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San Severino, all’alba torna il tradizionale pellegrinaggio a Santa Sperandia: percorso e raccomandazioni

Si rinnova anche quest'anno uno degli appuntamenti più suggestivi e sentiti dalla devozione popolare settempedana. Domenica 16 agosto la comunità si ritroverà alle prime luci dell'alba per il consueto pellegrinaggio a Santa Sperandia, un cammino tra fede, natura e tradizione. Il percorso e gli orari del cammino Il programma prevede il ritrovo dei fedeli alle ore 5:45 presso la chiesetta di Sant’Apollinare a Monte, con partenza fissata per le ore 6:00. L'itinerario si snoderà lungo le strade comunali attraversando le località di Straccialena e Montacuto, per poi fare tappa alla Roccaccia, alle suggestive Grotte di Santa Sperandia e in località Civitella. Il cammino, scandito da brevi soste, si concluderà alle ore 8:00 alla Croce del Monte Acuto, dove Don Noè e Padre Luciano Genga celebreranno la Santa Messa conclusiva. Consigli utili per i partecipanti e modifiche al traffico Trattandosi di un tragitto che presenta una difficoltà medio-alta, gli organizzatori racc...

Catena: grave l’introduzione di criteri politici per la discarica

 


Dopo anni di rinvii sulla scelta del sito per la nuova discarica provinciale, la destra che governa da tempo l’ATA e gran parte dei Comuni maceratesi ha deciso di imprimere un’accelerazione improvvisa a poche settimane dal voto amministrativo in diversi territori coinvolti. Ciò dà inevitabilmente l’impressione che questa scelta risponda più a esigenze di convenienza elettorale che a una programmazione seria e trasparente.

Se davvero si riteneva che la decisione finale dovesse essere determinata da criteri esclusivamente politici, allora è legittimo chiedersi perché questo non sia stato fatto anni fa, evitando al territorio anni di paralisi decisionale, costi crescenti e pesanti ricadute economiche sui cittadini. È inoltre incomprensibile perché siano state impiegate decine di migliaia di euro di risorse pubbliche per affidare all’Università uno studio tecnico e una graduatoria che oggi si vuole stravolgere attraverso criteri introdotti successivamente.

Si tratta di una condotta grave che rischia di presentare anche evidenti criticità sul piano della legittimità amministrativa. I ritardi accumulati in questi anni hanno contribuito in modo pesantissimo alla crisi del Cosmari, i cui costi sono stati scaricati e continueranno ad essere scaricati sulle famiglie e sulle imprese attraverso l’aumento della Tari. Oggi, invece di recuperare credibilità e trasparenza, si sceglie una strada che rischia di aggravare ulteriormente tensioni e contenziosi, con il concreto rischio di dilatare i tempi a causa dei ricorsi già annunciati da diversi Comuni.

La scelta di superare la graduatoria elaborata dai tecnici incaricati dall’Università Politecnica delle Marche rappresenta uno strappo evidente. Nessuno sostiene che la politica non debba assumersi la responsabilità delle decisioni finali. Ma quando si modificano parametri e pesi dopo un lavoro tecnico costruito su criteri oggettivi e condivisi, diventa doveroso spiegare con chiarezza ai cittadini perché si cambia strada. Ancora più preoccupante è il fatto che le ipotesi circolate sui giornali nei giorni precedenti coincidano con quanto emerso nell’assemblea dei sindaci, alimentando il sospetto che il confronto sia stato soltanto una ratifica di decisioni già prese in precedenza e altrove.

Particolarmente grave appare l’introduzione di cosiddetti “criteri politici” che rischiano di alterare completamente la graduatoria tecnica. Il Piano d’Ambito richiama infatti un procedimento localizzativo fondato sull’applicazione dei criteri previsti dal Piano Regionale dei Rifiuti e sulla valutazione dei fattori territoriali attraverso un percorso già definito. Per questo risulta estremamente critico l'inserimento di condizioni che non trovano esplicito riscontro né nel Piano d’Ambito né nel PRGR, come la densità abitativa, il cratere sismico o il principio secondo cui un territorio che abbia già ospitato una discarica debba essere considerato automaticamente non idoneo.

Il problema non è negare il ruolo della politica nelle decisioni finali, ma il fatto che parametri non previsti nel percorso originario vengano introdotti ora, rischiando di alterare ex post l’impianto tecnico della procedura e di compromettere trasparenza, imparzialità e coerenza amministrativa. Questa decisione colpisce Comuni che non si trovano ai primi posti della graduatoria, senza che siano state esplicitate fondate motivazioni tecniche e amministrative in grado di giustificare un simile ribaltamento. In questo quadro, il rischio è che passi un messaggio sbagliato: che la localizzazione di un impianto così delicato non dipenda da criteri oggettivi, ma da equilibri politici o, peggio, da logiche punitive verso amministrazioni considerate “non allineate”. Questo mette in discussione il principio stesso di imparzialità istituzionale che dovrebbe guidare decisioni così delicate.

Colpisce inoltre il criterio della densità abitativa: i territori che producono più rifiuti rischiano di essere sostanzialmente sollevati dal peso dello smaltimento, scaricandolo ancora una volta sui piccoli Comuni e sulle aree più fragili. Una scelta che contraddice anni di retorica sul valore dei Borghi e dei territori interni.

Nessun territorio vuole una discarica. Proprio per questo servivano regole chiare, criteri definiti in partenza - non modificati in corsa - e decisioni trasparenti. Su un tema così delicato sarebbero serviti equilibrio e autorevolezza istituzionale. Invece la destra maceratese ha privilegiato logiche di potere e convenienza politica, scegliendo una strada che rischia di lasciare una ferita profonda nel rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini.

Da Leonardo Catena

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