Dopo anni di
rinvii sulla scelta del sito per la nuova discarica provinciale, la destra che
governa da tempo l’ATA e gran parte dei Comuni maceratesi ha deciso di
imprimere un’accelerazione improvvisa a poche settimane dal voto amministrativo
in diversi territori coinvolti. Ciò dà inevitabilmente l’impressione che questa
scelta risponda più a esigenze di convenienza elettorale che a una
programmazione seria e trasparente.
Se davvero
si riteneva che la decisione finale dovesse essere determinata da criteri
esclusivamente politici, allora è legittimo chiedersi perché questo non sia
stato fatto anni fa, evitando al territorio anni di paralisi decisionale, costi
crescenti e pesanti ricadute economiche sui cittadini. È inoltre
incomprensibile perché siano state impiegate decine di migliaia di euro di
risorse pubbliche per affidare all’Università uno studio tecnico e una
graduatoria che oggi si vuole stravolgere attraverso criteri introdotti
successivamente.
Si tratta di una condotta grave che rischia di presentare anche evidenti
criticità sul piano della legittimità amministrativa. I ritardi accumulati in
questi anni hanno contribuito in modo pesantissimo alla crisi del Cosmari, i
cui costi sono stati scaricati e continueranno ad essere scaricati sulle
famiglie e sulle imprese attraverso l’aumento della Tari. Oggi, invece di
recuperare credibilità e trasparenza, si sceglie una strada che rischia di
aggravare ulteriormente tensioni e contenziosi, con il concreto rischio di
dilatare i tempi a causa dei ricorsi già annunciati da diversi Comuni.
La scelta di superare la graduatoria elaborata dai tecnici incaricati dall’Università
Politecnica delle Marche rappresenta uno strappo evidente. Nessuno sostiene che
la politica non debba assumersi la responsabilità delle decisioni finali. Ma
quando si modificano parametri e pesi dopo un lavoro tecnico costruito su
criteri oggettivi e condivisi, diventa doveroso spiegare con chiarezza ai
cittadini perché si cambia strada. Ancora più preoccupante è il fatto che le
ipotesi circolate sui giornali nei giorni precedenti coincidano con quanto
emerso nell’assemblea dei sindaci, alimentando il sospetto che il confronto sia
stato soltanto una ratifica di decisioni già prese in precedenza e altrove.
Particolarmente grave appare l’introduzione di cosiddetti “criteri politici”
che rischiano di alterare completamente la graduatoria tecnica. Il Piano
d’Ambito richiama infatti un procedimento localizzativo fondato
sull’applicazione dei criteri previsti dal Piano Regionale dei Rifiuti e sulla
valutazione dei fattori territoriali attraverso un percorso già definito. Per
questo risulta estremamente critico l'inserimento di condizioni che non trovano
esplicito riscontro né nel Piano d’Ambito né nel PRGR, come la densità
abitativa, il cratere sismico o il principio secondo cui un territorio che
abbia già ospitato una discarica debba essere considerato automaticamente non
idoneo.
Il problema non è negare il ruolo della politica nelle decisioni finali, ma il
fatto che parametri non previsti nel percorso originario vengano introdotti
ora, rischiando di alterare ex post l’impianto tecnico della procedura e di
compromettere trasparenza, imparzialità e coerenza amministrativa. Questa
decisione colpisce Comuni che non si trovano ai primi posti della graduatoria,
senza che siano state esplicitate fondate motivazioni tecniche e amministrative
in grado di giustificare un simile ribaltamento. In questo quadro, il rischio è
che passi un messaggio sbagliato: che la localizzazione di un impianto così
delicato non dipenda da criteri oggettivi, ma da equilibri politici o, peggio,
da logiche punitive verso amministrazioni considerate “non allineate”. Questo
mette in discussione il principio stesso di imparzialità istituzionale che
dovrebbe guidare decisioni così delicate.
Colpisce inoltre il criterio della densità abitativa: i territori che producono
più rifiuti rischiano di essere sostanzialmente sollevati dal peso dello
smaltimento, scaricandolo ancora una volta sui piccoli Comuni e sulle aree più
fragili. Una scelta che contraddice anni di retorica sul valore dei Borghi e
dei territori interni.
Nessun territorio vuole una discarica. Proprio per questo servivano regole
chiare, criteri definiti in partenza - non modificati in corsa - e decisioni
trasparenti. Su un tema così delicato sarebbero serviti equilibrio e
autorevolezza istituzionale. Invece la destra maceratese ha privilegiato
logiche di potere e convenienza politica, scegliendo una strada che rischia di
lasciare una ferita profonda nel rapporto di fiducia tra istituzioni e
cittadini.
Da Leonardo Catena

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