Dio.
Il vangelo
odierno getta uno ‘sguardo’ sul valore della conoscenza: “Con una certa ironia
questo Vangelo mette a contrasto due tipi di sapienti e due tipi di potenti. Da
una parte, in negativo, abbiamo Erode: un potente contornato di consiglieri,
che studiano da secoli la parola di Dio. Questo potente sa tutto sul messia, anche
sul luogo dove nascerà: il piccolo villaggio di Betlemme, che dista solo 9 km
dalla sua Reggia di Gerusalemme.
Eppure, tutta
questa conoscenza per Erode non diventa Sapienza, perché non diventa vita:
Erode con i suoi saggi resta seduto sul trono, non va ad adorare il Bambino che
è nato per tutti e così si mette fuori dalla salvezza. Sarebbe tanto vicino a
Dio, ma è così concentrato su di sé, sul suo potere, che è incapace di
incontrarlo. Si riempie la bocca delle parole della Scrittura, ma queste parole
non scendono nel suo cuore. Recita la parte di un potente devoto, ma tutta
questa devozione non lo spinge a mettersi in cammino verso il bene, è devozione
senza conversione”.
A questa
sapienza mondana si contrappone quella dei magi: “All’opposto si situano i
Magi, potenti ma umili, saggi ma ancora desiderosi di conoscere, esperti delle
cose del cielo ma capaci di chinarsi sulla terra, di raggiungere quella
periferia esistenziale che era il piccolo villaggio di Betlemme, di entrare
nella casa di un umile lavoratore, di contemplare la presenza di Dio in un
Bambino.
A loro, poveri
di conoscenza religiosa e ignari del contenuto della Parola di Dio, quel Dio
che è venuto per tutti si fa conoscere. Perché i loro cuori erano in ricerca di
ciò che è vero giusto e buono. Fortunatamente anche i personaggi dei Magi sono
profezia di tanti che esistono nel mondo di oggi, uomini di buona volontà, che
non ci aspetteremmo di incontrare tra i personaggi del presepe, eppure sono lì,
a testimoniare che davvero il Signore è venuto per tutti e quindi anche per
ciascuno di noi”.
Ecco la novità
che scoprono i Magi: “I Magi dicono che c’è speranza per il mondo… All’opposto
i Magi sono una piccola comunità. Il Vangelo non dice quanti, ma la tradizione
cristiana meditando su questo mistero li hai immaginati almeno tre, provenienti
da popoli diversi e da luoghi diversi. Che prima hanno imparato ad essere amici
tra loro e poi con la forza di questa amicizia hanno incontrato Dio”.
La storia dei
Magi indica la possibilità di un cammino: “La storia dei Magi ci spiega che
quando l’umanità mette in campo le sue virtù migliori: il desiderio non solo di
conoscenza ma di Sapienza, l’umiltà, la disponibilità a mettersi in cammino
alla ricerca di ciò che è vero buono e bello, il superamento delle frontiere e
l’apertura ad ogni uomo nell’amicizia sincera, certo il Signore si rivelerà a
loro”.
Quindi l’epifania
è la manifestazione di Dio al mondo nella sua ‘piccolezza’: “Ed ecco che in un
mondo di supponenti, di potenti e di prepotenti, Dio si rivela nella fragilità
di un bambino che non sa ancora parlare, sa solo aprire le braccia ad un
incontro che accoglie senza riserve e senza giudizi. E soprattutto Dio si
rivela in una promessa di futuro, in un annuncio di speranza, perché proprio
questo è una vita che nasce.
Questo
messaggio semplice ed umile, eppure fortemente critico verso tanti errori che
abitano il nostro mondo di oggi, è il messaggio dell’Epifania. Quel mite re di
pace che è nato per tutti oggi vuol farsi conoscere a tutti. E ci consegna
questa missione: come Chiesa siamo chiamati ad annunciarlo a tutti, ma dovremo
farlo rispettando il suo stile: di mitezza, di serenità e di pace”.

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