Inchiesta ricostruzione, la minoranza chiede la modifica dell'ordine del giorno del Consiglio a Muccia
I gruppi di
minoranza in Consiglio regionale (Partito Democratico, Movimento 5 Stelle,
Alleanza Verdi Sinistra, Progetto Marche, Lista Ricci) hanno chiesto ufficialmente al Presidente
dell’Assemblea legislativa delle Marche, Gianluca Pasqui, di convocare
d'urgenza la Conferenza dei Capigruppo. L’obiettivo è modificare l’ordine del
giorno della seduta assembleare aperta dedicata al tema ‘A dieci anni dal
sisma: le istituzioni nei territori’, in programma a Muccia il prossimo 28
ottobre:
“Riteniamo
doveroso che l’ordine del giorno di questo consiglio straordinario, proprio per
la delicatezza dell'argomento, metta al primo punto le comunicazioni del
Presidente Francesco Acquaroli sull’inchiesta giudiziaria che interessa la
ricostruzione post-sisma, con relativo dibattito a seguire.
Sarebbe
davvero sorprendente e inaccettabile se, dopo lo tsunami che ha colpito la
Regione Marche nelle ultime 48 ore, il centrodestra pretendesse di discutere di
questi temi facendo finta di nulla e ignorando la gravità delle accuse di
corruzione e infiltrazione mafiosa che stanno emergendo dalle indagini della
Guardia di Finanza”.
Subito la
replica dell’europarlamentare di FdI, on. Carlo Ciccioli, in replica alle
esternazioni del centrosinistra: “La richiesta di dimissioni di Francesco
Acquaroli è l’ennesima dimostrazione del doppiopesismo della sinistra,
garantista con Matteo Ricci e giustizialista con chi non è neppure indagato. Voglio
ricordare che quando in campagna elettorale scorsa, uscirono le contestazioni
giudiziarie e personali a Ricci, Acquaroli non disse una parola contro Ricci,
rimettendosi al percorso della giustizia, tuttora in corso.
Il presidente
Acquaroli, da galantuomo e uomo delle istituzioni, appena ricevute voci su
possibili irregolarità ha chiesto verifiche e, senza esitazione ha richiesto,
al venir meno del rapporto fiduciario, le dimissioni del suo ex capo di gabinetto,
pur in assenza di riscontri.
Il suo nome è
estraneo ad ogni contestazione dell’inchiesta ‘Ricostruzione’ e il parallelismo
con la moglie di Cesare evocato da Mangialardi finisce per ritorcersi contro
chi lo ha proposto. Questa sete giustizialista, fondata sul nulla, finirà per
ricadere contro chi oggi la alimenta con tanta spregiudicatezza.
Chi invoca le
dimissioni di un Presidente estraneo all’inchiesta, mentre per il proprio
eurodeputato chiede garantismo e presunzione d’innocenza, non dà lezioni di
moralità, certifica soltanto la propria ipocrisia. Al contrario, ricordo a
Mangialardi che è in attesa di giudizio, come imputato, nel procedimento per
l’alluvione di Senigallia 2014”.

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