C’è una scelta contenuta nella delibera n. 212 del 18 giugno 2026 e nella
successiva determina di affidamento che, lo dico con chiarezza, faccio fatica a
comprendere. Per decidere il futuro dei 188 alloggi pubblici
realizzati dopo il sisma, l’Amministrazione ha scelto di affidare a un soggetto
esterno lo studio del patrimonio, l'analisi dei bisogni della città, la
progettazione del piano di housing sociale e la predisposizione del futuro
bando, per un importo di 26.000 euro di risorse pubbliche.
E la domanda è
inevitabile: perché? Perché ricorrere a un incarico esterno quando
l’Amministrazione dispone già di un Assessore con delega al patrimonio, ex
dirigente ERAP, quindi con una conoscenza diretta e consolidata del settore
dell’edilizia residenziale pubblica? E perché, dovendo comunque esternalizzare,
affidare l’incarico a un altro ex dirigente ERAP?
L’incarico è
stato affidato all’ingegner Maurizio Urbinati, già direttore dell’ERAP Marche e
collega di lunga data dell’assessore Ferri ai tempi dell’ERAP. Una circostanza
che, proprio per la natura dell’affidamento diretto, avrebbe richiesto una
motivazione particolarmente rigorosa e trasparente.
Si tratta di
una delle partite più rilevanti degli ultimi anni. La stessa Giunta definisce
quei 188 alloggi come “un’occasione unica e forse irripetibile” per il futuro
della città. Proprio per questo ci si sarebbe aspettati una piena assunzione di
responsabilità politica, non una progressiva esternalizzazione delle scelte
strategiche.
Tra le
attività affidate al consulente compare perfino l’analisi dei bisogni della
città. Ma conoscere il territorio, il patrimonio pubblico e le priorità della
comunità non dovrebbe essere il punto di partenza dell’azione amministrativa?
Se dopo anni di governo si arriva a delegare all’esterno anche questa funzione,
il problema non è il consulente. È chi amministra la città.
I cittadini
pagano già un Sindaco, una Giunta e una struttura amministrativa. Non eleggono
consulenti, ma amministratori. Quindi perché pagare un consulente esterno per
attività che rientrano nelle stesse competenze già presenti in Giunta, a
partire dall’Assessore al patrimonio?
C’è poi un
altro aspetto che non può essere ignorato, la presenza negli alloggi di nuclei
che, alla luce dell’evoluzione normativa e del superamento della fase
emergenziale, non rientrano più tra i destinatari originari della misura. La
Regione Marche ha già definito i criteri per il post-emergenza. Il problema,
quindi, non è la mancanza di regole, ma la loro applicazione. Ed è il Comune
che deve assumersi la responsabilità di applicarle con chiarezza, coerenza e
senza il timore di perdere eventuali “consensi”.
Per governare
servono idee chiare e la capacità di valorizzare le competenze già presenti
all’interno dell’Amministrazione. Solo quando queste mancano ha senso ricorrere
a professionalità esterne. Ma, alla luce degli atti, non sembra questo il caso.
La Giunta
mantiene formalmente la titolarità delle decisioni, ma affida all’esterno la
costruzione del percorso tecnico che quelle decisioni dovrebbe orientare.Il
quadro che emerge è chiaro e solleva seri dubbi sulla capacità di amministrare.
I fatti, del resto, sono quelli scritti nella delibera e nella determina. La
responsabilità di questa impostazione è dell’intera Giunta, ma ricade in modo
diretto sul Sindaco e sull’assessore competente, che ne hanno determinato
indirizzo e contenuti.

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