Il Duomo di san Catervo a Tolentino ieri
ha riaperto le porte tornando ad essere uno dei principali punti di riferimento
spirituali e culturali della città a 10 anni dal terremoto che ha colpito il
Centro Italia.
L’ingresso dei fedeli in chiesa è
avvenuto intorno alle 18, con il tradizionale taglio del nastro che ha dato
ufficialmente il via agli appuntamenti religiosi in programma. A seguire, il
vescovo di Macerata, mons. Nazzareno Marconi, ha presieduto la celebrazione
eucaristica, con il clero locale insieme al parroco don Gianni
Compagnucci.
Nel suo intervento, mons. Marconi ha
sottolineato l’importanza del ritorno alla piena fruibilità della chiesa,
custode di un patrimonio storico, artistico e religioso di grande valore: “Non
restituiamo alla città soltanto una chiesa, ma un luogo che custodisce secoli
di storia”, richiamando in particolare il celebre sarcofago di San Catervo,
preziosa testimonianza delle radici cristiane del territorio risalente al IV
secolo.
Inoltre mons. Marconi ha ricordato le
origini della chiesa attuale, la cui realizzazione fu avviata per volontà di san
Vincenzo Maria Strambi nel 1822, poco prima della sua partenza per Roma, dove
era stato chiamato da papa Pio VII.
Nel richiamare il contesto storico
segnato dalle campagne napoleoniche e dalle requisizioni dei beni
ecclesiastici, il Vescovo ha sottolineato il valore simbolico dell'opera voluta
da Strambi, interpretandola come un segno di riscatto della bellezza e della
pace dopo gli anni della guerra e delle spoliazioni: “La ricostruzione del
Duomo non è perciò soltanto un recupero materiale: è restituzione di bellezza,
memoria e futuro alle nostre comunità”.
Alla cerimonia è intervenuto anche il
commissario straordinario per la ricostruzione post sisma, il sen. Guido
Castelli, che ha rimarcato il valore del lavoro condiviso tra istituzioni, diocesi
e realtà coinvolte nel recupero dell'edificio: “La città ritrova uno dei luoghi
più profondamente legati alla propria storia, alla propria identità e alla vita
della comunità”, ricordando come le chiese rappresentino testimonianze
fondamentali della storia e della civiltà appenninica.
Quindi a 10 anni dal terremoto, la
riapertura di san Catervo assume un significato particolare perché testimonia
come la ricostruzione non riguardi soltanto gli edifici, ma anche la
ricomposizione dei legami sociali e delle identità territoriali ferite dal
sisma. L’intervento, finanziato con circa € 3.200.000.000, rientra nel più
ampio programma di recupero degli edifici di culto della Diocesi di Macerata,
che comprende 77 interventi per un valore complessivo superiore a 55 milioni di
euro.
Grande soddisfazione è stata espressa
dal sindaco di Tolentino, Mauro Sclavi, che ha evidenziato il significato della
riapertura proprio in concomitanza con le celebrazioni dedicate al patrono. La
città torna così a riappropriarsi di uno dei suoi luoghi simbolo, nel quale
fede, storia e tradizione si intrecciano da secoli. Sulla facciata del Duomo
campeggia l’antica epigrafe ‘Alme Tolentini Populum Defende Caterve’,
testimonianza della devozione della comunità verso san Catervo.
Particolarmente significativo è il
ritorno alla venerazione del sarcofago paleocristiano del IV secolo, nel quale
riposano San Catervo, la moglie Settimia Severina e il figlio Basso. Un reperto
di eccezionale valore storico e religioso, che richiama anche l'importanza
della famiglia nella tradizione cristiana.
Alla cerimonia hanno partecipato anche
la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio della Regione Marche, Silvia
Luconi, e il consigliere regionale Renzo Marinelli. L’intervento ha interessato
diversi aspetti del complesso monumentale. Tra le opere principali figurano il
restauro della Cappella del Sarcofago e il recupero delle superfici decorate
delle volte, valorizzate attraverso un nuovo impianto illuminotecnico progettato
da iGuzzini illuminazione in collaborazione con la Diocesi di Macerata e
finanziato, per questa parte, con il contributo della parrocchia di San
Catervo.
Sono stati inoltre rifunzionalizzati gli
storici lampadari a goccia, tradizionalmente accesi nelle principali solennità
religiose, tra cui Natale, Pasqua e la festa patronale. Tornano a essere
esposti alla venerazione dei fedeli anche il busto reliquiario del Santo e il
baldacchino processionale risalente al XVIII secolo. Il nuovo sistema di illuminazione
comprende 154 proiettori, mentre il recupero dei lampadari storici ha permesso
di ripristinare 281 lampadine destinate a illuminare il presbiterio e le
navate.
A illustrare i dettagli tecnici ed
economici dell'opera è stato don Giacomo Alimenti, direttore dell'Ufficio Sisma
della Diocesi di Macerata. I lavori, finanziati attraverso l'ordinanza
commissariale n. 105/2020 nell'ambito della ricostruzione post sisma del Centro
Italia, sono durati 25 mesi e si sono conclusi con 78 giorni di anticipo
rispetto alla scadenza contrattuale. L’importo complessivo è stato pari ad €
3.195.769,39, con un risparmio di € 4.230,61 rispetto al contributo concesso.

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