Dopo la pausa estiva riprendono oggi al
multiplex Giometti di Tolentino le proiezioni della rassegna cinematografica
‘La Decima Musa’ a cura del prof. Alberto Cingolani, organizzate da Unitre e
Cine Club che iniziano alle ore 21.15 con il film ‘Tony. Diario di un giovane
cuoco’, diretto da Matt Johnson, che racconta gli inizi della vita
professionale del celebre cuoco, scrittore e personalità televisiva Anthony
Bourdain, attingendo liberamente ad alcuni episodi narrati nel memoir ‘Kitchen
Confidential’: Tony è uno studente diciannovenne iscritto al Vassar College che
sogna di diventare uno scrittore e concorre per una borsa di studio che finanzi
lo sviluppo di un suo primo, ipotetico romanzo. E’ convinto di avere in tasca
quella borsa grazie alla sua parlantina, e ci tiene soprattutto a convincere
sua madre di non essere il cialtrone che lei crede. E’ anche innamorato di una
compagna di scuola, Nancy, e per farsi bello con lei le assicura di avere già
vinto quel riconoscimento.
Quando scopre che invece è andato ad un’altra
studentessa decide di partire per Provincetown, la cittadina balneare di Cape
Cod dove Nancy si è trasferita per l’estate, convinto di poterla conquistare. A
Provincetown Tony trova lavoro come lavapiatti presso un fast food di pesce
capitanato da Ciro, un individuo latino-americano bizzarro ma generoso, e
popolato da uno staff sui generis fra cui spicca Sal, tanto carismatico quanto
collerico e ingestibile.
L’intento del regista è di fare luce sui
primi passi di Bourdain nel mondo della cucina, forse l'unico frangente rimasto
in ombra della sua vita. Il regista si è detto attratto da rabbia, fame di
affermarsi, scarsa empatia, ecclettismo e sfrontatezza di un giovane tanto
magnetico quanto iroso e umbratile, nel momento in cui si ritrova diviso tra la
vocazione letteraria e la necessità di imparare l’arte culinaria: ‘Sono uno
scrittore. Ma ho detto che so come si cucina’, ribadisce a denti stretti.
La rassegna continua venerdì 13 novembre,
alle ore 21.15, con il film ‘Balcanica’ di Nicola Sorcinelli, che esordisce nella
regia di questa opera prima impegnata e militante su un tema sempre necessario
come i flussi migratori che ci circondano: la rotta balcanica è un itinerario
di migrazione che da est prevede la risalita attraverso i paesi slavi e
l'ingresso in Italia nei dintorni di Trieste. E’ il cammino che intraprendono
il direttore d’orchestra Nazar e suo figlio Jalil, che suona la tuba. I due
sono in fuga dall’Afghanistan, paese nel quale i talebani hanno bandito la
pratica e l'ascolto di ogni forma di musica, e sognano di arrivare in Italia
dove hanno già la possibilità di organizzare un concerto. Sul tratto finale del
loro percorso, le condizioni di salute precarie di Nazar gli faranno incontrare
Greta, dottoressa italiana che pattuglia il confine per offrire assistenza ai
migranti.
Venerdì 20 novembre, alle ore 21.15, è in
programma il film ‘Zustissia’, diretto da Francesco Piras, tratto dal libro di
Mauro Trogu e Beniamino Zuncheddu ‘Io sono innocente’: nel 1991 il ventisettenne
Beniamino Zuncheddu è arrestato con l’accusa di aver sparato a quattro persone,
uccidendone tre. La quarta vittima, unica sopravvissuta, identifica Zuncheddu
da una serie di fotografie, ed il giovane è condannato all’ergastolo, pur essendosi
dichiarato innocente ed avendo fornito un alibi confutato da più testimoni.
Inizia così un’odissea carceraria durata 33 anni, forse ‘il più lungo errore
giudiziario italiano’. Dal 2016 l’avvocato penalista Mauro Trogu lavorerà per
dimostrare l’innocenza di Zuncheddu passando attraverso infinite lungaggini
burocratiche, ed a poco a poco capirà che la vicenda del suo assistito si
colloca all’interno di un quadro più grande di corruzione e vendetta. Al centro
della vicenda ci sono le testimonianze, quelle non credute e quelle false
orchestrate da chi si trova ben più in alto di un pastore, perché ‘le pecore
bisogna tenerle d’occhio’. Il film è narrato con essenzialità e rigore, le due
armi che hanno reso possibile il riscatto di Zuncheddu.
La rassegna novembrina è conclusa, venerdì
27 novembre alle ore 21.15, dal film ‘L’hangar rosso’, diretto dal regista Juan Pablo
Sallato, che firma un ottimo thriller su un periodo storico ancora non
ampiamente esplorato come i terribili anni ‘70 in Cile: subito prima del colpo
di stato che avrebbe posto fine al governo cileno di Salvador Allende e
instaurato la dittatura di Pinochet, Jorge Silva è un capitano dell'aeronautica
di cui si ricorda in gioventù il valore come paracadutista, e che ora dirige un
centro di addestramento per cadetti alle porte di Santiago. La mattina dell'11
settembre 1973 riceve ordini dai suoi superiori di aprire le porte della base
militare e favorire la detenzione dei tanti prigionieri catturati durante il
golpe. Stretto tra le pressioni dall'alto, in particolare del colonnello Jahn
con il quale ha dei trascorsi, e il senso di responsabilità per le reclute che
lo guardano con ammirazione come il giovane sergente Hernández, Silva dovrà
fare i conti rapidamente con i propri imperativi morali.

Commenti
Posta un commento