Tolentino perde uno dei protagonisti della propria storia imprenditoriale. Renzo Foglia, fondatore della Erreuno, è morto a 72 anni a causa di una malattia improvvisa, fondatore di un’attività che, nata nel 1997 con sei dipendenti, è arrivata a dare lavoro a circa 90 persone, affermandosi nella produzione di rivestimenti in pelle e nella pelletteria artigianale per importanti marchi della moda e del lusso. Ad ottobre era arrivato anche il riconoscimento cittadino: Foglia era stato scelto come Cittadino dell’anno 2025 nell’ambito del premio Ponte del diavolo. Una scelta che aveva valorizzato la sua capacità di fare impresa e di consolidare rapporti destinati a lasciare un segno nel tessuto economico e sociale del territorio. La sua avventura imprenditoriale era cominciata dopo una lunga esperienza da dipendente. Per oltre vent’anni aveva lavorato alla Nazzareno Gabrielli, azienda storica della pelletteria tolentinate. Proprio lì, trascorrendo circa metà di quel periodo nell’uf...
Il sodalizio marchigiano per l’Agroecologia: il Progetto ARCA ospite al convegno di Legambiente e CAP..SUS
Organizzato da Legambiente, nell’ambito del progetto CAP…SUS, The Common Agricultural Policy toward sustainability, si è svolto ieri, il 23 giugno, presso la sede del CSV Marche della Montagnola di Ancona il convegno per l’agroecologia, avente come tema la sostenibilità dell’agricoltura e dell’agroalimentare,dal campo alla tavola.
Bruno Garbini, Presidente di Arca Arl Benefit, con il Progetto ARCA, Agricoltura per la Rigenerazione Controllata dell’Ambiente, che mette al centro il ruolo dell’agricoltore quale custode e garante della salute collettiva, territoriale e ambientale in collaborazione con un fruitore dei cibi consapevole e partecipe della filiera agroalimentare, ha portato la sua testimonianza.
Tra gli altri interventi ci sono stati, oltre a Garbini e Massimo Fileni, quelli di Marco Ciarulli Presidente Legambiente Marche, di Angelo Gentili Responsabile agricoltura Legambiente e Mirco Carloni Vicepresidente Regione Marche.
Presenti anche i rappresentanti delle organizzazioni sindacali CIA e CAA Coldiretti, di Marche, dell’Università Politecnica delle Marche, dell’azienda Oro della Terra, di UnipolSai e Coordinatrice Progetto LIFE ADA.
Un tavolo di lavoro che dunque ha coinvolto le componenti agricole e produttive, associazionistiche e di categoria, universitarie di ricerca scientifica e politico istituzionali.
Minimo comun denominatore l’importanza delle recente legge sul biologico e della rappresentatività delle Marche in ambito agroecologico in quanto tra l’altro primo biodistretto in Europa, dunque una sede naturale per discutere di un’agricoltura che abbia come tema portante il nuovo e necessario rapporto tra tradizione, innovazione e tutela ambientale.
Tutti d’accordo nel tratteggiare uno scenario concreto e già in atto in merito all’impegno della componente politica regionale in questa direzione, al ruolo delle Università nella sperimentazione di modelli che quantifichino e certifichino un processo di economia circolare realmente sostenibile, al lavoro degli agricoltori e produttori e relative Associazioni di Categoria che vanno sostenuti e coinvolti nella filiera sino al mercato finale e non solo sino a quello delle commodities.
I vantaggi di una corretta gestione dell’agricoltura oggi coinvolge in modo olistico la componente socio economica, il lavoro dei giovani, la redditività e il valore a sistema, la produzione autonoma di energia, il presidio del territorio contro l’abbandono, l’armonia del rapporto uomo natura, la salute collettiva.
L’agricoltura marchigiana può fare molto per la qualità dell’ambiente e per qualità della vita di tutta la comunità e deve essere riconosciuta per questo ruolo che in passato funzionava,pensando al modello di economia circolare reale dell’ antica casa colonica mezzadrile che applicava le rotazioni colturali, tutelava la biodiversità, governava il territorio, garantiva la fertilità del suolo, combatteva l’erosione e la desertificazione, diversificava le produzioni, perpetrava le tradizioni e portava varietà e bellezza paesaggistica con i fossati, i boschetti, le siepi e i laghetti contro l’appiattimento della monocoltura.
Redazione - laScansionenet
Bruno Garbini, Presidente di Arca Arl Benefit, con il Progetto ARCA, Agricoltura per la Rigenerazione Controllata dell’Ambiente, che mette al centro il ruolo dell’agricoltore quale custode e garante della salute collettiva, territoriale e ambientale in collaborazione con un fruitore dei cibi consapevole e partecipe della filiera agroalimentare, ha portato la sua testimonianza.
Tra gli altri interventi ci sono stati, oltre a Garbini e Massimo Fileni, quelli di Marco Ciarulli Presidente Legambiente Marche, di Angelo Gentili Responsabile agricoltura Legambiente e Mirco Carloni Vicepresidente Regione Marche.
Presenti anche i rappresentanti delle organizzazioni sindacali CIA e CAA Coldiretti, di Marche, dell’Università Politecnica delle Marche, dell’azienda Oro della Terra, di UnipolSai e Coordinatrice Progetto LIFE ADA.
Un tavolo di lavoro che dunque ha coinvolto le componenti agricole e produttive, associazionistiche e di categoria, universitarie di ricerca scientifica e politico istituzionali.
Minimo comun denominatore l’importanza delle recente legge sul biologico e della rappresentatività delle Marche in ambito agroecologico in quanto tra l’altro primo biodistretto in Europa, dunque una sede naturale per discutere di un’agricoltura che abbia come tema portante il nuovo e necessario rapporto tra tradizione, innovazione e tutela ambientale.
Tutti d’accordo nel tratteggiare uno scenario concreto e già in atto in merito all’impegno della componente politica regionale in questa direzione, al ruolo delle Università nella sperimentazione di modelli che quantifichino e certifichino un processo di economia circolare realmente sostenibile, al lavoro degli agricoltori e produttori e relative Associazioni di Categoria che vanno sostenuti e coinvolti nella filiera sino al mercato finale e non solo sino a quello delle commodities.
I vantaggi di una corretta gestione dell’agricoltura oggi coinvolge in modo olistico la componente socio economica, il lavoro dei giovani, la redditività e il valore a sistema, la produzione autonoma di energia, il presidio del territorio contro l’abbandono, l’armonia del rapporto uomo natura, la salute collettiva.
L’agricoltura marchigiana può fare molto per la qualità dell’ambiente e per qualità della vita di tutta la comunità e deve essere riconosciuta per questo ruolo che in passato funzionava,pensando al modello di economia circolare reale dell’ antica casa colonica mezzadrile che applicava le rotazioni colturali, tutelava la biodiversità, governava il territorio, garantiva la fertilità del suolo, combatteva l’erosione e la desertificazione, diversificava le produzioni, perpetrava le tradizioni e portava varietà e bellezza paesaggistica con i fossati, i boschetti, le siepi e i laghetti contro l’appiattimento della monocoltura.
Redazione - laScansionenet


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