All'affermazione
di vendere le farmacie comunali, si potrebbe rispondere, ironicamente, con la
proposta di vendere il Comune stesso, gli spazi pubblici e, perché no, gli
ospedali (ah, in realtà con la privatizzazione dilagante ci stiamo arrivando).
Tra un professore che parla di vendere le proprie lezioni invece di garantirle a tutte e tutti a scuola (vedasi cronaca nazionale) e un terzo polo (vedasi quel di Macerata) che invece di tutelare i beni pubblici vuole dare tutto in mano ai privati non ci sarebbe nulla da ridere, per quanto sembri una scena di quei romanzi di fantascienza umoristica in voga negli anni '80.
Lo stesso terzo polo, con candidati che hanno sostenuto Parcaroli e Acquaroli nel 2020, che afferma che non c'è differenza tra centrosinistra e centrodestra e fa l'esempio del caso Simonetti (dove va ricordato che una delle due coalizioni ha fatto un sit in per opporsi alla variante) non ci rimarrà male se si sentirà dire che la differenza, noi di Avs, non la vediamo tra loro e il centrodestra. Infatti, le farmacie comunali sono un bene comune che deve rimanere tale.
Azzerare l'IVA sui prezzi dei prodotti di prima necessità, come gli assorbenti femminili e i prodotti di igiene intima, come fatto da qualche anno nel Comune di Firenze, dovrebbe essere l'obiettivo di chi amministra. Inoltre, l'obiettivo delle farmacie comunali non può e non deve essere quello del profitto economico, bensì essere un servizio culturale e sociale per cittadine e cittadini a 360°. Educare, informare e supportare le fragilità! Il resto lasciamolo ai romanzi umoristici (e fantascientifici).
Leonardo Piergentili (co-portavoce provinciale Avs)

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