Mi è capitato di leggere un articolo del SIM Carabinieri Marche che pone una questione tutt'altro che marginale: garantire alloggi al personale delle Forze dell'Ordine non è un privilegio, ma una scelta che rafforza la sicurezza delle nostre comunità. Leggendolo, ho pensato subito a Tolentino ed al confronto aperto in questi giorni sulla destinazione degli appartamenti realizzati in sostituzione delle SAE.
La sicurezza non si proclama: si costruisce, anche partendo da una casa. So già che questa riflessione potrà far discutere qualcuno, ma il tema degli alloggi per le Forze dell'Ordine non nasce oggi. Dopo il sisma avevo già iniziato ad affrontare la questione della sistemazione abitativa dei Carabinieri.
La presenza della Compagnia Carabinieri ha portato negli ultimi anni a un incremento dei militari in servizio a Tolentino, rendendo ancora più attuale la questione degli alloggi per il personale. Una questione che, del resto, riguarda direttamente anche il nostro Comune, tra quelli interessati dalla richiesta inviata dal SIM Carabinieri Marche per verificare l'applicazione della normativa regionale in materia di alloggi ERP riservati alle Forze dell'Ordine.
Non parliamo quindi di un tema lontano o teorico. Parliamo di uomini e donne che ogni giorno operano nella nostra comunità, che garantiscono sicurezza ai cittadini e che devono essere messi nelle condizioni di vivere stabilmente nel territorio che servono. Perché la loro presenza non è fatta solo di divise e turni di servizio, ma di persone, famiglie, relazioni e appartenenza.
Avere personale delle Forze dell'Ordine e le relative famiglie che vivono stabilmente sul territorio significa rafforzare il legame con la comunità, favorire la continuità del servizio e rendere ancora più forte la presenza dello Stato.
Nel corso dell'ultimo Consiglio comunale, l'assessore Franco Ferri ha parlato della volontà di destinare gli appartamenti realizzati in sostituzione delle SAE all'edilizia sociale. Ed è proprio questa prospettiva ad aprire una riflessione sul futuro di un patrimonio abitativo nato dall'emergenza post-sisma e che oggi la città è chiamata a destinare in modo consapevole. Se stiamo discutendo quale debba essere la funzione di questi alloggi, credo sia giusto affrontare il tema nella sua interezza. Una scelta legittima, che però non esaurisce il dibattito.
Se stiamo ragionando sul futuro del patrimonio abitativo pubblico, perché non affrontare anche il tema degli alloggi destinati a Carabinieri e Vigili del Fuoco? Sono proprio loro a garantire ogni giorno la sicurezza dei nostri quartieri, delle nostre famiglie e delle nostre attività. Non si tratta di togliere diritti a qualcuno per darli ad altri. Si tratta di programmare con intelligenza, tenendo insieme esigenze sociali diverse ma ugualmente importanti.
Tolentino ha affrontato anni difficili dopo il terremoto e oggi dispone di un patrimonio abitativo nato proprio dall'emergenza. È giusto chiedersi quale debba essere la sua funzione nel futuro della città. L'edilizia sociale è certamente una risposta necessaria. Ma anche la sicurezza lo è. Per questo sarebbe utile aprire un confronto serio, verificando come applicare al meglio gli strumenti previsti dalla normativa regionale e chiarendo quale sarà la destinazione di questo patrimonio abitativo.
Una città che riesce ad accogliere chi la protegge è una città che investe sul proprio futuro. Ma il tema degli alloggi apre anche una riflessione più ampia. Una città non torna a crescere semplicemente perché dispone di nuovi appartamenti. Una casa è una condizione necessaria per vivere, ma non è sufficiente per scegliere di restare.
Durante il Consiglio comunale l'assessore Franco Ferri ha parlato anche della perdita di residenti subita dalla città dopo il sisma e della possibilità che l'edilizia sociale possa contribuire a recuperare popolazione. È una riflessione che merita attenzione, ma i due temi non possono essere sovrapposti. L'edilizia sociale risponde a un bisogno abitativo; invertire il calo demografico richiede una strategia molto più ampia.
Per riportare persone a Tolentino servono lavoro, servizi, opportunità per i giovani, una città attrattiva e capace di costruire futuro. La casa è fondamentale, ma la casa, da sola, non ricostruisce una comunità. Proprio per questo sarebbe miope non interrogarsi su quale debba essere il futuro di questo patrimonio abitativo. Sarà destinato esclusivamente all'edilizia sociale o entrerà a far parte di una visione più ampia, capace di tenere conto anche di chi ogni giorno garantisce la sicurezza della nostra città?
Perché il rischio è quello di affrontare emergenze diverse con la stessa risposta. Una domanda, però, è inevitabile. Qual è la posizione del Comune di Tolentino? Il Comune ha già dato seguito alla richiesta del SIM Carabinieri Marche? E, soprattutto, qual è il suo orientamento rispetto all'applicazione della normativa regionale e al futuro degli alloggi pubblici e degli alloggi realizzati in sostituzione delle SAE?
Sono domande legittime, perché riguardano il futuro di un patrimonio nato dall'emergenza e il modello di città che vogliamo costruire. La sicurezza si misura dalle scelte che un'amministrazione ha il coraggio di fare. Perché una buona amministrazione non sceglie tra sicurezza e coesione sociale. Ha il dovere di costruire entrambe. Ed è proprio da queste scelte che si misura la capacità di immaginare il futuro di una città.
Flavia Giombetti

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