Si rinnova anche quest'anno uno degli appuntamenti più suggestivi e sentiti dalla devozione popolare settempedana. Domenica 16 agosto la comunità si ritroverà alle prime luci dell'alba per il consueto pellegrinaggio a Santa Sperandia, un cammino tra fede, natura e tradizione. Il percorso e gli orari del cammino Il programma prevede il ritrovo dei fedeli alle ore 5:45 presso la chiesetta di Sant’Apollinare a Monte, con partenza fissata per le ore 6:00. L'itinerario si snoderà lungo le strade comunali attraversando le località di Straccialena e Montacuto, per poi fare tappa alla Roccaccia, alle suggestive Grotte di Santa Sperandia e in località Civitella. Il cammino, scandito da brevi soste, si concluderà alle ore 8:00 alla Croce del Monte Acuto, dove Don Noè e Padre Luciano Genga celebreranno la Santa Messa conclusiva. Consigli utili per i partecipanti e modifiche al traffico Trattandosi di un tragitto che presenta una difficoltà medio-alta, gli organizzatori racc...
Sanità nelle Marche, Marconi: “Più lungodegenza e chirurgia breve negli ospedali di comunità per ridurre le liste d’attesa”
Rafforzare il ruolo degli ospedali di comunità per alleggerire la pressione sulle strutture maggiori e ridurre le liste d’attesa. È questo l’obiettivo dell’interrogazione presentata dal capogruppo UdC in Consiglio regionale, Luca Marconi, alla Giunta delle Marche.
Al centro dell’atto ispettivo c’è la richiesta di riattivare e strutturare in modo stabile posti letto di lungodegenza e attività di chirurgia a ciclo breve negli ospedali di comunità marchigiani, con l’intento di rendere più efficiente l’intero sistema sanitario regionale e rispondere in maniera più efficace ai bisogni dei cittadini. Gli effetti del DM 70/2015 e gli ospedali congestionati
L’interrogazione prende le mosse dagli effetti del decreto ministeriale 70 del 2015, che ha riorganizzato la rete ospedaliera concentrando i posti letto per acuti negli ospedali di base, di primo e secondo livello. Una riforma che, a oltre dieci anni di distanza, secondo Marconi mostra criticità evidenti. Le strutture ospedaliere maggiori, infatti, si trovano sempre più spesso a gestire contemporaneamente prestazioni ad alta complessità e interventi più semplici, con ricadute dirette sui tempi di attesa e sulla qualità dell’assistenza.
“In una fase transitoria – sottolinea Marconi – alcuni ospedali di comunità hanno mantenuto posti letto di lungodegenza o attività di chirurgia a ciclo breve. In alcuni casi queste funzioni sono tuttora presenti. È necessario capire se e come sia possibile estenderle in modo strutturato a tutti gli ospedali di comunità delle Marche”. Il “cruscotto” per i posti letto e le possibili deroghe
Nel documento viene richiamato anche il progetto annunciato dall’assessore regionale alla Sanità, attualmente in fase di elaborazione, che prevede la creazione di un “cruscotto” organizzativo gestito dai Pronto soccorso. Lo strumento consentirebbe di monitorare in tempo reale la disponibilità di posti letto negli ospedali di comunità, migliorando la gestione delle emergenze e l’appropriatezza dei ricoveri. Alla luce di questo scenario, Marconi chiede alla Giunta se sia possibile rafforzare ulteriormente il ruolo degli ospedali di comunità, anche attraverso eventuali deroghe da concordare con il Governo centrale. L’idea è quella di prevedere non solo posti letto a supporto delle emergenze, ma anche spazi dedicati alla lungodegenza e interventi di chirurgia a ciclo breve.
“Riportare alcune attività sanitarie negli ospedali di comunità – conclude Marconi – significa alleggerire concretamente la pressione sugli ospedali principali, contribuire alla riduzione delle liste d’attesa e garantire una maggiore vicinanza dei servizi ospedalieri ai cittadini che vivono nei centri medio-piccoli della regione”.
Una proposta che riapre il dibattito sull’organizzazione della sanità territoriale nelle Marche, tra esigenze di efficienza, prossimità e sostenibilità del sistema.
L.D - Redazione - laScansionenet
Un altro modo di raccontare il territorio
Al centro dell’atto ispettivo c’è la richiesta di riattivare e strutturare in modo stabile posti letto di lungodegenza e attività di chirurgia a ciclo breve negli ospedali di comunità marchigiani, con l’intento di rendere più efficiente l’intero sistema sanitario regionale e rispondere in maniera più efficace ai bisogni dei cittadini. Gli effetti del DM 70/2015 e gli ospedali congestionati
L’interrogazione prende le mosse dagli effetti del decreto ministeriale 70 del 2015, che ha riorganizzato la rete ospedaliera concentrando i posti letto per acuti negli ospedali di base, di primo e secondo livello. Una riforma che, a oltre dieci anni di distanza, secondo Marconi mostra criticità evidenti. Le strutture ospedaliere maggiori, infatti, si trovano sempre più spesso a gestire contemporaneamente prestazioni ad alta complessità e interventi più semplici, con ricadute dirette sui tempi di attesa e sulla qualità dell’assistenza.
“In una fase transitoria – sottolinea Marconi – alcuni ospedali di comunità hanno mantenuto posti letto di lungodegenza o attività di chirurgia a ciclo breve. In alcuni casi queste funzioni sono tuttora presenti. È necessario capire se e come sia possibile estenderle in modo strutturato a tutti gli ospedali di comunità delle Marche”. Il “cruscotto” per i posti letto e le possibili deroghe
Nel documento viene richiamato anche il progetto annunciato dall’assessore regionale alla Sanità, attualmente in fase di elaborazione, che prevede la creazione di un “cruscotto” organizzativo gestito dai Pronto soccorso. Lo strumento consentirebbe di monitorare in tempo reale la disponibilità di posti letto negli ospedali di comunità, migliorando la gestione delle emergenze e l’appropriatezza dei ricoveri. Alla luce di questo scenario, Marconi chiede alla Giunta se sia possibile rafforzare ulteriormente il ruolo degli ospedali di comunità, anche attraverso eventuali deroghe da concordare con il Governo centrale. L’idea è quella di prevedere non solo posti letto a supporto delle emergenze, ma anche spazi dedicati alla lungodegenza e interventi di chirurgia a ciclo breve.
“Riportare alcune attività sanitarie negli ospedali di comunità – conclude Marconi – significa alleggerire concretamente la pressione sugli ospedali principali, contribuire alla riduzione delle liste d’attesa e garantire una maggiore vicinanza dei servizi ospedalieri ai cittadini che vivono nei centri medio-piccoli della regione”.
Una proposta che riapre il dibattito sull’organizzazione della sanità territoriale nelle Marche, tra esigenze di efficienza, prossimità e sostenibilità del sistema.
L.D - Redazione - laScansionenet
Un altro modo di raccontare il territorio

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